Gioco legale e responsabile

eSports

Da WoW al poker, si può? Luca Bertelli (Team QLASH): “Il decision making fa la differenza”

Luca Bertelli, giocatore professionista di Hearthstone del Team QLASH, riflette sulla tendenza di molti gamer a passare al gioco del poker. L’ultimo della lista è Lui Martins, ex giocatore di World of Warcraft e nuovo membro Partypoker Team Online.

Scritto da
07/02/2018 17:00

2.365


Che cos’hanno in comune Bertrand ‘ElkY’ Grospellier, David Williams e Dario Minieri? Se avete risposto “il poker”, avete sicuramente indovinato. Ma tutti e tre, e come loro una schiera nutritissima di professionisti delle due carte, hanno anche in comune un inizio di carriera particolare.

‘ElkY’ si è costruito un nome giocando a StarCraft II, mentre Williams e Minieri erano dei mostri con mazzi di carte più particolari e variegati rispetto a quelli usati nel Texas Hold’em, i mazzi di Magic: The Gathering.

È notizia recente che Lui Martins, ex giocatore di World of Warcraft, sia entrato a far parte del Partypoker Team Online, insieme con Renato Nomura e Day Kotoviezy. Il legame tra giochi, videogiochi, esport e poker si fa ancora più saldo.

A tal proposito, abbiamo fatto due chiacchiere con un gamer professionista, che oggi rappresenta il Team QLASH su Hearthstone, un gioco dalle meccaniche molto simili a quelle di Magic: il veronese Luca Bertelli, in arte ‘Bertels’.

 

Luca Bertelli World of Warcraft

Luca Bertelli (a sinistra, con gli occhiali) e i compagni del Team QLASH

 

Come e quando hai iniziato ad avvicinarti al mondo del gaming?

“Ho cominciato intorno ai 14-15 anni. Ho scelto World of Warcraft un po’ perché ci giocava un amico, e un po’ perché ai tempi tutti parlavano di WoW: non potevi sottrarti.

 Il gaming mi ha salvato dalla solitudine: avevo problemi di salute e spesso ero confinato in un letto, all’ospedale o o a casa. World of Warcraft è un MMO dove sei a contatto con le persone”.

Quali risultati hai raggiunto?

Sono riuscito ad arrivare alla top 30 mondiale. Da Wrath of the Lich King (una delle espansioni del gioco, ndr) mi sono unito a una gilda italiana, dopo aver sempre giocato in gilde straniere. Con loro siamo riusciti per la prima volta in Italia ad arrivare in top mondiale.

Io giocavo in modalità PvE, cioè Player versus Encounter. Le gilde erano formate inizialmente da 40 persone, poi da 25, poi 10 e oggi 20. Nei raid bisogna sconfiggere i boss di varie difficoltà e bisogna farlo il più velocemente possibile, prima delle altre gilde”.

Quali sono le caratteristiche necessarie per emergere in WoW?

“Per essere un top player serve molta dedizione. Con il passare del tempo il gioco diventa sempre più difficile. Occorrono riflessi e capacità di adattarsi a determinate situazioni. Nel PvE bisogna studiare i boss in tempo reale: anche se avevi una strategia generale, dovei saperla adattare in base alle circostanze.

Bisogna inoltre essere bravi a ottimizzare i movimenti, perché spostarsi significa non poter utilizzare le abilità per arrecare danno ai boss”.

Ci sono delle caratteristiche comuni tra un giocatore di WoW e un pokerista?

“Be’, se parliamo della dedizione credo che i top grinder online ne debbano avere tantissima. Come per WoW occorreva passare tante ore davanti allo schermo, così devono fare i professionisti del poker online.

Se poi parliamo della modalità PvP di World of Warcraft, cioè Player versus Player, lì servono riflessi ma soprattutto è il decision making che fa la differenza. Un po’ come quando ti ritrovi in heads-up: è un uno contro uno e devi capire cos’ha in mente il tuo avversario, per anticipare le sue mosse e sfruttare i suoi punti deboli. Se ne ha, ovvio!”

Tu cosa ne pensi? Lascia il tuo commento