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V1cious, il pioniere degli esport: “Orgoglioso del mio Dojo. E che belli gli anni del poker!”

Riccardo Zanocchio, in arte V1cious, è una figura di riferimento su Twitch Italia, ma per anni è stato un grinder di discreto successo. Tra i primi italiani ad alti livelli negli esport, oggi V1cious è tra gli streamer più influenti, soprattutto su Hearthstone.

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26/03/2019 12:00

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Campione degli esport quando nessuno conosceva neppure il termine in Italia, grinder di poker, streamer, content creator, influencer: in una sola parola, V1cious. O se preferite, Riccardo Zanocchio. Che poi è la stessa identica cosa, perché a differenza di tanti colleghi, nel suo caso non c’è differenza tra Creatore e creatura.

Riccardo Zanocchio è V1cious e V1cious è Riccardo Zanocchio. Un ragazzo che nel 2001 portava in alto i colori dell’Italia ai World Cyber Games, e che oggi con il suo canale Twitch è tra gli streamer più seguiti del nostro Paese. Hearthstone è il suo main game, ma sul suo canale non si gioca soltanto: si chiacchiera, ci si confronta, ci si aiuta.

Perché come tiene a sottolineare lui stesso, il suo Dojo – il nome della sua community – è una palestra di vita fondata sul rispetto reciproco e sulla condivisione.

E allora scopriamo meglio l’universo-V1cious…

 

v1cious

Riccardo ‘V1cious’ Zanocchio

 

Non possiamo non iniziare da quel 2001 e da quell’argento ai World Cyber Games. Che cosa vuol dire essere un pioniere degli esport in Italia?

In primis ci tengo a dire che per me è stato un grande onore rappresentare l’Italia. Vestire “l’azzurro” ha dato una marcia in più a tutto il gruppo, eravamo molto legati e c’era la volontà da parte dei ragazzi di dare il massimo.

Per me essere stato pioniere degli esport e mantenere la presenza sulla scena è importante per dare un senso di continuità al movimento. Sono anche molto contento del rispetto mostrato dai pro gamer più giovani nei confronti miei e di altri old schooler. C’è molto rispetto, un legame forte. I valori, quelli sani legati alla sportività e alla integrità morale vengono tramandati.

Si conosce poco di questo mondo ma vi assicuro che la competizione, tramite una piattaforma equa come il videogioco, tira fuori il meglio di sé, come in qualsiasi altro sport.

Sono passati 18 anni, eppure se nel mondo gli esport sono cresciuti fino ad esplodere, qui da noi sono ancora una nicchia. Perché, secondo te?

Sicuramente uno dei motivi principali è il modo in cui viene percepito il videogioco in Italia.  Questa percezione errata è in larga parte figlia degli anni 80 e 90. I nostri genitori hanno identificato il videogioco con la sala giochi, un luogo in cui si spendevano tanti soldi su piattaforma disegnate per tenere il giocatore il minor tempo possibile sul cabinato in modo tale da produrre più denaro.

Di conseguenza spesso il videogioco è stato identificato come un “giochino” mangia soldi. Oggi la situazione è completamente diversa, ma ovviamente una parte della popolazione è rimasta legata a questa visione arcaica.

La soluzione, o parte di essa, è sicuramente legata alla comunicazione e all’educazione del pubblico riguardo a questo nuovo mercato, che è molto florido fuori dai nostri confini.

Da giocatore competitivo sei diventato col tempo un intrattenitore, un influencer, sviluppando uno dei canali Twitch più seguiti in Italia, punto di riferimento soprattutto per Hearthstone. Senti il peso della responsabilità di poter influenzare chi ti segue?

Ti ringrazio, devo dire che sicuramente sento molto la responsabilità verso il pubblico che mi segue.
Purtroppo in questo mercato molto spesso si sacrifica qualcosa dal punto di vista etico e morale per raggiungere il successo più velocemente possibile e per far crescere la nostra reach a dismisura.

Io questo non lo faccio mai, mi sembra di dare un brutto esempio ai ragazzi che mi seguono e non è in linea con l’educazione che ho ricevuto da ragazzo. Per me non conta solo vincere, ma conta anche come vinciamo. La reach a tutti i costi porta a produrre contenuti privi di sostanza, volgari ma facilmente fruibili da tutti – un po’ come si vede in televisione da molto tempo a questa parte.

Nel nostro canale non è così: il rispetto delle regole e del prossimo sono alla base della community. Se non si rispetta il prossimo non potremo rispettare noi stessi. Senza regole non esiste community.

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Chi non conosce Twitch non sa quanto lavoro ci sia dietro ad un canale di successo. Puoi spiegare ai nostri lettori che tipo di lavoro svolgete (tu e i tuoi collaboratori) “dietro le quinte”?

Ad oggi i canali più seguiti hanno diverse persone nel loro staff. I task sono differenti: dalla creazione di contenuti/live evento allo sviluppo dell’aspetto grafico legato al brand, fino alla gestione degli sponsor e dell’aspetto commerciale.

Per quanto riguarda il Dojo, siamo solamente in due a lavorarci in modo diretto: io e “Fabione “che ringrazio. Lui mi aiuta sulle grafiche come per esempio le thumbnail (le immagini di anteprima) per i video youtube e non solo. Fabio è un amico su cui posso sempre contare.

Il lavoro è molto, dalla preparazione dei video da caricare appunto su Youtube alla gestione della community stessa che vive principalmente sul gruppo Telegram, alla preparazione della live. Un ecosistema delicato in continua evoluzione. Saper far andare d’accordo più di 500 persone non è semplice e richiede molto buon senso e forza di volontà.

Poi c’è tutto l’aspetto tecnico legato all’hardware, impostazioni video, videocamere e microfoni che ti risparmio ma anche quello richiede una preparazione adeguata e il supporto da parte di professionisti del settore.

In un articolo del Corriere della Sera, datato 16 dicembre 2001, parlando di quell’argento, ti definiscono “l’irrequieto Vicious”. Quanto c’è di Riccardo Zanocchio in Vicious e quanto invece di Vicious in Riccardo Zanocchio?

Riccardo Zanocchio è V1ci0us. La persona che va online ogni giorno sono io. Nessun mimic, nessun personaggio, solo la mia persona mostrata senza paure. Meglio essere seguito da persone che mi capiscono e apprezzano per quello che realmente sono piuttosto che mettere su una maschera per denaro.

Il Dojo non è stato creato per far liquidità. Il denaro non viene prima di tutto. In una società che tende a deumanizzare l’individuo, io e i ragazzi cerchiamo di applicare il processo inverso, cerchiamo di sensibilizzare il prossimo.

Chi ti segue non ha potuto non notare un evoluzione non solo del tuo canale, ma anche tua personale. Sei sempre molto schietto e diretto e non hai paura di dire ciò che pensi, ma hai limato qualche eccesso, qualche spigolo. È una scelta precisa la tua?

Sì, è stata una scelta precisa. Dopo aver partecipato a diverse fiere e aver incontrato i ragazzi dal vivo, mi sono reso conto che non potevo rivolgermi al pubblico come se fossero degli adulti. La maggior parte sono ancora adolescenti.

Ho abbassato un poco i toni, tagliando le volgarità eccessive e spostato il focus su un altro aspetto. Per me è importante supportare e spronare i ragazzi ad avere fiducia in loro stessi, insegnare loro a prendersi responsabilità, mostrare loro i miei valori e cosa reputo giusto e sbagliato.

Oggi i ragazzi hanno pochi esempi positivi da seguire, purtroppo quando si mette al centro del sistema sociale il capitale e non l’uomo le conseguenze non possono che essere disastrose. Penso sia mia responsabilità in quanto influencer prendermi carico di queste problematiche e suggerire una strada fatta di valori come empatia, onestà intellettuale e rispetto.

 

V1cious e Luca Pagano

Riccardo accanto a Luca Pagano, co-founder del Team QLASH

 

Passiamo al poker. Quando hai scoperto il Texas Hold’em e come ti ci sei avvicinato?

Ho scoperto il Texas Hold’em mentre ero ad allenarmi a Portland per la Cyber Professional League nel 2005, l’anno della fantastica run di Joe Hachem al Main Event delle WSOP. Da li ho iniziato a guardare tornei e diversi eventi legati al mondo del poker come il Poker After Dark.

Per quanto tempo hai giocato e quali erano le tue varianti preferite?

Ho giocato seriamente dal 2006 al 2013 raggiungendo un buon livello, chiudendo il Supernova per due anni su PokerStars.it e vincendo diverse classifiche su Sisal.

La mia variante preferita è sicuramente il cash game a 100BB full ring. Meno frenetico dello short handed e quindi più facile da massare. Devi vedermi come l’operaio del poker, un normale grinder che ogni giorno si sedeva a giocare sui tavoli.

Ho giocato anche Omaha short handed e, prima dell’avvento del cash game in Italia, sit’n’go da 9 a 27, che per un periodo han veramente giocato tutti i grinder del nostro paese. Ho studiato molto, su portali come Duecescracked, Cardrunners e non solo. Leggevo molti libri, facevo quiz sul Wizard e lavoravo sia su Holdem Manager che Poker Tracker, strumenti fondamentali per la crescita di un giocatore. Erano bei tempi!

Hai mai pensato di fare del poker una carriera a livello professionistico? Quando e come mai hai smesso di giocare?

Onestamente non l’ho mai pensato.  Non ho mai avuto la possibilità di far crescere il mio bankroll.
Dopo essere andato via di casa, il poker per anni è stato il mio strumento di sostentamento e di conseguenza a fine mese i soldi dovevano uscire dal mio account per coprire le spese. Questo non mi ha mai permesso di scalare i livelli.

Secondo te, esiste un futuro per il poker su Twitch in Italia?

Questo è un argomento molto delicato. Esiste un futuro su Twitch Italia per gli eventi live, magari passati in diretta su un canale Twitch di riferimento, questo indubbiamente.

Portare grinder su Twitch Italia non penso sia la soluzione corretta per l’utenza, anche se potrebbe sicuramente dare visibilità al mercato del poker. Portare il poker su Twitch Italia sarebbe di conseguenza esclusivamente una questione d’interessi.

Le persone devono capire che il giocatore di poker fa un mestiere molto complicato, un mestiere VERO e per questo merita il rispetto che viene dato a qualsiasi altro lavoratore. Molti ragazzi si approccerebbero al poker nel modo sbagliato, vendendolo come una scorciatoia verso il denaro: nulla di più falso.

Ho fatto molti mestieri in vita mia e posso assicurarti che il più complicato è stato proprio il giocare a poker.
Anche il termine “giocare” a poker non mi piace, penso sia più corretto e rispettoso verso tutti i grinder d’Italia “lavoratore di poker”. Accostare sempre il poker al gioco non educa il pubblico a percepirlo come una vera e propria mansione.

Vi assicuro che è un lavoro a tutti gli effetti che richiede una preparazione adeguata e uno studio che dura per sempre. D’altra parte come dice il detto? Ci vogliono cinque minuti per imparare il poker,  ma una vita per padroneggiarlo.

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