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Phil Galfond e Doyle Brunson scatenati nel cash game high stakes di Las Vegas

Scritto da
28/06/2016 18:30

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Un giocatore professionista di poker che si trova a Las Vegas durante le WSOP quasi certamente si concentra sulla caccia al braccialetto nei tornei della series più importante al mondo. In realtà negli ultimi giorni sta venendo fuori da più parti l’indiscrezione secondo la quale molti top player di fama internazionale siano a Sin City solo per prendere parte alle partite nosebleed del Bellagio e dell’Aria Casino.

C’è ovviamente il massimo riserbo su ciò che avviene nella Bobby’s Room e nella Ivey’s Room ma al giorno d’oggi, grazie ai social network, qualcosa spunta sempre fuori tra Twitter, Facebook e più recentemente Snapchat. A sorpresa non è stato un giovane professionista a mostrare qualche retroscena ma una vecchia volpe come Doyle Brunson, che su Twitter ha postato due immagini molto eloquenti sull’action di questi giorni ai tavoli del Bellagio, l’unica poker room dove gioca al giorno d’oggi.

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Nella prima è ritratto uno stack di oltre 300.000$, che Doyle ha commentato in questo modo: “Questo è ciò che si perdono i giocatori di tornei“. Quasi certamente si tratta del suo, mentre nella seconda immagine lo stack appartiene a un avversario e, seppur non sia ben visibile, dovrebbe essere ben superiore ai 200.000$: “Perché queste chips non possono essere mie? Sono geloso”, ha scritto ironicamente il Padrino del poker.

Con questi due tweet Brunson fa capire che i veri soldi in questi giorni stanno girando nel cash game high stakes, con piatti ben superiori ai primi premi dei tornei WSOP. A confermarlo è anche Phil Galfond, che in una fugace intervista a Pokernews.com ha giustificato la sua assenza ai tavoli del Rio Casino spiegando che l’action nel cash game è semplicemente irresistibile.

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Phil Galfond

“Mi piace giocare i tornei, ma ci sono state davvero troppe partite di cash game in giro”, ha dichiarato “MrSweets28”. Nel suo caso non si parla della poker room del Bellagio ma di quella dell’Aria Casino, la Ivey’s Room gestita da Jean-Robert Bellande. Come per la Bobby’s Room, anche qui il gioco che va per la maggiore non è il No-Limit Hold’em ma i Mixed Games, in particolare l’8-Game che mette d’accordo tutti perché prevede varianti popolari come il PLO  e il NLH e altre più tecniche come i Draw games e quelli High/Low.

Galfond ha svelato un retroscena: in queste partite non sono previste varianti limit e anche lo Stud e il PLO8 si giocano senza limiti di puntata oppure in formato pot-limit. Il tutto, ovviamente, per favorire l’action e rendere più divertente la partita per i giocatori amatoriali.

Phil spiega che prendere parte a queste partite ha un impatto molto forte anche sull’approccio ai tornei delle WSOP ed è questo il motivo per cui lui e altri suoi colleghi high stakes propongono continuamente prop bet: “Mi preoccupa il fatto che dopo aver giocato una sessione grossa al cash game mi possa presentare a un torneo delle WSOP senza motivazione e concentrazione. Per essere certo di mantenere alto il focus faccio prop bet, non per motivarmi a giocare ma per motivarmi a giocare bene“.

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In ogni caso, vista l’action continua e interessante al cash game, Galfond non ha intenzione di partecipare a molti eventi: “Giocherò il 25.000$ di PLO e il 50.000$ Poker Player’s Championship. Poi, forse, il One Drop e il Main Event“. Il professionista statunitense ha però aggiunto di non essere sicuro di niente: se i tavoli nosebleed dovessero chiamare, magari in seguito all’arrivo in città di Dan Bilzerian (ora in “vacanza” in Italia), allora anche tornei prestigiosi come questi dovrebbero aspettare…