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AGCOM: Decreto Dignità in “distonia rispetto ai principi europei”

La segnalazione di ben 31 pagine a firma di AGCOM (organo di vigilanza per il ban della pubblicità) al Governo sulle criticità dell'applicazione del Decreto Dignità e sulla sua "distonia rispetto ai principi europei", in particolare riguardo al "principio di proporzionalità".

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24/07/2019 20:32

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L’Autorità per le Garazie nelle Comunicazioni (AGCOM), chiamata a vigilare ed applicare il ban della pubblicità, riserva delle forti perplessità (punto su punto) nell’applicazione del famoso decreto Dignità, in particolare definisce l’attuale normativa in “distonia rispetto ai principi europei” in particolare a “quello di proporzionalità”, richiamato dalla Corte di Giustizia Europea e in una direttiva Europea. Lo sottolinea proprio AGCOM in 31 pagine nelle quali emergono parecchie criticità da ogni punto di vista. Un ammonimento che pone forti interrogativi sull’applicazione dell’attuale normativa e della compatibilità della stessa con i principi europei.

D’altronde c’è solo un’alternativa: o si abolisce il gioco d’azzardo in toto, o non può essere introdotto un divieto assoluto di pubblicità di un settore legale. Nel caso contrario vi è una chiara violazione della Costituzione Italiana (articolo 41) e della Normativa europea, in particolare i principi di libertà di stabilimento e di servizi. Ma AGCOM solleva anche altre problematiche di varia natura applicativa.

Qui puoi leggere in forma integrale la Segnalazione al Governo

In questo Articolo:

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LA RATIO DELL’ATTO DI AGCOM

L’autorità ha pubblicato una “Segnalazione al Governo” in data odierna (24 luglio 2019):

“La presente segnalazione ha lo scopo di rappresentare al Governo alcune criticità interpretative e le problematiche applicative rilevate con riferimento alla disciplina introdotta dall’articolo 9 del decreto-legge 12 luglio 2018, n. 87, recante “Disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese”, convertito con modificazioni dalla legge 9 agosto 2018, n. 96, in materia di pubblicità del gioco a pagamento, anche alla luce degli esiti del processo di consultazione avviato dall’Autorità per una più efficace applicazione della norma”.

LA NORMATIVA EUROPEA E LE FORTI PERPLESSITA’ DELL’AUTORITA’

Agcom nella sua segnalazione ricorda il quadro normativo europeo (che vi invito a leggere nel documento). In particolare l’Autorità ricorda che non vi è alcun tipo di normativa europea che richiama un divieto assoluto come in Italia, bensì esiste la raccomandazione da parte del Parlamento e della Commissione che va in una direzione opposta per tutta una serie di ragioni.

AGCOM in un passaggio fa notare:

Il quadro europeo di riferimento va completato con il richiamo ai principi di proporzionalità e non discriminazione che regolano anche il settore in esame. Risulta decisiva al riguardo la Direttiva (UE) 2018/1808 del Parlamento europeo e del Consiglio del 14 novembre 2018, relativa ai servizi di media audiovisivi, nel cui decimo Considerando si afferma espressamente: “Conformemente alla giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea («Corte»), è possibile limitare la libera prestazione dei servizi sancita dal trattato per motivi imperativi di interesse pubblico generale, ad esempio il conseguimento di un elevato livello di tutela dei consumatori, a condizione che le limitazioni in questione siano giustificate, proporzionate e necessarie.

Di conseguenza, uno Stato membro dovrebbe poter adottare talune misure al fine di garantire il rispetto delle proprie norme in materia di tutela dei consumatori che non rientrano nei settori coordinati dalla direttiva 2010/13/UE. Le misure adottate da uno Stato membro per attuare il proprio regime nazionale in materia di tutela dei consumatori, anche per quanto concerne la pubblicità del gioco d’azzardo, dovrebbero essere giustificate, proporzionate all’obiettivo perseguito e necessarie ai sensi della giurisprudenza della Corte”.

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Tale considerazione offre importanti spunti di riflessione in quanto, oltre a richiamare il principio di proporzionalità anche con riferimento alle misure a tutela del consumatore, nell’affrontare la tematica del gioco d’azzardo, si occupa in primis della libertà di prestazione dei servizi sancita nel Trattato.

“NELLA DIRETTIVA EUROPEA, IL GIOCO D’AZZARDO NON ASSIMILATO A SETTORI DI MAGGIORE RISCHIOSITA’ “

Agcom fa notare che nella direttiva europea, “il gioco d’azzardo non venga assimilato ai settori connotati da maggiore rischiosità per la salute”. Il Governo italiano invece ha fatto il contrario. Le televisioni sono ora tempestate di spot sulla promozione dell’alcool. Nessuno è intervenuto nonostante tutte le conseguenze negative che stanno creando nella società queste dipendenze.

Ecco cosa scrive AGCOM: “È significativo inoltre che il settore della comunicazione promozionale concernente il gioco a pagamento, dal punto di vista della tutela del consumatore, nella Direttiva citata, non venga assimilato ai settori connotati da maggiore rischiosità per la salute (tabacco, bevande alcoliche, prodotti alimentari o bevande che contengono sostanze nutritive e sostanze con effetto nutrizionale o fisiologico potenzialmente nocivo quali grassi zucchero sodio o sale). Sul punto è utile un richiamo al Considerando n. 30, infatti, ove si afferma che: “È importante tutelare efficacemente i minori dall’esposizione a comunicazioni commerciali audiovisive connesse al gioco d’azzardo. In tale contesto, a livello unionale e nazionale, esistono vari regimi di autoregolazione e di co-regolamentazione intesi a promuovere il gioco d’azzardo responsabile, anche nelle comunicazioni commerciali audiovisive”.

Risulta quindi confermata, anche nella legislazione più recente, la scelta europea di non vietare qualsiasi forma di comunicazione commerciale concernente il gioco a pagamento, ma solo quelle che risultino aggressive per i soggetti vulnerabili, e la preferenza per un regime normativo duttile e flessibile – autoregolamentazione e coregolamentazione – che sappia realizzare il più equilibrato contemperamento degli interessi in gioco (libera prestazione di servizi e tutela della libertà di impresa da un lato
e tutela del consumatore/giocatore dall’altro)”.

LEGISLAZIONE NAZIONALE

Per quanto riguarda la legislazione nazionale, AGCOM, nel documento, ripercorre tutte le varie fasi: dal Decreto Balduzzi, alla Legge di Stabilità del 2016 fino ad arrivare al Decreto Dignità.

Viene ribadito che “La competenza a contestare e irrogare le sanzioni per la violazione di tali prescrizioni è attribuita all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, che vi provvede ai sensi della legge 24 novembre 1981 n. 689”.

L’entrata in vigore del decreto ha posto sin da subito alcune problematiche interpretative, in ragione dell’insufficiente coordinamento con la previgente disciplina nazionale in materia e della distonia rispetto ai principi europei, con particolare riferimento a quello di proporzionalità. Per altro verso l’amplissima estensione del divieto e l’utilizzo di nozioni non conosciute dalla normativa di settore ha reso indispensabile un’attenta ermeneutica dell’articolo 9, alla luce della disciplina generale in materia di pubblicità e comunicazioni commerciali, nonché di quella specifica del settore del gioco a pagamento”.

Di seguito l’Autorità elenca tutta una serie di criticità contenute nel documento che vi invitiamo a leggere.

In aggiornamento – continua – Seguiteci

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