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Caso Postle, 24 giocatori dello Stone Live fanno causa: chiedono $10 milioni e spunta un presunto “complice”

La vicenda di Mike Postle finisce in tribunale. Presentata la domanda di risarcimento danni. Le accuse di Veronica Brill (nella foto) e dei giocatori che si ritengono vittime della presunta truffa.

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09/10/2019 09:45

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Il poker americano è sempre più scosso dal caso che riguarda il giocatore Mike Postle, accusato da più di un giocatore che ha partecipato agli streaming dello Stone Live, nel casinò di Sacramento, Stones Gambling Hall. Dalle supposizioni e accuse sui social (senza prove) si è passati all’azione legale, promuovendo una causa di risarcimento danni in sede civile.

Prima però di una condanna è bene chiarire che Mike Postle si è dichiarato innocente, si è difeso nel podcast di Mike Matusow (abbiamo riportato la sua versione) e fino a prova contraria è innocente. Saranno i giudici a stabilire il suo eventuale coinvolgimento in una vicenda che fa solo male al poker.

Ma riportiamo anche la versione dei fatti dei querelanti contenuta nella domanda giudiziale (anche se la maggior parte delle accuse contenute nella denuncia sono visibili anche su Twitter).

Veronica Brill: la giocatrice canadese è la grande accusatrice di Mike Postle (photo courtesy of PokerNews – Jayne Furman)

I 24 querelanti: i players che hanno perso

A promuovere l’azione giudiziaria sono stati 24 regular dello streaming ospitato nella sala da gioco californiana, ma di prove ancora non si parla.

La notizia si è diffusa nel pomeriggio negli States: è stato reso noto un documento giudiziario da parte dell’Avvocato Mac VerStandig, consulente legale dei 24 querelanti.

Nel documento si legge: “questo caso rappresenta il più grosso scandalo ed imbroglio conosciuto nella storia del broadcast del gioco del poker”.

Tra i promotori c’è anche la grande accusatrice: la giocatrice Veronica Brill che si era scagliata su Twitter per prima contro Mike Postle. Presenti nella lista anche Jeff “Boski” Sluzinski e Jaman Burton.

Nel caso venisse riconosciuta la potenziale truffa (ma non sarà assolutamente facile dinanzi ad un giudice senza una prova schiacciante), Stones Gambling Hall e Mike Postle dovranno risarcire 10 milioni di dollari che verrebbero ripartiti in base al “minutaggio”, ovvero alla “presenza (conteggiata in minuti) dei giocatori ai tavoli ripresi dalle telecamere dello Stone Live Poker dall’1 gennaio 2019 ad oggi”

Non esistono prove evidenti. Tutto rimane sul filo del rasoio: i ricorrenti dovranno provare che ci sono più del 50% di probabilità che le accuse siano vere.

 

La tesi dell’accusa: la presenza di più complici

La strategia dei giocatori è quella che vi sia uno o più complici che passavano le informazioni necessarie a Postle (come è ancora tutto da chiarire). Il complice sarebbe stato identificato – dal punto di vista degli accusatori – nello staff che gestiva lo streaming all’interno della sala da gioco o comunque una persona che aveva accesso alla regia (secondo l’accusa era facile entrare).

“Siamo orgogliosi di essere i loro consulenti e non vediamo l’ora di proseguire la questione in tribunale”, ha scritto VerStandig.

Il documento legale espone i fatti e le speculazioni che già sono state condivise su Twitter. Per i giocatori “Postle ha imbrogliato ed ha usato dispositivi elettronici per farlo, ha vinto centinaia di migliaia di dollari dai giocatori presenti ed ha ricevuto un aiuto da uno o più complici”.

Come è possibile però che in 68 dirette non sia mai stato rinvenuto un dispositivo elettronico sospetto ai tavoli? Un incidente di percorso?

 

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L’analisi delle 68 sessioni e spunta il presunto complice “John Doe 1”

Verranno analizzate 68 sessioni: dal luglio 2018 al 21 settembre 2019. Uno dei complici sembra già essere stato identificato e nell’atto di citazione è indicato con il nome in codice di “John Doe 1“.

Esistono alcune sessioni dello Stone Live Poker nelle quali il Signor Postle non ha vinto soldi e non ha giocato in maniera ottimale e per i querelanti non è una casualità: “quelle sessioni erano correlate con l’assenza di John Doe 1“. Gli stessi querelanti puntano il dito su un altro aspetto molto sospetto (può essere un indizio ma non una prova): “il Signor Postle raramente giocava quando era assente l’altro complice sospettato John Doe 1“.

Coincidenze o prove?

Secondo l’avvocato è lui “la persona che ha trasmesso al Signor Postle le informazioni relative alle carte coperte degli altri giocatori durante le partite dello Stones Live Poker”.

Vi è un altro sospettato (pubblichiamo però solo le iniziali) T.S. il cui nome è già venuto fuori sui forum.

Il TD Kuraitis nel mirino dei players

Diverse le accuse nei confronti di Justin Kuraitis,direttore e poker manager dello Stones tournament director della partita. A volte commentava anche lo streaming. In modo inevitabile anche lui è finito nelle polemiche delle scorse settimane, ma secondo gli accusatori non sarebbe coinvolto nella truffa. Tuttavia a suo carico vi sarebbero accuse di negligenza e potenziale frode.

La prima accusa deriva dal fatto che non avrebbe sorvegliato in modo adeguato e corretto l’action, non preservando l’integrità del gioco, mentre la seconda accusa (più grave) deriva dal fatto che i players sostengono che “avrebbe assicurato gli stessi giocatori che erano già state svolte indagini approfondite”. Vero? Lo stabilirà il giudice.

 

Casinò accusato di negligenza, calunnia e frode “per aver coperto lo scandalo”

Il casinò è stato accusato di negligenza, frode e calunnia (quest’ultima accusa derivante da un tweet del 29 settembre nel quale la sala da gioco californiana ha dichiarato che “le prove contro Postle erano state costruite” ad arte). In questo caso il casinò rischia grosso, soprattutto in termini di credibilità. Per la potenziale calunnia subita, Veronica Brill, avrebbe chiesto ulteriori $1.000.

Per l’avvocato il tweet dimostra “gli sforzi di Stone per coprire la presunta attività criminale”.

Mike Postle: ancora nessuna prova fornita a suo carico

“La mancanza di sicurezza nello streaming”

Ma tra le accuse più gravi contro lo Stones c’è “la mancanza di sicurezza” che non sarebbe stata garantita “durante il livestram”.

Per gli avvocati l’apparato di sicurezza e gli standard dello streaming sarebbero stati notevolmente inferiori rispetto ad altre partite giocate in streaming come il “Live at Bike” (individuato come un prodotto adeguatamente protetto).

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Prove non ce ne sono al momento: solo indizi

Sempre secondo le accuse: Stone non avrebbe messo in sicurezza ed isolato la stanza nella quale erano disponibili le informazioni sulle carte, consentendo l’accesso a numerose persone. Inoltre, all’interno della room (sala immagini), il personale poteva essere in possesso di telefoni cellulari.

Ma tutte queste accuse ed indizi saranno sufficienti? Non sembrano, al momento, così forti dal punto di vista legale-giudiziale. Qualche indizio e teorema ma nulla di più. I giocatori confidano che in sede giudiziale però vi sia un’evoluzione dell’indagine.

 

Perché l’azione civile

Perché è stata scelta la strada dell’azione civile e non è stata presentata un’istanza al Dipartimento di Giustizia?

Perché in sede civile vi deve essere solo una “preponderanza delle prove“. Vi deve essere, come detto, una probabilità superiore al 50% che le accuse siano vere. E’ un iter giudiziale, naturalmente, più “sommario” rispetto a quello penale.

Nel documento inoltre si ironizza sulle “capacità mistiche apparenti di Postle“. Nonostante le vincite notevoli, i players trovano strano che non abbia mai giocato a livelli più alti o partite differenti (ma anche questa cosa è opinabile, molti giocatori prendono parte solo alle partite che ritengono più profittevoli).

Sarà sufficiente davanti al giudice? Questa azione giudiziaria potrebbe rivelarsi un boomerang. Seguiteci, rimanete sintonizzati su Assopoker, alla prossima puntata!

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