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Chris Moneymaker, il primo ambasciatore del poker: “Il ruolo è cambiato, largo agli streamer”

Dopo 17 anni, Chris Moneymaker non è più ambasciatore di PokerStars: per sua stessa ammissione, oggi le compagnie hanno bisogno d’altro. In una lunga riflessione, l’ex campione del mondo ha ricordato i primi anni con la patch addosso, analizzando l’evoluzione del sistema-poker.

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19/01/2021 12:00

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Il 2021 è cominciato con una notizia che in pochi si aspettavano, l’addio a PokerStars del simbolo dell’esplosione del poker nel mondo, Chris Moneymaker. Un divorzio consensuale, come confermato dall’ex campione del mondo, desideroso di passare più tempo con la famiglia.

A meno di un mese dall’annuncio, il professional poker player americano è tornato sull’argomento, rivivendo in una lunga intervista i suoi 17 anni da ambasciatore.

 

Chris Moneymaker

Chris Moneymaker

 

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Essere ambasciatore a inizio millennio

“Quando ho firmato, non esisteva il concetto di ambasciatore”, ha ricordato Chris Moneymaker. Tom McEvoy era l’unico che avesse un deal, ma francamente non ho idea di quale fosse il suo ruolo”.

Buttato nella mischia, per così dire, dopo l’inatteso successo al Main Event WSOP 2003, Moneymaker non fece molta fatica ad adattarsi. Anche perché nel primo anno non feci praticamente niente. C’erano forse tre o quattro tornei, poche show in tv. In pratica mi pagavano per non fare niente, solo vestire una patch. Peccato che non ci fossero occasioni per vestirla”.

Col tempo, però, le cose cambiarono: “Negli anni hanno cominciato a spuntare un sacco di tornei e show in tv, qualsiasi cosa. All’epoca, essere ambasciatore significava essenzialmente vestire la patch, rappresentare il sito, fare interviste e giocare. Tutte cose che avrei fatto comunque, perciò per me non era proprio come lavorare: dovevo semplicemente essere me stesso.

Ecco il boom

L’eco del suo successo si propagò in tutto il mondo, dando vita al famigerato boom del poker. “All’inizio tra gli ambasciatori c’eravamo solo io, Joe Hachem e Greg Raymer. Improvvisamente siamo arrivati a quasi 100. Era un andirivieni di persone, a volte non facevo neppure in tempo a conoscerle”, ricorda Moneymaker.

Secondo Chris, fu lo stesso fondatore di PokerStars, Isai Scheinberg, a insistere molto sul concetto di poker ambassador. Una linea poi seguita da tutte le altre principali poker room online, da Full Tilt ad Ultimate Bet.

“Non facevo in tempo a svegliarmi, che spuntava un nuovo pro”.

Tutto cambia

Dopo quasi dieci anni a tutta birra, il Black Friday ribalta il tavolo: gli show tv spariscono, le poker room online vivono un momento di smarrimento e anche i tornei live risentono di un calo sensibile di presenze. Agli operatori, non basta più piazzare una patch sulla t-shirt di un pro player, per attirare nuovi clienti.

“Oggi il ruolo dell’ambasciatore non è più lo stesso”, ammette Chris Moneymaker. Io sono un po’ un unicorno, perché non streammmo, ma per essere un ambasciatore oggi devi essere uno streamer o fare cose del genere, perché non ci sono abbastanza opportunità di essere in tv,

Il vero modo per ottenere un ruolo di ambassador è diventare un qualche tipo di srtreamer, o essere una personalità che può attirare gente fuori dal poker.

Chris Moneymaker, tra passato e futuro

Essere un ambasciatore non ha mai pesato al pro americano, a cui piaceva “incontrare persone, giocarci insieme. Se PokerStars mi chiedeva di fare qualcosa, dicevo sempre di sì. Ma onestamente non ho mai pensato che mi facessero chissà quali richieste”.

E adesso cosa farà Chris Moneymaker?

“PokerStars è un’ottima compagnia, sono stato molto felice con loro. Lo sono ancora. È stata una scelta reciproca. Pensavo che saremmo andati avanti insieme altri dieci anni, ma poi è successo il Coronavirus e dal mio punto di vista tutto è cambiato”.

A 45 anni, Chris non ha nessuna intenzione di appendere le carte al chiodo. Anzi, pare sia già pronto ad una nuova avventura: “Ho ricevuto tante telefonate e ho risposto ad alcune, perciò sì: presto mi vedrete di nuovo in pista”.