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Come eravamo: i tornei di poker nel 1980

Linda JohnsonSappiamo bene come il poker sia nato negli USA, e quanto attraverso  la diffusione del Texas Hold’em sia nata una vera e propria rivoluzione nel mondo del gioco che non ha risparmiato nessuno. Tuttavia, anche la patria del poker Texas Hold’em ha conosciuto delle evoluzioni nel corso degli anni, come ci racconta la statunitense Linda Johnson, professionista di lungo corso e vincitrice di un braccialetto WSOP nel 1997: “Trent’anni fa nei tornei non avevamo un orologio del torneo, se volevamo conoscere quanto mancava al termine di un livello dovevamo chiederlo direttamente al direttore, e lo stesso vale per i giocatori rimasti in gara”.

La vera sorpresa in realtà è scoprire che negli anni ’80 i giochi che andavano per la maggiore negli Stati Uniti erano il Seven Card Stud ed il  Five Card Draw. Il Texas Hold’em è infatti esploso come fenomeno di massa alla fine degli anni ’80, mentre il Limit Hold’em era di gran lunga il gioco più diffuso, e ad eccezione delle World Series Of Poker fino ad allora era difficile trovare un torneo di quella specialità. Anche l’Omaha Hi Low, che pure venne introdotta come specialità alle WSOP proprio a metà degli anni Ottanta, era una variante davvero poco conosciuta: “Quando ho iniziato a giocare – ammette Linda – Omaha rispondeva semplicemente al nome di una città del Nebraska”.

Anche la diffusione dei tornei era assai ridotta. Ogni card room di Las Vegas ne ospitava un paio alla settimana, ed i buy-in erano incredibilmente bassi, oscillando dai 22 fino ai 55 dollari. L’unico evento da 10.000 dollari di buy-in era ovviamente il Main Event delle World Series, e naturalmente non esisteva il circuito del World Poker Tour.
Altro fatto curioso era quello che legava il buy-in dell’evento allo stack che veniva consegnato ai giocatori: Non esistevano cose come gli eventi deep stack – ricorda divertita la Johnson – se ad esempio partecipavi ad un torneo delle WSOP pagando 400 dollari ricevevi 400 dollari in chips. E non è tutto.

Nelle sale da poker fumare non era assolutamente proibito, così come non esistevano penalità per comportamenti scorretti al tavolo, come molti dealer dell’epoca tristemente ricorderanno: non a caso, davvero poche donne si avventuravano per le sale.

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Infine, non esisteva qualcosa come la Tournament Directors’ Association, il che portava a regole disomogenee nei vari tornei che i giocatori si trovavano a frequentare. Accadeva così che si potessero mostrare le proprie carte agli avversari per valutarne la reazione, e non c’era l’obbligo di girare le carte quando si era in all-in, neanche quando non c’era più azione possibile.

Sono passati trent’anni da allora, ma alcuni dei protagonisti di quegli anni sono giocatori ancora oggi, in grado quindi di raccontarci come Linda Johnson quale fosse il poker di quel periodo, che a noi appare come una sorta di preistoria eppure non troppo tempo fa è realmente esistito.

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