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Jerry Yang: “Cada ha avuto fortuna…come me”

Jerry YangE’ stato l’ultimo campione WSOP prima dell’avvento dei November Nine, uno dei più recenti eppure anche uno dei più chiacchierati, forse uno di quelli che la gente dimenticherà più in fretta. E non per caso. Jerry Yang, fuggito come molti suoi connazionali dal Laos e poi faticosamente riuscito ad emigrare negli Stati Uniti dove ha fatto fortuna, è forse l’anti campione per eccellenza.

Un uomo che nel 2007 è riuscito a guadagnare il titolo di poker più ambito al mondo, assieme a 8 milioni 250.000 dollari, e poi è quasi scomparso. La sua vita è proseguita in California assieme ai suoi sei figli, dove ha aperto un ristorante e ha scelto di disertare gli eventi pokeristici più importanti, attirandosi le ire di chi lo richiamava ad un ruolo di ambasciatore del poker che evidentemente Yang non si è sentito di ricoprire.

“Sono stato molto occupato, investendo buona parte del mio tempo e del mio denaro in progetti benefici, perché è questa la mia passione – dichiara Yang – restituire qualcosa indietro alla comunità, in particolar modo a bambini in difficoltà”. E, incurante delle critiche che gli sono piovute addosso per una scelta certo inusuale, suggerisce a Joe Cada di fare lo stesso: “Segua semplicemente quello che lo appassiona, se il poker è la sua passione che sia un buon ambasciatore di questo gioco. Conosco un sacco di giovani giocatori che guardano a me o a Joe Hachem come a degli esempi da seguire. Se è questo che vuole, faccia tutto quello che può per aiutare queste persone”.

Jerry, come molti altri appassionati, a seguito il percorso di Cada e degli altri giocatori nel corso del tavolo finale, e molto onestamente non può che rimarcare quello che per la verità era stato evidente per molti: “Credo che tutti i ragazzi del tavolo finale abbiano giocato un buon poker, e che due di questi siano stati particolarmente fortunati”. Alludendo, evidentemente, a Joe Cada e Darvin Moon, che certo hanno mostrato di aver saputo irretire meglio degli altri la sorte per una notte. La notte forse più importante.

Jerry nel 2007, il giorno del trionfoNonostante questo, Yang non ha intenzione di ridimensionare il valore del neo campione WSOP: “Credo che Cada sia un buon giocatore, ma certo ha avuto una fortuna incredibile. Sono felice tuttavia che gli sia andata bene. Moon d’altra parte ha disputato un buon torneo, anch’egli aiutato dalla fortuna, ma credo abbia commesso un paio di errori su cui magari in questo momento adesso starà riflettendo”.
O magari no. Perché in fondo, magari per certi uomini seguire la propria passione significa anche questo: provarci, andare ben oltre le proprie aspettative, e quindi essere contenti, sentirsi felici comunque vada.

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Ma forse il mondo del poker ha bisogno di altro: non si accontenta di incoronare un campione, vuole che questi gli renda la giusta reverenza, il giusto omaggio. Perché in fondo tutto ha un prezzo. E allora, per chi sceglie un’altra strada, come ha fatto Jerry Yang e come avrebbe probabilmente fatto e farà Darvin Moon, è possibile che scenda l’oblio di qui a qualche anno.

Tuttavia se il poker potrà fare a meno di loro – di loro, per cui tutto in fondo era soltanto un gioco – non è detto che anch’essi non possano fare altrettanto. Senza per questo essere meno felici di qualcun altro.