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Peter Eastgate: “Ero sparito per ritrovare me stesso”

L’argomento “Peter Eastagate” pareva ormai esaurito. Sul vincitore del Main Event del 2008 si è detto e scritto tutto: dal suo ritiro dal poker all’asta su eBay del braccialetto WSOP fino al suo rientro in scena all’EPT di Copenaghen.

Tuttavia, l’aspetto più intimistico della vicenda non era mai stato tirato in causa, ed in un’intervista rilasciata a Jesse May (giocatore e commentatore di poker nonché noto presentatore del “Poker Show” di PartyPoker), Peter Eastgate racconta la sua esperienza.

Nel Player’s Lounge dell’EPT di Copenaghen, i due hanno avuto una piacevole chiacchierata. Jesse May ricorda che all’epoca della sua più celebre vittoria, Eastgate era un ragazzino pacato ma col fuoco dentro. Era concentrato e con una forza interiore che contrastava parecchio con il suo aspetto fisico così esile. Questo era il Peter Eastgate 22enne, fresco di braccialetto WSOP e con più di 9 milioni di dollari nelle tasche. Cosa è rimasto oggi di quel giovane?

L’intervistatore Jesse May racconta di essersi trovato di fronte un uomo. Gli occhi non sono più scavati e i suoi modi rivelano la rilassata sicurezza di chi ormai non deve dimostrare più nulla.

Come lo stesso Eastgate dice: “Sono solo un ragazzo che ha vinto le World Series of Poker, e questo non me lo potrà togliere nessuno… ma poi ho regalato il mio braccialetto, così…” ride. Già, il braccialetto. Il cimelio sogno di ogni player, Peter l’ha regalato per beneficenza: il gesto di un pazzo o l’impresa di un uomo saggio? May non sa che risposta darsi, anche se quando il player gli racconta di come ha perso mezzo milione in poche ore con le scommesse sportive, un’idea se la deve essere fatta.

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Ad Eastgate non piace parlare di sé, ma quando apre bocca non lo fa mai a vuoto e va dritto al punto: “Sono stato alla ricerca di me stesso. Quando ho capito che non me la sentivo più di giocare, ho smesso senza nessuna esitazione. Sono andato in Nepal a fare trekking e grazie anche a questa esperienza ho ritrovato il mindset necessario per tornare ai tavoli. In Nepal mi sono disintossicato da computer e cellulare ed ho passato del tempo con i miei amici più cari… E’ vero che ho perso tanti soldi durante i mondiali di calcio del 2010, ma le scommesse sportive fanno parte dell’anima dei giocatori di poker. In questi mesi di pausa ho cercato di capire cosa volevo fare della mia vita, ma alla fine, come vedete, non ho fatto niente di veramente significativo per cambiare”.

Infatti, Peter è tornato, e per dirla con Jesse May: “Il mondo del poker è molto più bello con un ragazzo umile e alla mano come  Eastgate a farne parte.”

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