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Ebony Kenney: la paladina che combatte il sessismo nel poker

Chi si imbatte con una certa continuità negli articoli del nostro portale, avrà certamente preso visione di alcuni pezzi in cui abbiamo raccontato le imprese pokeristiche di Ebony Kenney, giocatrice molto seguita sui social, che ha sempre mixato molto bene le sue capacità di pokerista e la sua immagine piuttosto prorompente, che non ha spesso incontrato il favore della comunità pokeristica.

Ebony Kenney la paladina delle pokeriste

La Kenney è sempre stata una sostenitrice dei diritti delle donne, sia nel poker che in real life e al pari della sua esuberante presenza sui social, ha sempre combattuto affinché i diritti stessi delle giocatrici di poker, venissero scissi dai beceri commenti che spesso la apostrofavano con epiteti che poco hanno, e avevano, a che fare con una dose di intelligenza almeno accettabile.

La Ebony, in occasione di un’intervista rilasciata a Joe Ingram per Poker Life Podcast, poi pubblicato su PokerNews, si era detta dispiaciuta per avere commesso alcuni errori commessi da lei stessa per video, immagini e dichiarazioni, non proprio inclini ad attirare un pubblico d’élite.

Ma sempre in occasione di quella intervista, stigmatizzò, tra le altre cose, il comportamento di Daniel Negreanu durante un torneo di poker, che, a suo dire, la fissò incessantemente più di una volta, mettendo in risalto che comportamenti di quel tipo allontanano le donne dai tavoli da poker.

Va rimarcato, dall’altra parte, che Negreanu scansò le accuse e le rispedì con forza al mittente e la cosa si risolse senza strascichi da parte dell’una e dell’altro.

Le polemiche con Negreanu

Nel podcast Ebony Kenney aveva precisato che non voleva limitarsi a sparare accuse che alcuni avrebbero potuto rilevarsi infondate in virtù della impossibilità di dimostrarle, ma che avrebbe voluto incontrare Negreanu di persona per parlare dei comportamenti di natura maschilista all’interno di un gioco come il poker, che, questo non lo si può negare, è giocato dalla stragrande maggioranza di uomini rispetto alle donne.

Questo è esattamente il motivo per cui l’ambiente del poker è così tossico come lo è in questo momento, perché lasciamo passare commenti beceri e li minimizziamo semplicemente come opinioni”, disse la Ebony, a seguito di alcuni commenti che arrivavano nella chat pubblica del podcast stesso.

Quando chiediamo perché più donne non giocano a poker, anche questo fa parte del problema

Ebony Kenney

La censura dei social

Il dibattito visse subito dopo quel momento l’apice, quando la Ebony disse candidamente che in un momento storico come quello che stiamo vivendo, censurare le posizioni, le idee, o comunque qualsiasi tipo di sciocchezza che venga scritta dai commentatori/followers, non sia un errore ed è giusto non permetterlo, anche per far capire quanto piccolo possa essere l’animo umano quando si tratta di commenti sessisti.

Incalzata da Ingram, che la pensava in maniera differente riguardo ad una eventuale censura di tali nefandezze, la Ebony rispose “Sì, ma quando permetti alle persone nella tua comunità di chiamare solo le donne p…, si crea una mentalità che è tossica e facilita questo esatto tipo di comportamento”.

Perché le donne non giocano più a poker

Quando chiediamo perché più donne non giocano a poker, anche questo fa parte del problema“, continuò la Ebony.

L’idea della giocatrice è quella di abbinare l’allontanamento delle donne dal poker, con l’atteggiamento di alcuni colleghi maschi che non riescono a rimanere entro i limiti della decenza e che pensano di poter dire e fare tutto ciò che vogliono, senza porre limiti al proprio comportamento.

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Sempre in quella occasione, vista la strenua difesa da parte di Ingram della libertà di parola e di espressione nella chat del proprio canale Youtube, l’intervista si chiuse con la Ebony molto infastidita che troncò improvvisamente con un laconico “va bene, vado, Joey“.

Le idee di Ebony Kenney racchiuse in alcuni suoi tweet

Homepage Ebony Kenney courtesy Pokernews

"C'è chi pensa che sia impossibile prendere parte a tutti i tavoli finali dei tornei a cui si partecipa. Questo è vero per tutti. Tranne per chi li racconta".
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