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Matteo Santini (dir. Casinò Venezia): “PGT, tutela e intrattenimento per far tornare Venezia protagonista”

Il PokerGO Tour ha fatto tappa per la prima volta in Italia, scegliendo Venezia con il suo splendido casinò Ca’ Vendramin Calergi. Cinque giorni di poker ad altissimi livelli, con buy-in mai visti prima nel nostro paese e conseguentemente numeri non altissimi. Da Phil Ivey a Patrik Antonius, al giovane fenomeno degli MTT Teun Mulder, fino a Paul Phua con il suo nutrito seguito di top players e il sempre agguerrito gruppo di finlandesi.

Venezia tra PokerGO Tour, Chemin e futuro: intervista con Matteo Santini

Il PGT è stato anche occasione per fare un po’ il punto della situazione sul poker in Laguna, visto che Venezia è stata tra le prime location a ospitare tornei di alto profilo ai tempi del boom, come la Notte del Poker, ma negli ultimi anni era progressivamente sparita dai radar dei principali eventi live. Ne abbiamo parlato insieme a Matteo Santini, da molti anni Gaming Director del Casinò di Venezia e padrone di casa in questa prestigiosa occasione.

Come valutiamo questa prima esperienza del PokerGO Tour?

Abbiamo colto al volo un’occasione unica per l’Italia, visto che per la prima volta si portavano giocatori e buy-in di questo livello. Non ci aspettavamo una frequentazione elevata come numero di persone, ma la qualità era altissima. Nonostante il poco tempo a disposizione ci siamo rimboccati le maniche e siamo riusciti a fornire un buon servizio.

Patrik Antonius e Phil Ivey durante un momento di relax del PokerGO Tour Venezia

Sarò onesto: se mi avessero detto che un casinò pubblico italiano sarebbe riuscito a organizzare un evento di questa portata in così poco tempo, avrei faticato molto a crederci.

Abbiamo accettato questa proposta anche perché, come tutte le case da gioco, veniamo da un periodo piuttosto complicato. La pandemia ci ha imposto chiusure per quasi 10 mesi, dunque ogni occasione di rilancio andava presa al volo, nonostante siamo un casinò pubblico, con tutto ciò che ne consegue in termini di norme da rispettare, difficoltà amministrative e la necessità di rispettare i cittadini di Venezia, dei quali alla fine siamo dei veri e propri dipendenti. Inoltre la sede di Venezia è stata quella che ha sofferto di più la pandemia. Infatti quando abbiamo potuto riaprire abbiamo puntato prima sulla sede di terraferma, perché è quella con più facile accesso per la clientela.

Abbiamo atteso di più per riaprire la sede storica di Venezia perché prima volevamo essere certi che la situazione si fosse tranquillizzata e avessimo più margini. Comunque va precisato che la sede di Venezia non ha mai chiuso del tutto, perché almeno un evento al mese lo abbiamo sempre fatto, principalmente per quello che è da anni il nostro fiore all’occhiello ovvero la partita di Chemin de fer. Credo che sullo Chemin siamo rimasti il punto di riferimento, per l’Italia e non solo.

Detto questo sono abbastanza soddisfatto di questo risultato del PGT, viste le condizioni in cui è maturato. Siamo ben contenti e speriamo che sia la prima di tante altre occasioni, convinti che questo sia un bene per il casinò di Venezia ma anche per i casinò italiani.

Venezia è stata tra le prime a ospitare eventi di un certo livello, ormai molti anni fa, ma il mercato del poker live in Italia ha avuto un percorso strano. Partito con livelli di buy-in insostenibili, ha mantenuto numeri molto alti ma abbassando fortemente i buy-in. Voi ne avete fatto le spese più di altri, no?

Siamo stati fra i primi a portare il poker televisivo, poi nel tempo abbiamo dovuto abbandonare questo tipo di gestione per una questione di spazi. La sede di Venezia sul Canal Grande è meravigliosa, ma non ha gli spazi necessari per ospitare eventi affollati come erano diventati i tornei di poker in un certo periodo.

Matteo Santini

Ora che si intravede l’uscita da questo periodo un po’ buio, dovuto alla crisi del settore a cui poi si è aggiunta la pandemia, c’è qualcosa che le ha dato fiducia o – come si dice – la forza per andare avanti?

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Sicuramente, ed è la tutela del giocatore. Un po’ alla volta, la gente che cerca nel gioco l’emozione sta capendo che all’interno di un casinò c’è anche una tutela. Si tratta di una cosa a cui tengo moltissimo: c’è un’etica della gestione, che ha come fine ultimo la salvaguardia della clientela. Noi i giocatori preferiamo tutelarli in tutti i sensi, coccolarli quando vanno coccolati ma anche fermati se è il caso di farlo. Ovviamente l’obiettivo è sempre quello di generare guadagno e portare la società in utile tutti gli anni, ma sempre cercando di non essere additati come un luogo di perdizione o rovina.

Vado molto orgoglioso dei collaboratori e dei colleghi, poiché tutti quanti abbiamo un unico scopo: fare star bene chi entra qui dentro. Chi viene qui e ha una bella esperienza vale ancora di più per noi, perché molto probabilmente tornerà a trovarci. Da parte mia dormo tranquillo perché so che non vengono fatti determinati errori, che possono compromettere la vita di un cliente. I controlli che noi facciamo puntano ad evitare che la gente si rovini. Magari il cliente si arrabbia sul momento, ma vi posso assicurare il giorno dopo ci chiama per dirci “grazie, siete gli unici”. E questo è più di un guadagno economico per l’azienda, perché vuol dire che abbiamo lavorato tutti bene.

Dobbiamo far capire alla gente che qui ci si viene a divertire, e infatti come dicevo prima certi spazi della sede sulla terraferma sono stati dedicati alla ristorazione un po’ più raffinata o a un cocktail bar. E anche qui, nella sede di Venezia, in questo mese di giugno al piano terra aprirà il nuovo ristorante di Alessandro Borghese.

Lo chef Alessandro Borghese

State intraprendendo anche voi la strada della diversificazione, dunque?

Basta guardarsi un po’ intorno anche oltreoceano, dove l’intrattenimento sta diventando una porzione sempre più importante del business. A Las Vegas si va per giocare, sì, ma magari una sera vai a giocare e tre sere vai agli spettacoli e così via. Paradossalmente, in questo settore, il gioco potrebbe diventare l’attività meno produttiva.

In definitiva, il PGT può riportare Venezia dove le compete?

Noi abbiamo accettato questa sfida prendendola come un primo passo verso l’obiettivo di rientrare, seppure in punta di piedi. Prendendo un target di un livello che non ha mai ottenuto nessuno in Italia, vorremmo provare a diventare un punto di riferimento. In questo senso il PGT andava preso come un test e credo che sia andato bene, nonostante il poco tempo per prepararlo e una collocazione non ottimale. Questo era il weekend del GP di Montecarlo, della finale di Champions League e con le World Series in procinto di iniziare a Las Vegas, tutti fattori che rischiavano di incidere negativamente sul target di riferimento. Anche per questo sono estremamente fiducioso che in futuro, con una programmazione più oculata, i risultati non potranno che migliorare.

"Assopoker l'ho visto nascere, anzi in qualche modo ne sono stato l'ostetrico. Dopo tanti anni sono ancora qui, a scrivere di giochi di carte e di qualsiasi cosa abbia a che fare con una palla rotolante".