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Tamas Lendvai Courtesy Pokernews & Alec Rome

Intervista esclusiva a Tamas Lendvai: “vincere così il braccialetto è una sensazione irreale”

L’intervista esclusiva a Tamas Lendvai. Se avete una certa età, e per età intendiamo quella pokeristica, avrete passato gli anni più popolari del Texas Hold’Em, quelli immediatamente successivi alla vittoria di Chris Moneymaker nel Main Event WSOP del 2003, al termine della quale il poker divenne un fenomeno sociale.

Ungheresi all’assalto dei Casinò italiani

In Italia le cose non furono molto diverse da quelle di altri Paesi. I circuiti proliferavano e la qualità del nostro modo di lavorare, parliamo ovviamente dell’eccellenza, si fece spazio ovunque nel mondo.

In Europa il richiamo dei nostri tornei portò tanti giocatori da tutto il Vecchio Continente. Uno dei più presenti tra questi fu senz’altro l’Ungheria.

E dall’Ungheria venne a giocare gente come Denes Kalo, Andras Konoknai, Valdemar Kwaysser e, soprattutto Tamas Lendvai.

Tamas bazzicò in Italia tra il 2010 e la parte iniziale del 2011 e vinse nel nostro paese l’Italian Poker Tour di Venezia per €235.000, per poi ottenere, sempre nel circuito IPT, una buona serie di piazzamenti.

All’indomani della vittoria del braccialetto del DeepStack Championship vinto la notte del 30 giugno, abbiamo contattato Tamas Lendvai

Lui, ci ha gentilmente risposto per questa intervista esclusiva rilasciata ad Assopoker.

Tamas Lendvai Courtesy Pokernews & Alec Rome
Tamas Lendvai Courtesy Pokernews & Alec Rome

L’intervista a Tamas Lendvai

Ciao Tamas e ben trovato su Assopoker. Prima di tutto la domanda d’obbligo: come ci si sente con il braccialetto al polso?

È una sensazione incredibile. Aspettavo questo momento da quando ho iniziato a giocare a poker 17 anni fa. È sicuramente un sogno che si avvera. Ricevere tutte le congratulazioni da ex campioni del mondo e vincitori di braccialetti come Ryan Riess, Ben Lamb, Jeremy Asmus, Ryan Leplante ecc. è stato un onore per me. Le persone mi fermano nel corridoio e vogliono foto con me o che firmi il loro cappellino, è sicuramente una sensazione irreale.”

In Italia sono in tanti che si ricordano di te, anche in questi giorni ci hanno chiesto dove ti fossi cacciato. Io che ti seguo sui social media sapevo del tuo trasferimento a Las Vegas anni fa. Come hai preso questa decisione. E per cosa ci sei andato?

Sì, non torno in Italia dal 2011, da quando in pratica mi sono trasferito negli Stati Uniti. Mi sono mancati tanto quegli eventi dell’Italian Poker Tour e tutte le amicizie che ho costruito nel vostro Paese. Ho lasciato l’Ungheria perché sentivo di voler assicurare un futuro migliore alla mia famiglia e ho pensato che questo sarebbe stato possibile negli Stati Uniti. Attualmente possiedo una concessionaria di auto qui a Las Vegas dove vendo veicoli Tesla. Ovviamente avevo scelto Las Vegas anche per via del poker, così avrei potuto giocare regolarmente i tornei locali.”

Il primo braccialetto

Come ci si sente ad aver vinto il primo braccialetto della carriera?

Avevo già vinto, come sai, premi molto alti anche all’IPT ed all’EPT, ma questa vittoria per me vale molto di più di quei premi per via del prestigio del braccialetto. Non c’è niente con cui si possa confrontare. Sono un vincitore del braccialetto e mi sono unito a questo club d’élite: una cosa che mi sembra ancora irreale. Soprattutto perché gioco solo Hold’Em No Limit, quindi i field sono sempre più di 2-3000 giocatori e anche se sei bravo e runni bene, è comunque quasi impossibile vincerne uno.

Puoi dirci in generale come è andato il tuo torneo? Avevi intenzione di registrarti fin dall’inizio per questo evento?

Questo torneo era nel mio programma iniziale e in realtà quest’anno sono rimasto fedele al mio schedule per tutto il tempo tranne quando ho avuto il Covid durante la seconda settimana delle WSOP, quindi ho dovuto saltare il Millionaire Maker e un paio di altri tornei.


Il torneo è andato abbastanza bene. Ho chiuso un full house nella prima mano del day 1 con 66 su flop 969ss con due picche. Ho fatto all in vs 78ss e la mano ha tenuto, anche se c’era un altro ragazzo nella mano che ha foldato 9-10 al flop correttamente, ma sarei stato eliminato subito se non avesse foldato, dato che al river è sceso un altro 9.”

Tamas Lendvai, IPT Player Of The Year nella II stagione, 2010/2011
Tamas Lendvai, IPT Player Of The Year nella II stagione, 2010/2011

Dal Day 2 in poi

Al day 2 avevo 463k a bui 5-10000, con 560 giocatori left ed eravamo già in the money. Il Day 2 è stato un po’ più duro anche se ho accumulato chip in anticipo. Ho perso un paio di showdown chiave, scendendo a 12bb per iniziare il day 3 con 60 giocatori rimasti. Ma probabilmente ricorderai che sono un buon giocatore short stack quindi sono riuscito a portare fino alla fine i miei 10-20 bb, arrivando al tavolo finale a 9 .

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Sono stato short stack per tutto il day 3, quindi sono stato felice di essere riuscito a raggiungere il mio primo tavolo finale delle WSOP. Dovevamo giocare fino a 5 giocatori quella sera, ma era così tardi che il direttore del torneo ha dovuto interrompere il gioco a 7 left.

A quel punto tutti avevano garantiti $46k ma ovviamente volevo salire di più con il mio short stack di 8bb. Il Day 4 era un sogno. Sono partito ultimo in chips con 8bb e dovevo pure pagare il Grande Buio la prima mano, quindi sono sceso a 5.5 BB quando è arrivato il bottone. Poi sono riuscito a shovare un paio di volte e fortunatamente nessuno ha chiamato. Sapevo di poter mettere molta pressione sugli stack di 15-25 bb anche con uno stack di 8-10 bb, perché al tavolo finale si giocava consoli 140 bb complessivi.

La rimonta epica di Tamas Lendvai

Poi ho trovato AQ e ho pushato sull’open di Apestyle che aveva AJ e ho raddoppiato. A questo punto mi son trovato con 23 BB e sono riuscito a 3bettare “Apes” ( Jon Van Fleet NDR), alcune volte e una volta ho potuto 4Bet shovare sempre su di lui, quindi deve aver pensato davvero che fossi un aggro maniac e quell’immagine mi ha poi fatto vincere il torneo.

Per prima cosa ho trovato gli Assi vs Abdullah Alshanti con le QQ in shove preflop e hanno tenuto . Poi ero super confident e ho raise callato i 55 vs AJ e 13bb di Daniel Marcus. Ho tenuto la chiplead a 3 left e il mio gioco aggressivo è stato premiato quando sempre Apes ha rilanciato da sb e mi ha trovato con AA in BB e ho 3bettato. Lui mi ha instant shovato con A10, il che era giusto in base alla dinamica che avevamo prima.

In quel momento ho avuto un vantaggio di 8:1 in heads-up contro il tedesco Frank Raichel che era un giocatore piuttosto tight, quindi anche se ha raddoppiato presto sono riuscito a riportarlo di nuovo sotto i 10bb e nella mano finale ho spinto il mio Q-10 contro il suo KQ ma quella notte era impossibile battermi e due 10 sono arrivati ​​sul board.

Tamas Lendvai Courtesy Pokernews & Alec Rome

Mi sono sciolto e ho iniziato a piangere, probabilmente avete visto le foto. È stata un’esperienza incredibile e ho avuto la fortuna di avere con me la mia famiglia e i miei amici.

A un certo punto eri il più corto al tavolo. Come sei riuscito a fare una rimonta epica?

“Dall’essere ultimo a vincere il braccialetto in meno di 2 ore è una cosa incredibile. I media del poker l’hanno definita come una delle prestazioni più dominanti al tavolo finale delle WSOP, ma penso che fossi destinato a vincere quella notte, ero così concentrato e avevo tutta l’energia positiva del mondo.”

Cosa cambia nella tua vita adesso?

Nulla cambia davvero nella mia vita onestamente. Sono tornato alla mia concessionaria subito dopo la vittoria e ho lavorato per alcune ore, penso di essere un maniaco nel mio lavoro. Ovviamente quella sera siamo andati a festeggiare con la famiglia e gli amici. Ciò che è veramente cambiato è che posso definirmi un vincitore di braccialetto e questo significa tutto per me.

Homepage: Tamas Lendvai Courtesy Pokernews & Alec Rome

"C'è chi pensa che sia impossibile prendere parte a tutti i tavoli finali dei tornei a cui si partecipa. Questo è vero per tutti. Tranne per chi li racconta".