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Lo spartiacque è la cura del dettaglio. I signor “so-tutto” si perdono per strada

L’abitudine, si sa, è nemica di ogni attività che viene svolta per un periodo mediamente lungo e va combattuta con ogni mezzo per evitare che gli obiettivi per cui stiamo lavorando ci sfuggano di mano. La cura del dettaglio fa la differenza.

Daniel Negreanu intento a guardare vecchie edizioni del SHRB, per cercare di notare dettagli dei suoi prossimi avversari

Abitudine nemico da combattere

Quando si fa la stessa cosa per un congruo periodo di tempo, operando nello stesso modo, con la stessa mentalità, gli stessi gesti, le stesse movenze, magari gli stessi orari, non è difficile stancarsi molto presto e rischiare di uscire letteralmente di testa. 

Lo vedi, senza andare troppo lontano, fin dai lavori manuali, come ad esempio nei cantieri, dove ti capiterà di sentire una radiolina accesa, o comunque un ambiente spesso spezzato nella sua monotonia dai commenti più o meno simpatici dei lavoratori impegnati. 

La stessa cosa capita anche nel poker, attività che porta a ripetere i medesimi gesti, le medesime azioni giorno dopo giorno, anno dopo anno. 

Live e online

Se nel live la cosa può diventare una piacevole consuetudine che porta con sè delle caratteristiche tutto sommato attraenti, scambiare 4 chiacchiere coi nostri avversari, incontrare fisicamente i nostri amici, spezzare la noia con una battuta sulla dealer carina, nel poker online questo non può accadere. 

Nella parte iniziale della carriera di un pokerista professionista, ciò che affascina di più è quella sensazione di essere alle prese con la soluzione di un gigantesco enigma che, se trovata, può portarci a fare tanti soldi.

Il bello della cosa è che quell’enigma, se non volete soccombere, vi porterà a tenere la mente aperta per la totalità delle vostre sessioni, esse stesse punto motivazionale per combattere l’abitudine. 

La discriminante, il dettaglio

C’è però una discriminante che fa da spartiacque tra i migliori e i mediocri: la cura del dettaglio. 

Una volta risolti i problemi più grossolani e meno difficoltosi, come le regole base, il check raise, le prime nozioni di trapping, la conoscenza degli avversari e il loro raggruppamento, il nostro mantra dovrebbe essere quello di migliorare le piccolissime cose che dovrebbero farci fare il salto di qualità.

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Ma non è quasi mai così. Una volta imparate le nozioni principali, la stragrande maggioranza dei giocatori, acquisiscono la negativa consapevolezza di aver capito tutto. 

Ma come distinguersi? 

Sembra l’uovo di Colombo, ed effettivamente lo è, ma basterebbero 30 minuti per portare a casa i primi risultati. Video, podcast, audiolibri, magari ascoltati o visti a doppia velocità per assistere a quel tipo di lezione che fa per noi e tornare sulle cose che ci interessano di più. 

Una volta che hai appreso quel tipo di nozioni, assègnati il compito di mettere in pratica ciò che hai imparato, assemblandolo con quelli imparati in precedenza.

Il consiglio è sempre quello di affidarvi ad un coach, ma se proprio non avete quel tipo di inclinazione, avete tutta la possibilità di arrangiarvi da soli

Ciò renderà le tue sessioni più fresche, meno abitudinarie, sarà come affrontare qualcosa di stantio, sempre con occhi nuovi. 

Provateci!

"C'è chi pensa che sia impossibile prendere parte a tutti i tavoli finali dei tornei a cui si partecipa. Questo è vero per tutti. Tranne per chi li racconta".