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Gioco online: negli USA nasce un gruppo anti Adelson

Sheldon Adelson lo ha detto in modo chiaro: non lascerà nulla di intentato pur di impedire che il gioco online venga regolamentato negli Stati Uniti. Chi al contrario si batte perché si vada nella direzione opposta sembra stanco di rimanere a guardare: è così nata la Coalition for Consumer and Online Protection.

Ne fanno parte esponenti politici di spicco negli Stati Uniti, come Jim Messina e Mary Bono: donne e uomini che agiranno come consulenti e aderenti tanto al partito repubblicano che democratico.

L’intento è quello di contrastare l’attività della Coalition to Stop Internet Gambling, che da gennaio foraggiata da Adelson non perde occasione per battere la grancassa in senso proibizionista: il magnate statunitense ufficialmente dice che non lo fa per tutelare i propri interessi legati ai casinò terrestri, ma perché il gioco online legalizzato metterebbe a rischio i cittadini a stelle e strisce.

Una posizione difficilmente credibile, ma questo non significa che l’offensiva dell’uomo a capo del Las Vegas Sands Corporation sia stata presa alla leggera, tutt’altro. Adelson è uomo ricco e potente, e nel corso della sua lunga carriera ha già mostrato di combattere fino in fondo le proprie battaglie: motivazioni e risorse in questo senso non gli mancano.

Sono milioni i cittadini statunitensi che oggi giocano online (photo courtesy pokerfuse.com)

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Quali sono le argomentazioni che sta usando la Coalition for Consumer and Online Protection? In primo luogo, si sostiene che contrastare la legalizzazione del gioco online significa spalancare le porte al mercato illegale, con tutto quello che ne consegue sia in termini di rischi per gli utenti che di mancati introiti per le casse dei vari Stati.

Fondi che tra le altre cose finanziano sanità ed educazione, sostengono al C4COP, e che qualora Adelson riuscisse a fare breccia andrebbero a colpire stati come il New Jersey ed il Nevada. In una guerra dove il fuoco si combatte con il fuoco a suon di proclami e sondaggi – l’ultimo vorrebbe il 74% degli intervistati a favore di una regolamentazione in ogni singolo Stato piuttosto che il ban puro e semplice – inevitabile per la Poker Player Alliance prendere posizione in favore di questa iniziativa.

John Pappas, direttore esecutivo della PPA, non teme solo il potere finanziario di Adelson, ma anche che la sua propaganda possa avere la meglio sull’opinione pubblica: “Stanno cercando di far passare un messaggio che mistifica la natura del problema – ha dichiarato – per noi che seguiamo questi fatti da molto tempo è facile notare la loro evidente ipocrisia, ma l’americano medio potrebbe non essere altrettanto familiare con la questione“.  

Naturalmente non si tratta soltanto di un contrasto ideologico, gli interessi da ambo le parti appaiono enormi: la sensazione è che il braccio di ferro, comunque vada, non si risolverà tanto presto.