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Jonathan Little: “Ecco quando chiamare con una mano marginale al river”

Spesso capita di ricevere una buona mano pre-flop, che però deve affrontare un board molto pericoloso: cosa fare quando al river il nostro avversario piazza una puntata significativa? Ce lo spiega, attraverso un esempio pratico, il noto pro americano Jonathan Little.

Litte fa parte dei Las Vegas Moneymakers, uno dei 12 team della Global Poker League. L’americano si trovava in California, qualche settimana fa, proprio per il draft della GPL. Con l’occasione ha partecipato al Los Angeles Poker Classic, torneo da $10.000 di buy-in che fa parte del circuito del World Poker Tour.

Jonathan Little, 8-8 e un board carico di progetti

“Nel Day stavo andando bene, da 30.000 ero salito a 50.000 praticamente solo rubando piatti. Il mio tavolo era pieno di giocatori aggressivi, in particolare un ex campione WPT molto forte, seduto due posti alla mia sinistra”.

Jonathan Little spiega che in queste circostanze ci sono solo due modi per reagire a un giocatore che spinge tantissimo: giocare più tight del normale o essere disposti a spingere ancora di più. L’americano predilige il primo approccio, perché “la mia strategia è quella di evitare grossi bluff nelle fasi iniziali di un torneo di poker”.

Ad ogni modo, ad un certo punto Little riceve 8 8 da utg e rilancia a 800 (bui 150-300, ante 25). L’americano riceve ben cinque call, tra cui anche quello dell’ex campione WPT – di cui Jonathan non fa nome.

“Ho pensato che la maggior parte dei giocatori avrebbe fatto re-raise con le loro mani migliori, quindi ho attribuito a tutti un range molto ampio, privo di mani nuts”. Il flop è 9 9 7 : i bui fanno check e Jonathan Little opta per la medesima linea.

“Ho pensato che se avessi puntato e fossi stato chiamato, mi sarei trovato contro un range di mani completate piuttosto forti o progetti forti. Dato che non gioco bene contro qualsiasi ragionevole range di call, il check mi è sembrata la mossa giusta: se avessi fatto check e qualcuno avesse puntato e poi chiamato, o rilanciato, avrei potuto foldare facilmente. Se un giocatore avesse puntato e tutti avessero foldato, avrei potuto chiamare e vedere cosa succedeva al turn”.

Little è consapevole che un check generale al flop potrebbe anche permettere a una mano che avrebbe foldato al flop in caso di puntata di pescare la carta giusta e superarlo: “Credo però che in un tavolo pieno di giocatori aggressivi, il check sia la soluzione migliore che mi permette anche di tenere bassa la varianza”.

Turn e river

Tutti fanno check e il turn è un 3 . “I bui fanno ancora check – racconta Jonathan Little – e io presumo che quasi tutti i giocatori con trips o overpair avrebbero puntato al flop. A quel punto ho creduto di avere la mano migliore. Quindi ho puntato 2.100 su un piatto da 5.250: una puntata costruita per far foldare tutte le mani marginali con un po’ di equity, come A-J e K-Q, facendo però nel contempo rimanere in gioco tutte le mani marginali che batto, come 8-7 e 5-5. Ovviamente tutti i progetti di colore rimarrebbero in gioco a prescindere”.

Tutti foldano a parte l’ex campione WPT: “Ho pensato che il range di questo giocatore in particolare fosse molto più ampio delle sole mani marginali completate, dato che è un player capace di fare pressione. Ho pensato che avrebbe potuto avere facilmente delle overcard forti o un progetto di scala a incastro, oltre a progetti forti e mani marginali completate”.

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Il river è un K : Jonathan Little fa check e l’ex campione WPT punta 7.000 chip in un piatto da 9.450. “Questa è una situazione molto interessante che ogni tanto capita nel poker live. Anche se l’avversario mi ha messo in una posizione difficile con il mio bluff catcher, nel poker live spesso puoi fare una lettura sul tuo avversario in base alla sua size e al suo comportamento”.

L’americano rivela il suo thiking process: “Ho pensato che il mio avversario mi avrebbe attribuito correttamente o una mano marginale o asso-carta alta:era perfettamente in grado di bluffare contro quelle mani. Ho pensato che la sua bet di 7.000 chip fosse troppo grossa per potersi aspettare un mio call con mani marginali”.

Jonathan Little spiega come il suo avversario avrebbe probabilmente puntato meno, per valore, se avesse avuto una buona mano: Questo mi ha portato a credere che avesse un range polarizzato: o il nuts (colore o trips) o il nulla. Anche se il colore backdoor rientra bene nel suo range, ho pensato che avrebbe tramutato gran parte delle sue mani peggiori della mia in un bluff, su questo river pericoloso. Così ho deciso di chiamare”.

Scelta azzeccata, perché l’avversario di Little ha gettato velocemente le carte nel muck.

In conclusione

Affidiamo all’americano le conclusioni del discorso: “Questo call può sembrare in qualche modo standard, date le tendenze del mio avversario e il modo in cui il mio range doveva apparirgli, ma è importante capire che quando acquisiamo informazioni aggiuntive sull’avversario in base alle nostre letture, bisogna essere disposti a uscire un po’ dal seminato e adattare le proprie decisioni.

Se invece di essere un giocatore loose e aggressive il mio avversario fosse stato tight passive, avrei quasi sicuramente foldato al river. Se non attribuite costantemente delle tendenze ad ogni giocatore, adattando la vostra strategia di conseguenza, finirete col perdere dei soldi al tavolo.