Vai al contenuto

Intervista a Vincenza Olia, cuore di mamma che analizza le mani col figlio

Intervista a Vincenza Olia. In un mondo in cui la competitività ha raggiunto i massimi livelli negli ultimi anni, esistono delle realtà che sfuggono alle logiche più battute e si liberano dalle dinamiche che vogliono in cima a tutte le classifiche delle specialità più tecniche, solo i giocatori più giovani.

La carina di tornasole di tale enunciato, si manifesterà ai vostri occhi nel momento in cui leggerete l’intervista a Vincenza Olia, mamma pokerista che ha cominciato a giocare osservando il figlio, dal quale ha appreso i primi trucchi del mestiere.

L’intervista a Vincenza Olia

Ciao Vincenza e grazie per aver voluto parlare con noi. Ci vuoi raccontare qualcosa di te, della tua vita privata lontana dal poker e dei tuoi interessi nella vita di tutti i giorni? 

Ciao a tutti e, grazie dell’accoglienza su Assopoker.

Sono Vincenza compirò 54 anni a fine gennaio sono nata a Porto Torres ma mi sono trasferita da un anno a Borutta (SS). Quotidianamente mi occupo della casa e quando ho l’opportunità mi dedico alla pesca puramente ricreazionale, un ottimo modo per stare un po’ lontana dal pc.

Quando e in quale occasione hai scoperto il poker?

Ero una bambina quando si giocava a poker in famiglia nel periodo di festa o comunque nelle serate invernali.

È stato amore a prima vista, oppure sei entrata in questo mondo in punta di piedi?

Il poker tradizionale è stato un colpo di fulmine, mentre per il Texas Hold’Em è stata una passione che ho sviluppato con gli anni.

Immagino che il tuo main game siano gli spin e go, come hai cominciato a giocarli? Da subito, oppure hai iniziato con altre tipologie, come i tornei, oppure il cash game? 

Si gioco solo spin e go, cominciai a giocarli quando entrai nella scuola, le altre discipline e ho giocate solo come passatempo.

Poker Live sogno nel cassetto

Hai mai pensato di giocare qualche torneo live? 

Si ho pensato qualche volta di giocarne qualcuno, ma probabilmente il desiderio non era tanto forte da impegnarmi a realizzarlo, perciò è rimasto un pensiero.

Che ruolo ha avuto la famiglia nel processo che ti ha portato a giocare a poker?

Quando presi questa decisione ebbi l’appoggio di mio figlio, spesso lo guardavo giocare, lui era nella scuola già da un paio di anni e mi diede qualche consiglio mettendomi davanti alla realtà che prendendo questa strada ci sarebbe stato tanto da studiare e che non si trattava più solo di un gioco, ma io ero decisa a prendere il tutto molto seriamente.

Scopri tutti i bonus di benvenuto

Qualche tempo fa hai cominciato con la scuola di poker. Come è iniziato il rapporto con essa? 

Conobbi la scuola tramite mio figlio e il suo grande amico Giuseppe Murabito.

Ci racconti una tua giornata tipo anche in relazione alle tue sessioni di poker? 

Solitamente la mia giornata inizia molto presto (soffro d’insonnia) spesso dalle 3 del mattino, comincio col controllare qualche spin del giorno prima e poi, in seguito, inizio  le mie sessioni di 30/40 minuti alternate da qualche pausa di un quarto d’ora, poi mi organizzo per le faccende,  essendo a casa ho la possibilità di fare altre sessioni.

Da Sassari a Bali via web

In quale modo la scuola di poker ti tiene impegnata nella tua giornata? 

Oltre alle varie sessioni di gioco c’è anche lo studio che può essere una lezione pubblica o privata programmata dagli insegnanti di Poker Magia, o per conto mio quando voglio rivedermi determinati spot. Ti faccio una confessione: a volte chiedo a mio figlio di analizzare qualche spot insieme così posso anche sentirlo, visto che vive a Bali da un anno e mezzo.

Come vedi il tuo futuro? Pensi di giocare a poker ancora per tanto tempo? 

Nel mio futuro non vedo la mia vita lontana dal poker, ho anche un obiettivo senza nessuna fretta: vorrei far parte della scuola come insegnante nell’accademy, è un ambiente che amo, ho incontrato persone speciali tutte disponibili e affabili, resterei nella scuola anche solo come bidella.

"C'è chi pensa che sia impossibile prendere parte a tutti i tavoli finali dei tornei a cui si partecipa. Questo è vero per tutti. Tranne per chi li racconta".