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Storie di Assopoker

Claudio “Swissy” Rinaldi: “conquistarmi lo stipendio? È una sfida che mi affascina ogni giorno…”

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22/05/2019 15:04

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Chi ha fatto parte del mondo del poker degli ultimi 10-15 anni, ha certamente sentito parlare de “Lo Svizzero”.

Tantissimi aneddoti si intrecciano attorno ad un personaggio che ha sempre tenuto a freno quell’insana voglia di “gamblare per i massimi” che ogni tanto ci capita di leggere sui social. 

E invece no, Claudio “Swissy” Rinaldi è partito in punta di piedi, ha fatto un periodo di gavetta durante il quale, tramite osservazione e apprendimento, ha capito le caratteristiche del trovarsi da tutte e due le parti del banco. E alla fine ha fatto delle scelte.

Oggi è sposato con Jennifer, verso la quale mi verrà perdonato dal lettore di sottolinearne le capacità intellettive, ed è padre di tre splendidi bambini.

Il nuovo protagonista de “Le Storie di Assopoker” è proprio lui. 

Claudio, tu sei uno dei più profondi conoscitori del mondo del poker avendolo frequentato fin dagli albori. Lavoro, passione, passatempo: come iniziò tutto quanto? 

“Sono stato molto fortunato: il mio diventare maggiorenne col conseguente interessamento al mondo del gioco, è coinciso col boom del poker. 

Così dal 2004 al 2006 è stato un hobby che svolgevo parallelamente al mio lavoro di Croupier part time al Casino di Mendrisio, per poi farlo diventare dal 1 gennaio 2007, da bravo svizzero, un lavoro, che però è rimasto anche una grande passione“.

Che cosa è rimasto della triade con “papà” Mazzia e col “fabbro” Isaia?

“La triade è viva!! Ovviamente ognuno è cresciuto e ha preso strade diverse: io ho messo su famiglia, Alessio viaggia per il mondo alla ricerca del suo io interiore e Daniele è rimasto fedele si suoi amici e passa il suo tempo in Liguria, tra mare e gioco. 

Ma siamo in contatto: appena si può si cerca di fare qualcosa insieme, che sia lavoro o piacere. Con Daniele collaboriamo per diverse cose lavorative, con Alessio mi sento ogni lunedì e vuole sapere cosa ho fatto in settimana: praticamente mi fa da psicologo, la seduta del lunedì con Isaia, come siamo messi?”

Direi perfettamente. Sappiamo che a poker giochi sempre più saltuariamente. Quale è stata la molla che è scattata in te e che ti ha fatto propendere per un cambiamento di rotta? 

“Gioco poco ormai a poker, mi occupo in generale di scommesse, consulenze e altro. Principalmente nel mondo del gioco, ma sto cercando di diversificare. 

In questo ambiente gli orizzonti cambiano in continuazione, non si può pensare di star fermi e fare la stessa cosa per 2/4/10 anni: bisogna sempre guardarsi intorno, nessuno ti versa lo stipendio, devi sapere come e dove andare a prenderlo. È una sfida che mi affascina ogni giorno”.

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Il nostro portale, lo sai, si è sempre interessato a chi non fa della sua vita un esclusivo affare di gambling, ci siamo impegnati da subito a sconsigliare approcci arrembanti verso il mondo del gioco. Quanto è importante tenere un profilo basso nelle scommesse? E cosa c’è di diverso con il poker?

“Devo dire che le scommesse sono molto diverse dal poker. Essere bravo in una delle due cose non significa essere poi competenti nell’altra.

Personalmente (seppur tecnicamente non sono aggiornato) mi ritengo competente sul poker, ma molto meno nelle scommesse. Svolgo un lavoro meccanico e scontato nel mondo del Betting, diciamo che se dovessi indicare una persona competente per scommettere non indicherei certo me stesso”.

Il nome di Claudio Rinaldi è stato sempre stato accostato a un approccio piuttosto conservativo e professionale al gioco. Non si hanno notizie di swing pericolosi che ti hanno messo in difficoltà, per questo sei sempre stato invidiato. Come si fa ad avere sempre tutto sotto controllo?  

“Una delle cose che mi inorgoglisce di più in tutti questi anni è sempre stata la stima che i miei “colleghi” mi hanno dimostrato. Forse il premio per un comportamento difficilmente sopra le righe e, come dici tu, sempre sotto controllo. 

Cerco di avere sempre un approccio professionale al gioco, perché per me è, appunto, una professione. È molto difficile però poi scindere la vita privata dovendo “castrare” le mie emozioni (altrimenti non vivrei più..), ma ormai sono poche le cose che mi toccano. E a volte è un peccato”.

Dal punto di vista del giocatore quali sono i consigli che un uomo della tua esperienza darebbe a chi si avvicina al mondo delle scommesse? 

“Come detto in precedenza non credo di essere la persona giusta per questo tipo di consiglio. Ma se proprio mi devo sbilanciare direi di non illudersi troppo: vincere è molto difficile”.

Quale tipo di “know how” e in quale modo lo hai acquisito per diventare un conoscitore così profondo della materia? 

“Come in tutti gli ambiti è importate circondarsi di persone che ti stimano e che possono aiutarti a migliorare. Essere umili, ascoltare e mettersi sempre in discussione: se una persona che sa più di te di un certo argomento dice una cosa su cui non sei d’accordo, devi partire dal presupposto che sei tu in errore, non il contrario. 

Però con questo non vuol dire che perdi in partenza, ma che devi porti delle domande. Credo sia l’unico modo per migliorarsi e crescere, sempre”.

Quale tipo di rapporto hai verso il Trading e il “Betting Exchange”? Preferisci ancora i canali “tradizionali”?

“Il Betting Exchange non fa per me. Preferisco i canali tradizionali. Ma con questo non voglio dire che siano migliori, intendiamoci!”

Da uomo a uomo, credi che si possa vivere da scommettitore? Ci sono tanti protagonisti della scena internazionale che giurano di sì, danno consigli, diventano tipster. Ci si può fidare? E in che misura? 

“È molto difficile, e io certamente non faccio parte di questa categoria. Non potrei proprio fare il Tipster, non ne ho le capacità. Però ci sono tante sfumature nel mondo del Betting, e credo che se uno è intelligente, ha voglia di lavorare e di mettersi in gioco…beh si cavolo! Si può!”

Ci sono degli sport che preferisci associare al Betting, oppure credi che le capacità di ogni giocatore debbano essere lo spartiacque dal quale passare per effettuare una scelta ottimale? 

“Ognuno, come nella vita, ha le sue peculiarità. Quindi, sì: meglio specializzarsi in un certo ambito, cercando però sempre di guardarsi intorno. Non amo la gente che non dice mai “Ah questo è un argomento di cui non conosco molto..”. Ognuno deve fare le cose che sa fare meglio”.

Una domanda che ti toccherà sul personale: hai già pensato a cosa farai il giorno del ritiro di Re Roger?

“E chi ha detto che si ritirerà? (Vi consiglio di starmi lontano quel giorno)”. 

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