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Dario Amato svela il suo segreto: “così sono sopravvissuto a 11 anni di poker online”

Ha appena vinto il più grosso torneo online della sua vita su una room italiana, ma Dario Amato è nel mondo del poker da più di 11 anni. E il segreto per una tale longevità è in realtà abbastanza semplice...

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30/09/2020 13:07

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Dario Amato rappresenta uno caso raro e particolare di longevità pokeristica. Raro perché sono tantissimi i nomi di giocatori – forti o fortissimi – spariti nel tempo, ma anche per una ragione piuttosto banale: il giochino logora.

La conferma arriva dallo stesso “Trazaman”, vincitore del Main Event delle Galactic Series nella notte tra lunedì e martedì scorsi. “A dire il vero mi ero preso un mesetto di pausa, perché giocare mi annoiava e per altri progetti che ho. Nel weekend però mi trovavo a Roma e avevo deciso di giocare qualche torneo così, per passatempo. E dopo un paio di giorni ho vinto un gratta e vinci da 52mila euro…”

Boom, ultima mano e torneo finito

Dario Amato e “un grattino da 52k”

Se vi sorprendete a leggere queste parole è perché non conoscete Dario, 37enne poliedrico che odia i luoghi comuni: “Ovviamente so che si tratta di un gioco di abilità e anzi mi sembra pacifico che al final table non ci fossero giocatori più forti di me, ma è inutile negare che per me è stato un torneo da sogno: mi hanno retto tutti i flip e anche qualche colpo da sotto, ho quasi sempre avuto giocatori più scarsi al tavolo e quei pochi reg che mi sono capitati erano troppo corti per potermi impensierire. In altre parole, ho avuto più volte la sensazione che questo torneo non lo avrei mai potuto perdere, qualsiasi cosa avessi fatto.”

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D’altra parte è noto l’antico adagio che “nessuno ha mai vinto un torneo a colpi di sfiga”, ma Trazaman non è di certo tra quelli che si sentono gli inventori del poker dopo un grande successo. Un successo arrivato dopo 12 anni di poker vissuto professionalmente, sempre sfidando quella bestia indomabile che sono gli MTT online (e più raramente live). Ma come si sopravvive a 12 anni di tornei?

“Non ho una risposta definitiva a questo. Voglio dire, conosco ragazzi che da 10 anni fanno solo quello e li ammiro molto, ma semplicemente io non ci riuscirei mai. Non riesco a immaginare la mia vita ad aspettare le 9 di sera per accendere un PC, giocare fino a tardissimo e ritrovarmi zombie il giorno dopo. Mi piace vivere la vita sotto diversi aspetti, mi hanno sempre interessato le discipline creative e l’arte in genere e così ho sempre portato avanti qualcosa di parallelo al poker.”

Gli effetti speciali tatuati addosso, a ritmo di rap

La vena creativa è qualcosa che non può rimanere dentro, va sfogata in qualche modo. Così Dario, oltre che torneista di professione, è da molti anni anche un grafico con specializzazione in effetti speciali 3D. Un lavoro che ha continuato a portare avanti anche dopo il trasferimento a Malta, avvenuto diversi anni fa per provare a sfidare il mitico “.com”. Ma c’è dell’altro: “da qualche anno mi sono appassionato al mondo dei tattoo. Così mi sono regalato un corso per tatuatore, ho preso una licenza e da un po’ di tempo faccio anche quello.”

Inoltre non va dimenticato anche il passato “musicale” di Amato, al quale si deve il nickname con cui è conosciuto nel poker. “Molti anni fa mi cimentavo nel rap, e mi facevo chiamare proprio “Trazaman”.”

Malta: anche i poker pro-grafici-tatuatori fanno le foto acchiappa-like

Malta ieri e oggi

Ma come è vivere a Malta oggi? A metà degli anni ’10 l’isoletta mediterranea era diventata un po’ l’El Dorado per giovani pokeristi, a caccia di un posto in cui poter giocare sulle room estere. La situazione, però, è molto cambiata rispetto ad allora: “Malta è cambiata tanto, è in crescita una forte tendenza razzista nei confronti di tutti gli stranieri. La ragione è legata a certi tipo di professionalità, per i quali chi viene da fuori viene in genere favorito rispetto ai maltesi. Così la convivenza non è più così pacifica come un po’ di tempo addietro. A ciò si aggiunge un forte aumento degli affitti e in generale del costo della vita, impensabilmente più alto rispetto a qualche anno fa.

Da un punto di vista pokeristico, poi ,è stato un mezzo disastro per molti. Quello del .com è un field immenso, ma a certi livelli è troppo difficile da battere. Intendiamoci bene, chi lo fa per lavoro può riuscirci, ma io sono diverso e ora tendo molto a godermi cose della vita che prima sottovalutavo. In generale mi piace sempre misurarmi con i più forti dell’online, ma ho smesso da tempo di avere tra i miei obiettivi quello di battere il .com.”

Coaching e umiltà

Come in altri ambiti competitivi, anche nel poker esistono i livelli. “Io non mi sono mai sentito in assoluto “forte”, ogni valutazione va rapportata al contesto. Ho certamente sviluppato un certo tipo di abilità e una grossa esperienza, infatti faccio anche da coach a chi me lo chiede. Ma non ho alcun tipo di problema a farmi coachare a mia volta da gente migliore di me, perché nel poker non c’è spazio per la presunzione: se c’è qualcuno che con qualità personali e lavoro è arrivato più in alto di me, è giusto che io paghi se voglio imparare qualcosa in più.”

Server e negazionisti

Raramente capita di intervistare un giocatore che ha appena conseguito un risultato così importante e trovarlo così disincantato. Allora mi lascio andare a una domanda “free style”, consapevole di toccare un tasto molto gradito alla persona che ho di fronte. Ma c’è un fil rouge che lega quelli del server truccato ai negazionisti del Covid?

“Ti devo rispondere così a bruciapelo? Sì, c’è ed è il fallimento del sistema educativo. E in questo includo sia il sistema dell’istruzione che la decadenza dei ruoli genitoriali. Non c’è più trasmissione di valori, non si insegna ai ragazzi la curiosità, la necessità di approfondire. Così trionfa il pressappochismo, che porta all’incapacità di interpretare i dati e la realtà che hai di fronte. E lo strumento di internet, di per sé potentissimo, è diventato un clamoroso boomerang.”

“Il disagio” (Spray su cotone, 2020)

Traza ieri, oggi, domani

Prima di salutarci, ricordando i vecchi tempi dei primi EPT giocati in Italia (2009) in cui ci conoscemmo, chiedo a Dario cosa rimpiange di se stesso e del poker di 11 anni fa, e a cosa invece non rinuncerebbe mai del Dario di oggi. “Di allora rimpiango un po’ quella fame, quella sfrontatezza che mi portava a sfidare i più forti sempre e comunque. Però al tempo stesso so di essere oggi la persona che vorrei grazie a tutte le scelte che ho fatto nella vita, comprese quelle sbagliate. A quelle non rinuncerei mai, nemmeno ad una.”

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