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Storie di Assopoker

Intervista a Giulio “FabioBorini” Sonnino: “non ha senso sentirsi qualcuno in questo gioco”

La simpatia e l'umiltà di uno dei giocatori più conosciuti del panorama pokeristico online italiano, Giulio "FabioBorini" Sonnino per la nostra rubrica "Le storie di Assopoker"

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28/05/2020 19:15

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Giulio Sonnino raggiunto da Assopoker

Chi segue le peripezie online dei migliori giocatori attraverso i nostri report quotidiani, sa anche che “FabioBorini” è uno dei giocatori che più spesso vengono citati tra un paragrafo e l’altro.

Con ogni probabilità la maggior parte dei nostri lettori conosce il proprietario del nickname appena citato, ma per quelli che ancora lo ignorano, stiamo parlando di Giulio Sonnino.

Romano, ormai quasi 31enne, Giulio dimostra in questa intervista tutta la simpatia e la sua umiltà.

È stato un piacere intervistarlo.

Ciao Giulio e grazie per il tuo tempo.

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La prima domanda che faccio a te, come di solito la faccio a tutti, è a schema libero, come agli esami della maturità. Dicci di te tutto quello che ci vuoi raccontare, dove vivi, quanto sei anziano, i tuoi interessi, i tuoi hobby, faziosità sportive ecc ecc. 

Sono un giovane vecchio o un vecchio giovane di Roma, vado per i 31, mi piace la buona forchetta e il bicchiere pieno da svuotare, magna e beve e non ce piace da lavorá ( come la canzone ), mi piacciono molto i giochi di ogni tipo, la Roma, e gli sport in genere, meditazione compresa cosi salvo qualche mouse“.

Voglio cominciare con col tuo nickname, FabioBorini, spesso ai vertici degli screen nei nostri report. So che lo avrai raccontato mille volte, ma perché hai scelto proprio quello?

Fabioborini viene appunto dalla Roma e dalla mamma della mia fidanzatina dei tempi, che quando si incazzava mordeva la mano come il buon Boro e, facendo una sorta di crasi, è uscito fuori il nick. 

A quei tempi davvero c’era solo qualche bet e qualche sit’n go da vero fish, ho iniziato dopo a studiare anche se i risultati non sono cambiati!!! 

Stiamo faticosamente uscendo da un periodo di lockdown che ci ha tenuto in casa per qualche mese. Come lo hai affrontato? 

Il lockdown è stato davvero duro e fonte di abbruttimento, immagino per tutta la popolazione.

Noi pokeristi siamo stati tra virgolette fortunati perché incanalare le energie nel lavoro ci ha permesso di soffrirne un po’ meno, anche se con un velo di opacità e senso di -che me li guadagno a fa se non li posso spende-, è stato sia una valvola di sfogo sia un periodo per giocare con maggiore frequenza e un atteso più alto“.

A proposito di questo, come sono andate le tue Series? Championship e Turbo? Puoi farci un sunto di ciò che hai giocato? 

Le Series bene, millemila 15 left ad eventi che contano e ossessione della medaglia, arrivata poi nell’evento piu “scemo” un 15€ 4max delle TCOOP... 

E più in generale come hai cominciato ad avvicinarti al poker? 

“Il poker l’ho scoperto post liceo con amici come tutti, ma inizialmente lo odiavo preferendo i giochi di carte napoletane x pagarmi i weekend, poi tra SNAI e siti vari di betting scoprii un po’ meglio il gioco e ho iniziato ad accantonare le piacentine. 

Se mi dovessi dare tre nomi di tuoi colleghi che giocano online, a chi daresti la tua preferenza in termini di tecnica e skill?

Nomi non farmene fare che se no scordo qualcuno o mi fai litigare che con molti sono loro amico. 

Però ti piazzo una menzione d’onore per –camosh- (Enrico Camosci, ndr) che veramente ha un cervello -diverso- e menzioniamo anche il giovane emergente –tortellinho- ( Stefano Stracquadaino, ndr )che già lo vedo braccialettato WSOP”.

Quanto è difficile oggi clickare per rimanere tra i migliori? E che tipo di accorgimenti occorre prendere per non farsi travolgere da avversari sempre più preparati?

“Bisogna sempre aggiornarsi e restare al passo per non farsi travolgere da gente che ha fame di soldi e vittorie e non pensare mai di essere arrivati perché è vero che vinciamo costantemente da anni, ma il nostro atteso annuo è lo small blind di una partita cash highstakes alla quale non arriveremo mai, per cui non ha molto senso sentirsi -qualcuno-, ma essere -grati- e -devoti- al lavoro che abbiamo scelto, questo sì”.

Il futuro di Giulio Sonnino?

“Smetterò quando inizierà a pesarmi giocare e quando la risposta a -quante ore lavori a settimana?- non sarà più -non lo so, non le conto- o se qualche altro progetto/business o idea mi appassioneranno più del poker.

Grazie mille Giulio.

“Ciao top, grazie a te”.

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