Gioco legale e responsabile

Storie di Assopoker

La storia di Jacopo, dealer in Inghilterra: “ci vuole tanto coraggio”

Jacopo Marcelletti ha deciso di mollare tutto qualche anno fa per inseguire quella che si è rivelata una passione: la carriera del dealer in un Paese straniero.

Scritto da
31/03/2021 18:32

1.804


Jacopo Maercelletti, da dealer a floorman

Jacopo Marcelletti, da dealer a floorman, qui dietro Romanello

Un commento su FaceBook dopo il nostro articolo sui dealer di qualche settimana fa, che tanto rumore fece tra gli addetti ai lavori, catturò la nostra attenzione e noi siamo andati a scovarlo per farci raccontare la sua avventura da dealer prima e floorman poi, in un paese straniero.

Jacopo, dealer in carriera

Lui si chiama Jacopo Marcelletti e questa è la sua storia.

Ciao Jacopo e grazie per il tuo tempo

Ci vuoi raccontare la tua professionale fin dagli inizi? 

“Mi è sempre piaciuto il Texas Hold’em, sin dal giorno in cui mio Nonno me ne spiegò le regole. 

Come chiunque altro, credo, iniziai giocando, fin quando capitai per caso sul canale Youtube di un dealer professionista americano. 

Fu amore a prima vista. Iniziai a fare pratica a casa, con risultati pressoché imbarazzanti. 

Poi l’occasione: un corso da poker dealer con possibile inserimento lavorativo. Mi dedicai anima e corpo per essere scelto e dopo solo due settimane Fabio Luisi e Gino Censori decisero che era tempo di mettermi al tavolo, sebbene il corso non fosse ancora terminato. 

Fu una sensazione grandiosa e giorno dopo giorno mi rendevo sempre più conto di come quella fosse la carriera che volevo intraprendere. 

Ricordo ancora quando dissi ai miei genitori che avevo deciso di lasciare Ingegneria per fare il poker dealer: mamma piangeva in cucina e papà spese non so quanto tempo a cercare di farmi ragionare, poi capirono che avevo un piano ben delineato in testa e che lo avrei portato avanti fino alla fine. “Basta che ti renda felice” concluse papà. 

A distanza di anni, hanno conosciuto questo mondo e sono i primi a sostenermi, perché hanno visto la passione e l’entusiasmo giornaliero che metto in questa professione. 

I primi mentori e la voglia di spiccare il volo

Cercai quindi di migliorare sempre di più, mossi anche i miei primi passi da Floorman per qualche serata nella mia città. 

Il mio floorman, Daniele “Omaha” e un collega che aveva fatto il croupier in Inghilterra per tanto tempo, mi avevano suggerito di candidarmi per qualche casinò britannico tramite alcuni agganci, ma non era così semplice. 

Poi, mentre guidavo in direzione Campione d’Italia per le WSOP 2017, la chiamata che aspettavo. In realtà furono due: Hippodrome Casino di Londra e Alea Casino di Nottingham. 

Solo Luca Palmieri, manager della Poker Room dell’Alea, si dimostrò davvero intenzionato a volermi, e ancora lo ringrazio per quell’interesse. Fu una grandiosa esperienza, due anni meravigliosi dove sono cresciuto tantissimo e dove abbiamo fatto grandi cose. 

Poi, nell’estate 2019, capitò l’occasione di applicare per una posizione da Supervisor all’Hippodrome Casino di Londra, e nello stesso momento venni contattato dal Dusk Till Dawn di Nottingham per lo stesso ruolo. 

Scelsi l’Hippodrome, ma dopo un mese orribile per diversi e troppi fattori, tornai sui miei passi nella città che tanto mi aveva dato, accettando l’offerta del Dusk Till Dawn, che nonostante avesse coperto il ruolo per il quale mi volevano, creò una posizione solo per me. 

L’opportunità di lavorare come Floorman nel Partypoker Millions 2020 è stato qualcosa di immenso”.

Confronto Bonus Poker

Questo comparatore confronta i bonus di benvenuto attualmente verificabili sui bookmaker italiani. Questa tabella ha una funzione informativa e i bookmaker sono mostrati a rotazione casuale.

Dealer in trasferta

Come sei arrivato, infine, a decidere di partire per un luogo straniero? Quali sono state le ragioni principali per le quali hai deciso di sradicarti dal territorio in cui sei nato e cresciuto?

“Siamo onesti: in Italia non c’è posto, ad oggi, per il poker. 

Lo sapevo dal primo giorno che decisi che questo sarebbe stato il mio lavoro, trasferirsi era una cosa inevitabile. 

La nostra professione non è riconosciuta, e se pensi che ci sono meno casinò in tutta Italia di quelli che ci sono in una città come Nottingham è facilmente comprensibile che se davvero vuoi intraprendere questa carriera, lasciare l’Italia è l’unica opzione. 

Non è facile, ci vuole molto coraggio. Tuttavia bisogna essere disposti a prendere scelte difficili per inseguire i propri sogni. 

Pensare di proseguire questa carriera in Italia è un percorso troppo incerto e instabile, non esiste alcun tipo di garanzia, e questa pandemia purtroppo ne sta mostrando brutalmente tutti i limiti”.

Pensi di aver fatto la scelta giusta?

“Mi viene in mente la risposta che mio padre darebbe a questa domanda (uno dei suoi aneddoti), e mi fa sorridere oggi pensare che dopotutto aveva sempre avuto ragione. 

Credo che sia difficile determinare se una scelta sia giusta o sbagliata. 

Posso sicuramente dire che è la scelta che volevo prendere e mi ha portato ad essere, oggi, lì dove volevo essere. 

Questa carriera, come ogni altra, è un lungo percorso di crescita, e non ho di certo intenzione di fermarmi. 

Sebbene mi manchino gli affetti, questa resta la scelta che mi rende felice ogni giorno”.

Il covid e la professione

Cosa consiglieresti a un ragazzo che fa una professione come quella del dealer e non riuscisse, in periodi esenti da covid, a sentirsi protagonista della propria vita e non esserne soddisfatto pienamente? 

“Credo che come prima cosa gli consiglierei di chiedersi cosa davvero vuole, e cosa è disposto a fare per raggiungerla. 

Alla fine dei conti è tutta una questione di scelte, e questo implica che, per avere una carriera in questo mondo così come in qualunque altro mondo, qualcuna la devi prendere. 

E’ un concetto generale, applicabile a qualunque tipo di carriera. Se poi non sei soddisfatto nel posto dove ti trovi, puoi perseverare nel tuo stato o fare qualcosa per cambiare la tua vita. 

Onestamente, non riuscirei a vivere sapendo di non aver dato sempre tutto me stesso. 

Nel mio piccolo, prima che questa pandemia e che la Brexit entrassero in gioco, ho suggerito a diverse persone di raggiungermi qui in Inghilterra. 

Ho aiutato come potevo e ho davvero fatto di tutto per renderlo possibile, ma ho capito una cosa: per vivere all’estero devi avere una mentalità pragmatica, organizzata e guerriera, a volte feroce. 

Non è facile, ed è fin troppo semplice perdersi e rinunciare. Decisamente non è per tutti”.

Parlando in soldoni, quanto può guadagnare un operatore ai tavoli che parte dal basso in una città come Londra o comunque in un Casinò del Regno Unito?

“Ho iniziato nel 2017 come Poker Dealer al salario minimo orario di £7.5, mance escluse, ma con giorni di malattia e ferie pagati, più vari perks (ingressi alla palestra o alla spa convenzionati, sconti, un sistema di punti convertibili in voucher spendibili in supermercati, Ikea, Amazon). 

Il salario minimo qui cresce ogni anno, ogni Aprile. Tra qualche giorno arriverà a £8,91 orari. 

Parliamo di circa £1.400 mensili lordi se lavori una media di 40 ore settimanali, sul quale paghi (circa) il 20% in tasse. 

Per mia esperienza personale non consiglierei Londra, in quanto gli affitti sono enormi mentre lo stipendio base non lo è quasi per niente (anche se le mance sono quasi un secondo stipendio). 

La retribuzione

Affittare un appartamento con due camere da letto a 40 minuti di metro ci costava oltre £2.000 al mese, mentre qui a Nottingham vivevamo a 5 minuti a piedi dal centro in un meraviglioso appartamento e pagavamo, con tutti i costi extra inclusi, circa £850 mensili (spesa da dividere con la mia partner). 

Una differenza notevole. 

Se vuoi, puoi scoprire QUI i bonus SENZA DEPOSITO dei principali concessionari legali italiani

Arrivare poi ad essere un Supervisor a Londra significa avere un fisso di £27.000 annuali più circa £7.000 annuali di mance, per lo stesso ruolo a Nottingham, così come in altre città inglesi, il salario è minore, ma la qualità della vita è estremamente migliore”.

Che possibilità ci sono di fare carriera? E che tipo di carriera?

“Mi sono trasferito nell’Aprile 2017, i primi di Settembre dello stesso anno ero già Poker Supervisor. 

Una cosa è vera, dell’Inghilterra: è una carriera molto meritocratica. 

Tengono incredibilmente conto del valore tecnico, ma soprattutto del valore umano di una persona, e quanto tu possa quindi giovare alla loro compagnia. 

Non che non esistano raccomandati, sia chiaro, però la percentuale è drasticamente minore rispetto all’Italia. 

Come una qualunque altra carriera, lavorare in un casinò ha tutti gli step, quindi hai la possibilità di crescere. 

Dipende molto dalla tua mentalità e dalla tua capacità, perché normalmente emergere non è semplice. 

Ovviamente puoi anche scegliere di progredire in un altro dipartimento. 

Alcuni poker dealer ora lavorano nel Cashdesk (per chi non conoscesse il mondo dei Casinò, è come se fosse una piccola banca all’interno della struttura) o nel Marketing, tanto per fare esempi”.

Il Dusk Till Dawn Casino

Quanto ti ha riconosciuto in termini percentuali, l’organizzazione statale e il tuo datore di lavoro, nel momento in cui è scoppiata la pandemia e sono state chiuse le case da gioco?

“Il governo inglese ha messo in piedi uno schema di aiuti per tutti non appena la pandemia è scattata a marzo 2020. 

Per tutti i dipendenti, il Job Retention Scheme ha garantito e garantirà fino a Giugno 2021 l’80% del salario, per poi diminuire progressivamente al 60% fino al 30 Settembre 2021. 

Il mio datore di lavoro e proprietario del Dusk Till Dawn Casino, tuttavia, ha fatto molto di più, garantendoci il 100% dello stipendio (straordinari inclusi) da Marzo a Dicembre 2020, usufruendo dell’80% garantito dallo stato e pagando di sua tasca il rimanente 20%. 

C’è anche da aggiungere che Rob (Yong, ndr) è stato il primo a decidere di chiudere il casinò, addirittura una settimana prima rispetto al Lockdown Nazionale, temendo per l’impatto che avrebbe potuto avere sulla salute pubblica”.

Solo rose e fiori

Le notizie che giungono dal Regno Unito per quanto riguarda la vaccinazione, sembrano positive. È davvero così? Oppure non è esattamente tutto rose e fiori?

“Per quanto irreale possa sembrare, è davvero così. 

Le vaccinazioni proseguono in maniera rapida ed efficiente, i numeri di contagi sono crollati e così anche le morti relative al Covid-19. 

Dal 29 di Marzo inizierà poi la graduale riapertura del paese. 

Secondo il piano del governo, entro fine Luglio (ma probabilmente prima) la prima dose del vaccino sarà offerta (e somministrata) a ogni cittadino maggiorenne. 

Se vuoi, puoi scoprire QUI i bonus SENZA DEPOSITO dei principali concessionari legali italiani

C’è da dire che le manovre, qui in Inghilterra, sono state molto dure, anche senza autocertificazioni. 

Il Lockdown Nazionale da noi è stato più lungo rispetto a quello Italiano, e molti posti di lavoro fanno test a giorni alterni a tutti i dipendenti, ragione per  cui i nostri numeri erano ampiamente superiori a quelli di altri paesi. 

Basti pensare che la media di tamponi giornalieri inglese è stata anche 5 volte superiore a quella italiana”.

Le date per la riapertura

Avete ricominciato a lavorare attivamente e se no, ci sono date in questo senso?

“No, siamo ancora a casa ad oggi. 

Ai Casinò la riapertura sarà permessa dal 17 Maggio (se non peggiora nuovamente la situazione) e da quel che so molti si stanno organizzando per riaprire in quella data. 

Per noi del Dusk Till Dawn, non c’è ancora una comunicazione ufficiale sulla riapertura. 

Abbiamo imparato quanto Rob tenga alla salute dei giocatori e credo fortemente che voglia valutare attentamente la situazione prima di annunciare la riapertura”.

Grazie Jacopo. 

Grazie a te e a presto!

Questo il commento che Jacopo postò su FaceBook all’indomani del nostro articolo:

Un amico ha condiviso questo post e sono così riuscito magicamente a leggerlo.

Vorrei innanzitutto dire che apprezzo moltissimo il racconto dei miei colleghi. Anche se non ho direttamente avuto il piacere di lavorare con loro, sono pietre miliari di questa professione, e nutrono il mio immenso rispetto.

È innegabile che la poker industry è stata colpita con incredibile durezza dalla pandemia, ma vorrei sottolineare che, quantomeno per chi vive in Italia, sebbene questa situazione fosse imprevedibile, non era comunque possibile intravedere un futuro roseo. Tra regolamentazioni assenti e uno scarso interesse a legalizzare una professione riconosciuta globalmente, dobbiamo convenire che la scelta di intraprendere questa carriera nel Bel Paese era un completo salto nel vuoto.

Io ad esempio, riconosciuto questo limite della nostra Nazione, ho preferito fare i bagagli e inseguire il mio sogno in un altro paese.

Lockdown lungo anche per i dealer

Qui in Inghilterra il lockdown è stato anche più lungo, sono a casa da Marzo 2020 ma sono pagato sin dal primo giorno di chiusura. Ho percepito il 100% del mio stipendio fino a dicembre, overtime inclusi (80% garantito dallo stato, 20% pagato di tasca dal mio employer, che ha fatto decisamente più di una semplice extra mile), e da dicembre ne percepisco l’80% (quello appunto garantito dallo stato). Certo, amici in questo settore che lavoravano in altri casinò sono stati vittime di redundancies, ma la percentuale di chi ha subito redundancy e di chi è invece stato riallocato in un diverso dipartimento è decisamente in favore del secondo gruppo.

Con questo cosa voglio dire:

Da quando sono qui, sia da supervisor sotto l’ala dell’eccelso e mai banale Luca Palmieri, sia da TD al Dusk till Dawn, ho suggerito a molti dei miei amici e colleghi di trasferirsi. Ho proposto un lavoro, un salario decente, aiuto in ogni modo.

Sono consapevole che vivere all’estero non è per tutti, ma leggendo parole di amore di chi fa parte di questo settore come me.

Non riesco proprio a comprendere come sia possibile rinunciare al proprio sogno per “vivere sereni” in Italia.

Perciò, per quanto la pandemia sia stata davvero peggio di un runner runner sfortunato, dobbiamo ammettere, forse, che qualcosa di più (in generale, non nello specifico dei professionisti nell’articolo) avremmo potuto, e forse dovuto, far”la.