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Storie di Poker

Dalla guerra al terrorismo al braccialetto WSOP: la seconda vita di Jessica Dawley

Oggi Jessica Dawley è una giocatrice di poker professionista, ma dal 2001 al 2007 ha fatto parte della United States Air Force in qualità di analista. Un periodo intenso, in piena epoca della lotta al terrorismo dopo l’11 settembre, che ha contribuito a renderla ciò che è oggi.

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18/08/2019 10:50

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Quando Chris Moneymaker vinceva il WSOP Main Event 2003, dando vita all’epoca d’oro del poker, Jessica Dawley si trovava letteralmente dall’altra parte del mondo. Ma non seduta al tavolo di qualche torneo esotico, bensì a combattere Al Qaeda e Osama Bin Laden.

A quei tempi, per Jessica il poker era poco più di un passatempo, per quanto le sue qualità da giocatrice già spiccassero rispetto a colleghi ed amici. Mandando avanti il nastro della sua intensa vita, fino ad arrivare ai giorni nostri, la Dawley è una professionista da oltre 1 milione di dollari vinti in carriera, compreso un braccialetto alle World Series of Poker.

 

Jessica Dawley

Jessica Dawley

 

L’11 settembre, ovvero quando il mondo cambiò per sempre

Quando la notizia degli attentati alle torri gemelle di New York irruppe nelle televisioni di tutto il mondo, chi vi scrive aveva 18 anni e si stava preparando a vivere uno degli ultimi pomeriggi di sole e calcio all’oratorio. Era il 2001, un martedì, e la scuola era cominciata soltanto il giorno prima e compiti e interrogazioni sembravano preoccupazioni ancora piuttosto lontane.

Oltreoceano, una ragazza di vent’anni nata nell’Indiana, più precisamente a Palmyra, nemmeno 1.000 abitanti, fu spedita negli Emirati Arabi Uniti, a servire il suo paese come intelligence analyst nella Air Force, l’aeronautica militare americana. Quella ragazza si chiamava Jessica Dawley.

Dopo il diploma, Jessica aveva deciso di seguire le orme del fratello, il colonnello Shawn Dawley, buttandosi nella carriera militare nell’aprile del 2001, cinque mesi prima di quel fatidico 11 settembre: “Io e lui abbiamo servito insieme nello stesso posto per un po’”, ricordava la Dawley in un’intervista pubblicata su PokerNews. “Era bello avere qualcuno di famiglia vicino, ma mia mamma fu devastata quando entrambi fummo chiamati per andare negli Emirati.

Un’esperienza durissima, che ha cambiato non solo il mondo, ma anche la stessa Jessica Dawley: “Sono una persona migliore, senza dubbio. Oggi mi manca il cameratismo, quel modo che avevamo di stare insieme e combattere ogni circostanza terribile. Ho imparato ad apprezzare la vita e ciò che le persone hanno da offrire”.

Passare anni al fronte, a combattere il terrorismo – seppure non in prima linea – inevitabilmente ti cambia dentro. Pur non imbracciando mai un’arma da fuoco, Jessica di orrori ne ha visti; compagni che tornavano dalle missioni senza un braccio o una gamba, o compagni che… non tornavano proprio: “Mette tutto in prospettiva. Ecco perché non sopporto quando la gente si lamenta di str*****e. Ci sono cose peggiori del poker e delle bad beat, molto peggiori.

 

Jessica Dawley

Jessica ai tempi dell’aeronautica (photo courtesy of PokerNews)

 

Dalla Air Force ai tavoli da poker

Il passaggio dall’aeronautica militare ai tavoli da poker può sembrare non così immediato, ma la realtà è che le carte hanno sempre fatto parte della vita di Jessica. Sin da quando a 7 anni, lo zio Steve gli insegnò il Texas Hold’em.

La Dawley adorava fare sport, la pallavolo e il softball soprattutto, ma la sua voglia di competere fu messa a dura prova a causa di alcuni seri infortuni ai tempi delle scuole superiori: “Ecco perché cominciai a giocare più spesso a poker: potevo continuare ad essere competitiva, anche se non dal punto di vista fisico.

Proprio durante gli anni delle superiori, Jessica cominciò a partecipare ad alcune partite con il fidanzato e gli amici di lui. Era l’unica donna, ma questo non le impediva di tornarsene a casa con un sacco di monete da 50 centesimi: “A volte la mia borsa pesava così tanto che dovevo farmela portare dal mio ragazzo”.

Dopo il servizio all’aeronautica militare, Jessica Dawley si lauerò in marketing e management all’Università di Louisville e cominciò a pensare che sì, giocare a poker da professionista poteva diventare un vero lavoro per lei, tanto da vivere per due anni (2008-2010) a Las Vegas.

“I miei genitori mi hanno sempre supportato –  ha svelato – Mio padre è talmente gasato che si vanta di avere una figlia che gioca a poker. Senza il loro supporto, sarebbe stata molto più difficile”.

Jessica Dawley vince ancora

“Per me è il poker è come un business, uno dei più duri che ci sia”, raccontava Jessica Dawley a PokerNews, dopo aver vinto il suo primo braccialetto alle WSOP 2008.

Più precisamente, Jessica si è portata a casa il Ladies Championship da $1.000 di buy-in, incassando $130.230: “Una sensazione pazzesca riuscire finalmente a conquistare il primo posto, senza doversi preoccupare di splittare o di uscire al 5° o al 6°. Non vincevo da tanti anni, è stato grandioso”.

Recentemente, la Dawley né tornata alla vittoria conquistando un evento del SHRPO, un torneo da $2.650 di buy-in con un montepremi garantito di $1 milione, dove ha battuto in heads-up Faraz Jaka, per una prima moneta da $204.610.

Per una ragazza che ha combattuto la guerra al terrorismo, una passeggiata di salute.

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