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ABC del Poker · Strategie di Poker

Come leggere la mano dell’avversario ragionando in base ai range

Quando si tratta di restringere il range di mani dell’avversario in una mano di poker, occorre tenere in considerazione tre fattori: il tipo di giocatore, le puntate effettuate nel corso della mano e la texture del board.

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14/01/2019 14:25

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Il range è uno dei concetti più importanti nel poker per capire come meglio affrontare un avversario durante un piatto, perché ci permette di descrivere al meglio come pensa un player e conseguentemente di prevenire le sue mosse.

Ragionare sui range è una buona abitudine che ogni giocatore dovrebbe sviluppare, una volta imparate le basi del poker. In questo articolo cercheremo di capire meglio proprio come pensare strategicamente basandosi sui range.

 

poker range

Quando si dice il top del range, eh?

 

Il primo passo: conoscere l’avversario

Il fondamento di ogni strategia di poker, dalla più basilare alla più avanzata, è inevitabilmente la conoscenza del tipo di avversario. Per ragionare in base ai range occorre capire lo stile e le tendenze di gioco altrui. Non sempre è possibile, anche se spesso bastano poche mani per avere almeno un’idea di come giochi un avversario.

Qui ci vengono in aiuto le classiche macrocategorie del poker:

  • Tight-passive: un giocatore che gioca poche mani, facendo spesso check e call;
  • Tight-aggressive: un giocatore che gioca poche mani, però puntando e rilanciando;
  • Loose-aggressive: un giocatore che gioca molte mani, puntando e rilanciando;
  • Loose-passive: un giocatore che gioca molte mani, però facendo spesso check e call

Ci sono naturalmente tante sottocategorie e varianti, finanche sfumature, ma nonostante ciò queste quattro classificazioni sono un primo passo molto utile per ragionare in base ai range.

Identificare i range di mani

Aiutiamoci con un esempio. Diciamo che il nostro è un avversario tight-passive, una vera roccia che di rado investe volontariamente qualcosa nel piatto; uno che folda quasi tutto e che negli ultimi cinque o sei giri ha mostrato solo un A-K. Già così dovremmo capire molto dei suoi probabili range…

Ad un certo punto, questo player apre da early position e noi chiamiamo da bottone con 8 8 . Il flop è Q , 7 6 e opponent punta due terzi del piatto.

Per identificare i range di mani di solito teniamo in considerazione tre elementi: il profilo dell’avversario, le puntate effettuate sino a quel momento e la composizione del board. Qui abbiamo un tight-aggressive che ha rilanciato da early position (cosa piuttosto insolita per un player del genere) e che poi è andato in c-bet su un board abbastanza sconnesso.

Informazioni più che sufficienti per ridurre il suo range, molto probabilmente composto solo da mani completate come pocket pair alte o A-Q: insomma, meglio foldare 8-8.

Profilo, puntate, composizione del board

Adesso prendiamo questo stesso giocatore tight-aggressive e spostiamolo sul cutoff, mantenendo inalterati gli stessi elementi della mano precedenti. Adesso possiamo sicuramente allargare il suo range includendo anche mani come A-K, A-J e A-T, qualche coppia media e magari persino qualche suited connector.

Contro un giocatore del genere, la nostra coppia di 8, che nel primo esempio era in svantaggio, qui è decisamente avanti a molte delle possibili combinazioni altrui, perciò invece di foldare qui chiamiamo e vediamo un 2 scendere al turn, dove opponent fa check.

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La combinazione del suo profilo di giocatore, delle puntate sin qui effettuate e la composizione del board ci aiutano a restringere il range: possiamo rimuovere pocket pair e altre mani completate, dopo questo check, lasciando A-K, A-J, A-T e forse J-T suited, T-9 suited e 9-8 suited.

Puntiamo mezzo piatto e oppo chiama. E adesso?

Da quel range ristretto, le mani più probabili diventano A K , A J , A 10, 10 9 e 9 8 , mentre le altre mani non suited e J-T sono molto meno probabili.

Restringiamo i range, non allarghiamoli!

Potremmo anche essere tentati di includere nel range mani come Q-x, ma avevamo già stabilito che un player del genere avrebbe puntato con una mano completate al turn, mentre qui l’avversario ha fatto check-call.

È proprio a questo punto che molti principianti si incartano: mentre la mano prosegue, i range andrebbero ristretti grazie alle nuove informazioni raccolte, mai allargati a causa di nuove carte che in qualche modo fanno dimenticare le azioni dell’avversario nelle street precedenti.

Per esempio, supponiamo che l’avversario faccia check-call al turn e che il river porti un A . Lui fa di nuovo check: è più probabile che abbia A-x ora? O è davvero cambiato qualcosa rispetto al turn?

Prima del river avevamo già eliminato tutte le combinazioni A-x dal range di oppo, a parte le più specifiche (A K , A J e A 10). Il suo check sull’asso qui non dovrebbe cambiare proprio nulla: è un player aggressivo e potrebbe puntare dopo aver accoppiato un asso, ma se è anche un buon giocatore potrebbe pure fare check-call.

Contro un avversario del genere, fare check-behind con 8-8 è probabilmente la cosa migliore, dato che oppo non chiamerebbe senza un asso (o qualcosa di meglio di una coppia di otto).

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