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Tre cose da sapere prima di fare check-raise

Il check-raise è una mossa che dovrebbe appartenere all’arsenale di qualsiasi buon giocatore di poker: ma come e quando farlo? Occorre valutare i range e come interagiscono con il board, la frequenza e la size di c-bet e trovare un punto di equilibrio.

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08/05/2019 10:30

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Oggi che la continuation bet nel poker è una mossa praticamente standard, un uso sapiente e consapevole del check-raise diventa fondamentale quando si è costretti dalle circostanze a giocare da fuori posizione.

Quando un giocatore non sfrutta il check-raise nonostante le condizioni lo permettano, sostanzialmente rinuncia a tutta la propria equity permettendo al proprio avversario di realizzare al 100% la sua. Ecco dunque tre concetti da sapere prima di piazzare un check-raise, concetti che si applicano alla perfezione in particolare nelle situazioni di gioco tra big blind e bottone.

 

check-raise

Check-raise, un’arma potentissima nel poker

 

Valutare i range

La prima cosa su cui ragionare è il modo in cui i range di entrambi i giocatori interagiscono con il flop. Intuitivamente, occorre evitare di fare check-raise su flop che favoriscono nettamente il range dell’avversario, mentre è doveroso attaccare quei board che favoriscono il nostro.

Supponiamo di rilanciare da UTG in una partita 6-handed e di essere chiamati dal big blind. Dato che abbiamo assunto il ruolo di aggressori del pre-flop, il nostro range percepito contiene molte più mani forti rispetto al big blind. D’altro canto, il tipico range di difesa del big blind contiene alcune mani che noi non giocheremo quasi mai da UTG, come 9-7 suited o 4-3 suited.

A seconda del flop, il range del big blind può anche passare in vantaggio, ma sulla maggior parte dei flop sarà comunque favorito l’aggressore. Ecco una lista di flop sui quali non andrebbe mai fatto check-raise da big blind, perché questo genere di board favorisce il raiser del pre-flop:

  • K J 10
  • Q J 10
  • A A K

Tuttavia, ci sono alcuni flop che favoriscono il range di check-raise del big blind, come ad esempio:

  • 9 7 5
  • 6 4 3
  • 10 6 3

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Frequenze e size di c-bet

La dimensione e la frequenza di continuation-bet dell’avversario influiscono parecchio sul tipo di range di check-raise da adottare. Più informazioni abbiamo sotto questo punto di vista, meglio possiamo adattare la nostra strategia di check-raise: meno alta è la frequenza di c-bet, più ristretto dev’essere il range di check-raise; più spesso l’avversario va in continuation bet, più il range di check-raise dev’essere ampio.

Anche la dimensione della puntata è importante. Le c-bet con size più piccole spesso indicano un range relativamente ampio e variegato, che permette al big blind di fare check-raise più spesso. C-bet corpose, invece, coincidono di norma con un range più polarizzato contro qui è meglio reagire foldando o chiamando.

Bilanciamento

Quando si piazza un check-raise, è importante avere un range bilanciato che includa sia mani forti sia bluff, specialmente contro avversari di qualità.

Consideriamo un esempio un po’ estremo. Un giocatore da big blind fa check-raise solo quando floppa doppia coppia o un set. La strategia di questo player è exploitable in almeno due modi:

  • Il giocatore in posizione può tranquillamente foldare ogni volta che subisce un check-raise, continuando solo con mani che battono una doppia coppia.
  • Quando il big blind fa check-call, il giocatore in posizione può puntare spesso al turn e al river, perché con una mano forte il suo avversario avrebbe rilanciato.

L’esempio è un po’ estremo, ma serve a capire bene perché sia necessario includere nel range di check-raise sia le mani forti sia i bluff.

 

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