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Matt Berkey spiega quanto è facile outplayare Phil Hellmuth nel cash game

Phil Hellmuth è uno dei più grandi di sempre, ma è risaputo che il cash game non sia la sua dimensione. Lo sa bene Matt Berkey, top reg delle partite high stakes di Las Vegas, sicuro di poterlo leggere come un libro aperto

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03/06/2019 19:03

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Non è sempre facile riuscire a imporre il proprio gioco sugli avversari con uno stack piccolo e una fastidiosa tendenza a chiamare di tutto preflop. Questa è la descrizione di un giocatore poco competitivo, eppure spesso capita, anche ai top player, di “incartarsi” di fronte a chi, pur non avendo lo stack per farlo, decide di vedersi il flop sempre e comunque.

Ci siamo passati tutti: siamo a un tavolo di cash game e un giocatore loose passive con uno short-stack apre il gioco dal bottone. Noi abbiamo A-Q dal big blind e 3-bettiamo, lui chiama e il flop è K-2-5. Cosa si fa in questo caso, considerando che lo stack del nostro avversario è troppo piccolo per consentirci di articolare un bluff su tutte le streets?

Matt Berkey ha provato a rispondere alla domanda su come gestire un avversario loose-passive in un video sul suo canale YouTube. Il regular delle partite più alte di Las Vegas lo ha fatto analizzando una mano giocata al tavolo di Poker After Dark, contro un giocatore che non può non considerare tra i meno competitivi nel cash game: Phil Hellmuth.

Risultati WSOP 2018 Phil Hellmuth

Phil Hellmuth

Matt Berkey legge Phil Hellmuth come un libro aperto

“Ho giocato questa mano contro l’unico e inimitabile Phil Hellmuth“, dice Berkey. Poi spiega che Phil si era seduto al tavolo con appena $7.500 sui blinds $100-$200, mentre tutti avevano ben oltre i $20.000.

“Incredibilmente, Phil era orgoglioso di se stesso per essere entrato in una partita con blinds $100-$200 e straddle quasi fisso di $400 con appena $7.500 davanti. Voglio fare l’analisi di questa mano per dimostrargli che commette errori madornali con questo stack e non può che ottenere pessimi risultati”.
Tutto nasce da una lettura ben precisa di Matt Berkey. Stando al pro americano, “Poker Brat” sarebbe molto prevedibile.

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“Non voglio entrare troppo nei dettagli, ma posso dire di avere una ottima lettura su Phil Hellmuth. Nel tempo ho capito che quando è shortstack e rilancia lo fa con la parte più marginale del suo range, quella con cui non può limp/callare e con la quale allora rilancia sperando di over-rappresentare la sua mano. Quando limpa, invece, ha spesso il top range, ma il suo range di limp è composto anche da piccole pocket pair che gli permettono di set-minare. Quando limpa può avere da 2-2 a A-A“.

La mano: come outplayare Phil Hellmuth

Fatta questa premessa, per Matt Berkey è un gioco da ragazzi outplayare Phil Hellmuth.

“In questa mano apre il gioco a $700 e voglio attaccarlo. Ho 7 6 e invece di flattare lo aggredisco, perché ha uno stack di 35 big blind e so bene che in questa situazione non si inventa mai nulla: chiama e poi gioca hit or miss, quindi se floppa qualcosa prosegue, se ha missato folda sempre. In questo modo mi dà la possibilità di fare un bluff molto economico e sicuro post-flop“.

Questa è la teoria, ma funziona anche nella pratica? Phil Hellmuth è davvero così prevedibile? Una sola mano non è un sample size, ma questa va proprio come pianificato da Berkey.

“È esattamente ciò che succede in questa mano: lui apre a $700 e io 3-betto a $1.700, abbastanza da mantenere l’iniziativa su altri giocatori e avere uno stack effettivo postflop di circa due volte il piatto. Il flop  è 10 8 3 , lui fa check e io punto piccolo, $1.000 sul pot di $4.000, perché come ho detto è molto prevedibile: se ha hittato chiamerà o rilancerà, in tutti gli altri casi folderà. Come da copione, Phil folda di fronte alla mia piccola bet“.

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