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Ryan Leng: “quando decisi di flattare gli assi e vinsi il braccialetto”

Flattare gli assi a un tavolo finale è una scelta coraggiosa, soprattutto quando stai giocando per il braccialetto WSOP. Ma Ryan Leng lo ha fatto qualche edizione fa e ce ne ha spiegato il motivo.

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12/04/2021 17:58

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Flattare gli assi

Ryan Leng: Flattare gli assi alle WSOP

Ryan Leng vinse il suo primo, e per ora unico, braccialetto alle WSOP del 2018, sfiorandone un altro nella edizione del 2020, quando chiuse al secondo posto, l’evento #24, un 8-handed. Scrisse poco tempo dopo un pezzo su una mano particolare dove decise di flattare gli assi al tavolo finale.

Flattare gli assi al final table

Con otto giocatori rimasti nell’evento # 51 delle World Series of Poker 2018, il $ 1,500 No-Limit Hold’em – Bounty, ho giocato una mano che potrebbe essere stata il vero e proprio paradigma della mia prima vittoria di un braccialetto. 

C’erano un paio di fattori importanti da considerare che hanno influenzato il mio processo di pensiero in questa mano.

Innanzitutto, le considerazioni dell’ICM hanno definito il mio percorso decisionale a questo tavolo finale. 

Il secondo fattore più importante che ha giocato un ruolo in questa mano, è stata la mia comprensione della percezione che il mio avversario aveva di me. 

Penso che questa sia un’abilità molto sottovalutata nel poker e un’area in cui sento di eccellere.

La combinazione della strategia che stavo usando a causa delle implicazioni dell’ICM e la mia consapevolezza dell’immagine percepita dal mio avversario di me, si sono combinate perfettamente in una delle mani più importanti della mia carriera nel poker fino ad ora.

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La situazione

Diamo prima uno sguardo alla situazione in cui ci trovavamo da una prospettiva ICM.

Ero rimasto in bilico tra 30-40 big blind in un posto molto fortunato, avendo i due stack maggiori e i miei tre avversari più duri tutti seduti direttamente alla mia destra. 

Con otto giocatori rimasti, il prossimo giocatore eliminato riceverà $ 28,247. 

Prima di questa mano, ero in terza posizione nel count parziale, con i primi tre posti che pagavano tutti più di $ 120K. 

Ciò significava che il mio obiettivo era giocare con uno stile a varianza molto bassa e cercare di evitare qualsiasi confronto importante senza molto valore.

I due grossi stack alla mia destra stavano aprendo molti piatti. 

Erano consapevoli del potere dell’ICM che avevano su di me e vedevano che non stavo cercando di entrare in nessuna guerra di rilanci preflop che potesse potenzialmente portarmi ad essere eliminato all’ottavo posto mentre partivo con uno stack da top 3.

Tagliare il range di 3Bet

Quindi, ho deciso di diminuire drasticamente la maggior parte del mio range di 3Bet rispetto all’apertura della loro posizione iniziale, e flattare il mio intero range. 

L’ho fatto per evitare salti mortali standard come AK contro JJ, e anche per rimandare le decisioni importanti nelle strade successive. 

Ho molta fiducia nel mio gioco postflop e più andiamo avanti nelle mani, più informazioni diventano disponibili e più grande è il mio vantaggio.

In precedenza avevo flattato contro un giocatore che aveva aperto da early position. Io avevo asso-re e sono finito allo showdown vincendo un piatto di dimensioni medio-piccole. 

Questa informazione era cruciale nella grande mano che stavo per giocare.

Preflop: flattare gli assi 

Con i bui a 30.000 / 60.000 con un ante di 10.000, Mark Mazza ha aperto da early position a 125.000 con uno stack di circa 35 big blind. 

Mark era uno dei suddetti giocatori alla mia destra, inserito tra i due big stack, e mi aspettavo che aprisse ragionevolmente tight da questa posizione.

L’action è arrivata a me da hijack e ho spillato a a . 

Intuitivamente potresti pensare che dovremmo sempre 3Bettare qui perché Mark ha un range di apertura abbastanza forte. 

Tuttavia, sapevo che Mark era un giocatore molto acuto ed era consapevole che non avevo three-bettato asso-re preflop in una situazione simile, come scritto in precedenza.

Con Mark che ne è consapevole, oltre ad essere consapevole della propria immagine percepita, ho pensato che la mia three-bet sarebbe stata sembrata super-nutt e lui sarebbe stato in grado di passare alcune mani molto forti. 

Sapevo anche che Mark sapeva che mi piace fare mosse postflop, quindi se avesse preso un pezzo abbastanza importante del board avrei potuto ottenere buone parti del suo stack al flop o al turn.

Quindi, ormai totalmente e dolcemente ostaggio della strategia che stavo adottando, cioè flattare il mio intero range contro le aperture da EP, ho deciso di andare avanti e rimanere in equilibrio, decidendo di flattare gli assi. 

Ero anche consapevole che c’erano anche più stack ridotti dietro di me che avrebbero potuto decidere di iso-shovare sull’apertura di Mark e sul mio flatting, ma ciò non successe.

Il raise al flop

Tuttavia gli altri hanno foldato e io e Mark siamo andati heads-up su un flop q 7 3 . 

Mark è andato in CBet con una puntata di 150.000 e ho deciso di fare un piccolo rilancio a 335.000.

Su questo board mi aspettavo che Mark avrebbe potuto 3bettare se avesse una mano come KK, AQ e forse KQ-suited. 

Potrebbe aspettarsi che io rilanci alcuni progetti e anche alcuni bluff puri, semplicemente attaccando la sua continuation bet con un range che probabilmente includerà anche molte combo di AK. 

Fortunatamente per me, Mark aveva a q ed è andato all in. 

Non credo che abbia davvero molte possibilità di fare qualcos’altro con quella mano e in quel punto contro di me. 

Ho instant-callato e gli assi hanno retto, balzando in testa alla classifica ed eliminando Mark all’ottavo posto.

Con il comando e la posizione sia sul secondo che sul terzo in chips, ero libero di abbandonare la mia strategia precedente e passare all’offensiva. 

Alla luce di questa nuova dinamica al tavolo, sono stato in grado di vincere il mio primo braccialetto e questa mano la terrò sempre dentro i cassetti della mia memoria.