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Liquidità condivisa: le ragioni della firma dei Monopoli con Francia & C. La tassazione e le comunicazioni con Sogei

Le ragioni che hanno indotto i Monopoli a firmare un accordo per la liquidità condivisa con i tre partner europei. I dettagli tecnici del nuovo mercato.

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07/10/2017 11:03

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C’è voluto parecchio tempo, molti mesi di studio, prima di arrivare a sottoscrivere un accordo formale per creare un mercato europeo del poker online, alternativo al dot com. Le piattaforme estere, ogni giorno, hanno la capacità di attrae sempre più giocatori professionisti (che muovono volumi importanti), svuotando i mercati regolamentati. Da qui è scattato il piano studiato da ADM (Monopoli) e Arjel (ente regolatore francese), con la collaborazione degli altri enti governativi.

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L’Azione dei Monopoli contro il gioco illecito

E’ stata una scelta ponderata da parte dei Monopoli (che molti anni fa ottennero una delega per legge) e nulla è stato dettato dalla fretta. Ed il Governo, ed in particolare il Ministero dell’Economia, proprio  in questi giorni ha lodato l’azione di ADM nel contrasto al gioco illecito.

Nel DeF (Documento di Economia e Finanza 2017), approvato dalla Commissione Finanze della Camera, il Ministero scrive: “Rilevati altresì positivamente i risultati delle attività di verifica e di controllo ottenuti nel 2016 dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli, che hanno consentito di riscuotere circa 34 miliardi di euro nel settore dei prodotti e delle risorse naturali soggetti ad accisa, nonché di contrastare le pratiche illegali nel comparto del gioco pubblico, riscuotendo 10,5 miliardi di euro“.

Vi è quindi un allineamento del Governo con i Monopoli nella riduzione dell’area del gioco non autorizzato. E la liquidità condivisa può senza dubbio rendere più attrattivo il mercato legale italiano del cash game, interrompendo  una diaspora verso l’estero che dura da anni da parte dei nostri giocatori.

L’accordo di luglio e gli impegni internazionali presi

Le stesse autorità italiane, sottoscrivendo l’ accordo di luglio, si sono impegnate con i colleghi di Francia Portogallo e Spagna. In particolare spagnoli e francesi affermano di essere pronti dal punto di vista tecnico per la partenza. Parigi  e Madrid sono consapevoli che senza il condiviso, i giocatori che sarebbero incentivati ad un esodo di massa e a prendere le distanze da tutto il resto.

Perché è stato voluto il nuovo mercato

Le autorità italiane hanno sempre affermato che era importante creare un pool alternativo per fare in modo che i nostri players giocassero in un ambiente sicuro e attrattivo. Il poker online è sempre stato un gioco di liquidità ed è nato modellato su un field internazionale. Chi va contro questo processo, non vuole di certo il bene del poker e dei giocatori. Ed in particolare incentiva i players a guardare ad alternative all’estero (il pericolo per la sicurezza degli stessi sono in particolar modo le piattaforme cinesi sempre più affollate), visto che lo stagno (cash game) si sta riducendo sempre di più.

Con i mercati chiusi, in questi anni, molti players professionisti italiani si sono trasferiti all’estero per giocare sul .com. E lo stesso lo hanno fatto i francesi e gli spagnoli. L’unico modo per arginare questo esodo di massa è quello di creare un mercato unico tra mercati regolamentati europei.

Sia chiaro: non è abolendo il poker o il gioco in generale che si risolvono problemi di dipendenze etc. Vi è solo uno spostamento della spesa da un mercato (legale) ad un’altro (non autorizzato). Tutto il resto è frutto del solito manifesto demagogico che nasconde ben altro. Le nostre autorità, con maturità, hanno preso atto di tutto ciò ed hanno studiato un modello alternativo, considerando che il poker è diventato un fenomeno di massa popolare, lontano da logiche regolatorie nel 2005/06 nel Vecchio Continente.

Mercati segregati fallimento storico

Sia ADM che l’Arjel francese si sono resi conto che i mercati segregati sono stati solo un fallimento (il cash game è morto anno dopo anno), forse a vantaggio di pochi, visto che il poker è  un gioco che vive solo con la liquidità internazionale. Lo stesso pensano gli spagnoli che, in una recente relazione ufficiale governativa, esaltano il modello danese.

Francia, Spagna ed Italia, al momento, sono gli unici mercati regolamentati ancora chiusi. Tutto il resto d’Europa ha aderito alla liquidità internazionale: Belgio, Gran Bretagna, Danimarca, Malta, Estonia, Bulgaria, Romania, la lista è lunga. Austria e Finlandia hanno dato vita alla prima liquidità condivisa europea.

La Slovenia che ha sospeso le operazioni in vista della nuova regolamentazione, ha già fatto capire che il suo modello sarà aperto. Insistere con i mercati segregati va quindi contro la natura del poker stesso.

Le trattative e la scelta finale dei Monopoli

In questi lunghi mesi, vi sono stati colloqui e trattative sia con i francesi per una liquidità regionale (così l’ha definita la Dottoressa Petralia, responsabile per l’online di ADM) che con UK (pre Brexit) per un progetto di liquidità più internazionale (condivisione del field dot com).

Alla fine Governo e ADM hanno scelto, dopo mesi di riflessione, la Francia come partner perché offriva ampie garanzie dal punto di vista della sicurezza degli utenti, riciclaggio etc.

Stabilita la tassazione

Come più volte abbiamo scritto ed anticipato, è stato deciso che ogni Stato coinvolto nell’accordo, manterrà il proprio sistema di tassazione. Questo cosa vuol dire? Che il “problema”  si sposta dagli enti regolatori agli operatori. Saranno le rooms a stabilire la rake valida per tutti i players.

Questo vuol dire che le piattaforme sanno già che avranno margini buoni nel cash game con i players italiani mentre i profitti saranno più esigui con quelli francesi e bilanceranno la rake di conseguenza per tutti. Operazione che avviene ogni giorno sui network internazionali che operano sul .com dove ci sono stati come UK e Danimarca che hanno sistemi impositivi differenti. Tiutto molto basic e lineare.

Naturalmente poi le rooms verseranno le tasse dovute ai quattro governi calcolandole in base alla partecipazione numerica dei players di varia nazionalità.

Scambio di informazioni con Sogei

Sono state delineate anche le dinamiche tecniche e di comunicazione. Come noto, questo accordo punta ad uno scambio di informazioni tra i paesi coinvolti. E’ stato definito che Sogei avrà a disposizione tutte le informazioni (su tornei, tavoli etc con i codici dei giocatori stranieri) e se poi le autorità italiane vorranno approfondire la posizione di alcuni players francesi, spagnoli etc, gli altri enti regolatori dovranno condividere le info sensibili su richiesta specifica. E la stessa cosa avverrà per gli italiani con l’Arjel etc.

Un controllo icrociato che non può far altro che accrescere e migliorare la sicurezza, anche se naturalmente, su questo tema, è giusto investire molto (tempo e risorse) e, per il futuro, creare un organismo centralizzato di controllo.

Sogei avrà a disposizione le informazioni sui vari eventi e tavoli e potrà (su richiesta) approfondire la posizione dei players stranieri

La posizione di ADM

Alessandro Aronica, vicedirettore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM), due mesi fa ha dichiarato: “l’accordo ha un valore pioneristico ed è sperimentale. La nostra speranza è che l’esperimento funzioni, in modo tale da risollevare il poker online che è un settore in difficoltà da diversi anni. La liquidità condivisa è un punto di partenza e non di arrivo”.

Nel novembre del 2016, quando si era ancora in una fase di studio, sempre Aronica aveva dichiarato: “con tutta probabilità nuovo impulso riceverà il settore del gioco online allorquando saranno in vigore accordi sulla cosiddetta liquidità internazionale o condivisa, ovvero sulla possibilità di poter fare interagire giocatori di diverse nazioni, titolari di un conto gioco verificato con un operatore autorizzato.

La Francia ha presentato all’Unione Europea una proposta di legge per consentire ai propri cittadini che utilizzano siti di poker nazionali autorizzati di poter giocare contro altri cittadini europei che si trovano in un altro Stato membro dell’Unione europea o in uno Stato parte dell’accordo sullo Spazio economico europeo.

….. La predetta autorizzazione è comunque subordinata alla conclusione di una convenzione tra l’Autorità di regolamentazione francese e quella del Paese in cui l’operatore europeo è stabilito. Nel prossimo futuro il nostro Paese sarà forse il primo a poter esplorare, anche in ragione della affinità con il modello francese, le opportunità e le difficoltà di questa prospettiva“.

La delega dei Monopoli

D’altronde i Monopoli si sono mossi in forza di una delega esplicita riconosciuta dalla legge, non si sono inventati nulla ed hanno sempre agito alla luce del sole e con il Ministero dell’Economia (quindi il Governo) informato. La stessa norma doveva essere inserita di nuovo nel 2015 in un decreto delega, ma considerando che vi era una legge già esistente (non abrogata), l’inserimento è stato ritenuto superfluo.

Un anno fa la stessa Daria Petralia assicurava sulla liquidità condivisa:

“Un tema molto complesso – scrive la Petralia – nel quale il ruolo del regolatore dovrà essere quello di approfondire le questioni sotto il profilo normativo e tecnico con l’obiettivo della protezione massima del cittadino-giocatore. Ci sono molti fautori della liquidità internazionale, specie per il poker ma anche per betting exchange e bingo. L’ipotesi che si sembra più sicura è quella di una liquidità regionale rispetto a quella internazionale e, seguendo la strada segnata dall’Arjel francese, seguiremo quella via“.

Insomma, in base alle valutazioni tecniche dei Monopoli, il mercato francese è quello che ha offerto maggiori sicurezze.

La dirigente dell’ufficio per il gioco a distanza, nel suo libro relazione aveva scritto:

“….prendendo corpo una terza via, ossia quella di una liquidità c.d. regionale, realizzata per mezzo di accordi bilaterali o multilaterali volti a mettere in comune i giocatori registrati nei soli Stati aderenti. Il riferimento più prossimo è alla Francia, che, come è noto, ha recentemente approvato un’apposita legge al fine di consentire una simile liquidità nell’ambito del poker, subordinandola a due condizioni: la stipula di accordi da parte dell’Arjel con i singoli Stati europei o facenti parte dello Spazio economico europeo – mirati principalmente a garantire uno scambio rafforzato di informazioni tra gli Stati interessati, aventi ad oggetto soprattutto la lotta al riciclaggio e la protezione del consumatore – e la previsione di un’apposita autorizzazione per i singoli operatori”.

Come noto, dopo mesi, si è arrivati a sottoscrive l’accordo di luglio con i Governi di Francia, Portogallo e Spagna.

L’Italia si è quindi impegnata a rilanciare il poker online e soprattutto assicurarsi che i propri giocatori professionisti (che muovono volumi importanti) rientrino o restino nel circuito legale italiano e non emigrino all’estero e giochino su piattaforme diverse (c’è il boom delle rooms cinesi). Sarebbe un grave danno per le entrate fiscali ma soprattutto allontanerebbe i nostri giocatori dalle piattaforme legali.

Le polemiche: stimolo a migliorare tutele e lotta al riciclaggio che rimane prioritaria

Le polemiche di questi giorni da parte della politica possono essere utili per migliorare i sistemi di sicurezza e le procedure anti-riciclaggio. Da questo punto di vista non bisogna mai abbassare la guardia o accontentarsi, ma sviluppare modelli tecnologici e normativi sempre più efficienti. In ogni caso il gioco online, rispetto al terrestre, rimane l’unico canale nominale che offre le maggiori tutele.

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