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PokerStars: vittoria in tribunale per $870,7 milioni ed il titolo vola in Borsa

The Stars Group può tirare un sospiro di sollievo: la corte d'Appello del Kentucky ha annullato l'assurda multa di $870 milioni per aver incassato $18 milioni nel periodo dal 2006 al 2011, nel post UIGEA.

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10/01/2019 17:16

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Per Pokerstars e la casa madre The Stars Group è uno dei successi giudiziari più importanti degli ultimi anni:  è arrivata la tanto attesa sentenza della Corte d’Appello dello Stato del Kentucky (USA) che ha annullato la multa pari a 870,7 milioni di dollari che era stata contestata alla poker room nel dicembre 2015.

Le azioni sono tornate a volare dopo la pubblicazione di poche ore fa delle motivazioni della sentenza (il cui esito era già trapelato negli States a fine dicembre): nelle ultime 24 ore, il titolo è stato rivalutato di quasi il 6%. A Toronto un’azione è ora scambiata a 25,06 dollari canadesi, più di un dollaro rispetto al giorno precedente.

Ribaltata la sentenza di primo grado: PokerStars esulta

Nei 5 anni contestati a PokerStars, per l’ attività non autorizzata nello stato (nel periodo che va tra l’entrata dell’UIGEA del 2006 ed il Black Friday del 2011), vennero giocati sulla room 18 milioni di dollari dai residenti locali. Il giudice di primo grado stabilì una multa sproporzionata pari a 48 volte il denaro giocato.

Ricordiamo che l’UIGEA punisce tutt’ora (dal 2006) i siti di gioco d’azzardo che raccolgono gioco real money negli States, tranne ovviamente negli stati dove è consentito (ma solo per poker e scommesse grazie ad un’interpretazione del dicembre 2011).

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L’interpretazione di PokerStars e Full Tilt nel post UIGEA

La posizione legale del tempo di PokerStars, Full Tilt, Absolute Poker e UB (le 4 principali rooms che operavano nel post 2006 negli USA) era che il poker essendo un gioco d’abilità non potesse essere ritenuto azzardo (i 4 siti offrivano non a caso solo poker) e quindi la loro attività non rientrasse nell’ambito di applicazione dell’UIGEA.

Il distaccamento Sud di New York del Dipartimento di Giustizia però dava un’interpretazione differente e, per questo motivo, ci fu la maxi inchiesta del Black Friday che mise in ginocchio il poker americano e mondiale nel 2011. Quattro anni dopo arrivò un’altra mazzata da un tribunale del Kentucky.

Fine dell’incubo americano

L’incubo “americano” è finito pochi giorni fa. La corte d’appello ha ribaltato la sentenza di primo grado ed è stata annullata la mega multa da 870,7 milioni di dollari contro The Stars Group. Ed è un precedente significativo per la room.

L’avvocato di The Stars Group Sheryl Snyder ha commentato: “siamo lieti dell’annullamento della multa ma anche delle motivazioni che limitano in modo appropriato la portata dello statuto antiquato in questione che era stato applicato dal giudice di primo grado”.

La legge del Kentucky

Quando l’esperto legale si riferisce allo “statuto antiquato” è chiaro il riferimento alla regola in vigore dal 2010 in  Kentucky che prevede la facoltà da parte degli scommettitori perdenti di poter rivendicare il denaro perso ai vincenti.

In Italia, ad esempio, i debiti derivanti dal gioco d’azzardo hanno una protezione minore da parte dell’ordinamento. Sono ritenute obbligazioni naturali: il creditore non ha alcun diritto di rivendicare il pagamento del debito, ma se il debitore lo effettua non ha più diritto a chiedere la sua restituzione.

L’anomalia nel Kentucky è però che, in questo procedimento contro PokerStars, è stato il Governo locale ad agire in nome dei “perdenti” ma senza avere alcuna intenzione di versargli un dollaro di risarcimento.

In questo caso però PokerStars era una società che offriva servizi (non era ancora attiva piattaforma per betting e casinò) nel poker online come fornitore. Il passaggio chiave nella sentenza è per lo più formale però: si disconosce il potere di legittimazione ad agire da parte dello Stato in luogo degli scommettitori perdenti.

La sentenza “politica”

La sentenza di primo grado nel Kentucky ha sempre avuto una connotazione più politica-populista che giudiziale, con il segretario di stato John Tilley che preparò il terreno nel 2010 per questo provvedimento. Alla fine PokerStars incassò 18 milioni in 5 anni ma fu multata per 870,7 milioni nel dicembre del 2015: sotto il profilo giudiziale vi era un’evidente sproporzione tra la potenziale irregolarità e la pena.

Stiamo parlando di un piccolo stato con 4,3 milioni di abitanti.

Il Governo aveva chiesto anche il 12% di interessi sulle somme fino ad ora non versate (su 870 milioni stiamo parlando di una somma altrettanto rilevante). Il fatto strano è che se Pokerstars avesse versato quegli 870 milioni, neanche un dollaro sarebbe stato versato ai giocatori. Ma alla fine le logiche legali hanno prevalso su quelle politiche e populiste. Vedremo se il Governo locale deciderà di ricorrere alla Corte Suprema del Kentucky.

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