Gioco legale e responsabile

Business

Scommesse: Super Tassa allo 0,30% sulla raccolta, cosa significa? Il futuro del betting in Italia, coinvolti anche i giocatori

Il Mondo delle scommesse ancora scosso sulla super tassa introdotta nella bozza del decreto "Rilancio". Gli effetti negativi ed i presupposti sbagliati.

Scritto da
12/05/2020 14:03

2.282


Della Super Tassa inserita nell’ultimo decreto economico del Governo che andrà a colpire il mondo delle scommesse ne abbiamo parlato nell’editoriale di domenica e vi abbiamo spiegato gli effetti deleteri di un prelievo sui volumi in un’attività di rischio come quella del betting. Il mercato è a un bivio e mai come in questo momento il sistema concessorio è messo in discussione (una parte della politica non vorrebbe prorogare le stesse licenze fino al 2022, mentre Confindustria-Confesercenti ha fatto capire che potrebbe esistere una exit strategy).

C’è un balletto sui numeri in questo momento: nell’ultima bozza del decreto, c’è una casella bianca ma sembra che si possa arrivare ad un compromesso intorno allo 0,30%. Le prossime ore saranno decisive.

Lo sgambetto della Federcalcio e della Lega al mondo delle scommesse

Serie A e FIGC avevano suggerito l’1% sulla raccolta (tradotto in un folle extra 33% circa sui profitti) che andava a sommarsi al 20/24% (in agenzia/online) per portare il prelievo fino al 57%. E’ come se i bookmakers suggerissero al Governo di raddoppiare le tasse al mondo dello sport, stessa cosa.

E’ chiaro che a questo punto tra gli operatori ed i club di Serie A si sia imboccata la strada del non ritorno. Altro che decreto Dignità… Sull’opportunità ed efficacia di questi contratti di sponsorship ne riparleremo ma i numeri parlano chiaro (ai bookmakers hanno portato pochissimo).

Tornando all’aliquota se ne sono sentite di tutti i colori: 1%, 0,75% e 0,35% (ultima bozza visionata), si chiuderà allo 0,30?

Anche nella migliore delle ipotesi, 0,30%, la pressione fiscale si tradurrebbe in un bel 10% sui margini, portando il prelievo a più di 1/3 (circa il 34-35% di tasse dirette), sarebbe comunque deleterio per un settore che vive una delle crisi più difficili degli ultimi 30 anni, quando in altre giurisdizioni la tassazione è al 5% (Malta) o 15% (Gran Bretagna).

 

La relazione tecnica fa discutere: i presupposti della tassa sono sbagliati e smentiti dai fatti

Veniamo però ai fatti. Per giustificare questa tassa nella relazione illustrativa del decreto c’è scritto:

“Per la determinazione del prelievo nella misura dell’1% [ovvero: 0,75] si è tenuto conto del delicato momento di crisi di liquidità e di sospensione dei giochi. Per gli anni 2020, 2021 e 2022, il livello di finanziamento del Fondo non è comunque in misura non inferiore complessivamente a trentacinque milioni di euro per l’anno 2020 e quaranta milioni di euro per ciascuno degli anni 2021 e 2022. Tali importi sono stati determinati prudenzialmente, partendo dall’ammontare delle raccolta sportiva realizzatasi negli anni precedenti ed operando le necessarie correzioni al ribasso in ragione del periodo di lockdown del 2020. Il Centro Studi della Federazioni Italiana Gioco Calcio, in un documento datato 27 marzo 2020, ha evidenziato che “solo tra il 2006 e il 2019 la raccolta delle scommesse sul Calcio è aumentata di quasi 5 volte, passando da 2,1 a 10,4 miliardi di euro, e nel medesimo periodo il relativo gettito erariale è passato da 171,7 a 248,5 milioni di euro”.

Prima di tutto è facile constatare l’offensiva della Federcalcio verso il mondo del Betting in modo ufficiale. A questo punto le associazioni di categoria dovrebbero prendere posizione.

La relazione illustrativa riprende questa ricerca del centro studi della FIGC.

Ma i presupposti sono sbagliati per 3 fatti incontestabili:

La raccolta è aumentata per l’ingresso di operatori italiani che operavano dall’estero

La raccolta dal 2006 al 2020 è aumentata non perché gli italiani hanno scommesso molto di più ma a causa  dell’ ingresso di molti nuovi operatori che già raccoglievano gioco nel mercato italiano senza però dichiarare nulla. Lo facevano con licenze maltesi, austriache, di Curacao e Gibilterra.

Con il cambiamento della tassazione (fino al 2016 sui volumi è passata poi ai margini) molti bookmakers esteri che avevano migliaia di CTD in Italia hanno aderito alla sanatoria. La novità ha riguardato anche importanti bookmakers online come Bet365 operavano prima fuori dai confini e sono entrati nel mercato legale già con un enorme database di clienti italiani. Per questa ragione è aumentata la raccolta ma i nostri connazionali hanno continuato a scommettere come sempre e soprattutto la marginalità dei punti scommesse e dei bookmakers non è aumentata. E’ semmai aumentata la concorrenza ed operare nel mercato è sempre stato più difficile.

 

Si fa confusione tra spesa e raccolta che sono come il giorno con la notte

Si fa confusione tra raccolta e spesa in modo del tutto voluto. Sembra che la tassa sia stata imposta più per volontà politica/demagogica che su presupposti tecnici.

Un’attività di rischio come il betting deve essere misurata e tassata in base ai margini e non al turnover. La ragione è semplice: imprenditori soggetti a tassazione potrebbero anche rimediare forti perdite a parità di raccolta.

E’ come tassare un trader sui volumi d’affari e non sui margini. Un trader guadagna solo grazie ad una catena di operazioni attive e passive ma accettando anche rischi importanti. Alcuni mesi potrebbe chiudere in perdita.

Ed è per questa ragione che molti bookmakers esteri potrebbero lasciare l’Italia: nessuno è disposto a pagare tasse su scommesse perse e la storia di questo mercato parla da sola.

Inoltre la raccolta è un parametro del tutto fuorviante.

  • uno scommettitore betta 10 euro a quota 2. Vince la scommessa: 10 euro li vince e 10 euro gli vengono restituiti e decide di rigiocarli.  Questa volta perde.
  • Scommette i 10 euro vinti vinti inizialmente e vince altri 10 euro.
  • In questo caso il banco ha perso -10 euro ma risulterà una raccolta di 30 euro (3 scommesse da 10) che dovranno essere tassati nonostante la perdita del bookmaker. Nel frattempo qualcuno farà propaganda sostenendo che la raccolta sia aumentata mentre in realtà il book sta perdendo (senza contare tutte le spese fisse, stipendi, marketing, gestione del rischio, varie tasse indirette etc).

Questo esempio per farvi capire che in una relazione tecnica parlare di raccolta è del tutto fuorviante. Il 27 marzo la FIGC ha presentato questo studio ignorando però questi fatti o approfittando del momento di confusione nel paese. Di sicuro non è una scelta ben ponderata ma dalle conseguenze pesanti.

Betting italiano: la spesa si è azzerata

Siamo in un momento di crisi e di smarrimento per un settore che ad aprile ha visto la propria spesa (ed anche raccolta) azzerarsi. E’ inutile parlare di minimi garantiti bassi per via dell’emergenza (35/40 milioni) quando la realtà è un’altra: la tassa c’è a prescindere dalla crisi e verrà applicata appena ripartirà i campionati, non dando agli operatori la possibilità di recuperare.

 

Crisi del betting terrestre ed online profonda

Le agenzie sono chiuse per via dei lockdown mentre eventi di sport sono sospesi da 2 mesi a questa parte. La crisi del betting è profonda e senza aiuti (perché difficilmente arriveranno al settore…) molte agenzie sono destinate già ora a chiudere o hanno comunque un’autonomia di pochi mesi.

Ragioniamo in termini di spesa (come dovrebbero fare tutti per un’attività di rischio). Negli ultimi due mesi, i dati in Italia sono stati i seguenti:

Mesi Covid 19

  • Febbraio 2020: €134 milioni
    (Febbraio 2019: €160 milioni)
  • Marzo 2020: €75,3 milioni
    (Marzo 2019: €106,4 milioni)
  • Aprile 2020: 0
    (Aprile 2019: €173,6 milioni)

Questi dati sono comprensivi non solo degli ultimi della filiera ma anche delle entrate fiscali (pari a circa un quinto).

 

A rischio fallimento di migliaia di agenzie (piccole imprese)

Il problema è che questa tassa si cala in un contesto difficilissimo. Premesso che la spesa varia a seconda dell’esito degli eventi sportivi, in questo caso il calo è dato da un elemento oggettivo, l’emergenza sanitaria che già a febbraio aveva condizionato l’andamento del calendario della Serie A (che è la manifestazione sulla quale si scommette notoriamente di più).

Ad aprile nessun dato è pervenuto perché l’attività è rimasta paralizzata di fatto sia sul terrestre che online. Quindi la filiera e lo Stato hanno perso qualcosa come 173 milioni rispetto al 2019. Ed in questo contesto si impone una Super Tassa come quella inserita nel Decreto? Vuol dire voler far fallire migliaia di agenzie di scommesse ovvero piccoli imprenditori. Ma anche i bookmakers online sono in ginocchio, molti stanno (o hanno già fatto) pensando a licenziamenti di massa.

 

Perché scommettitori e filiera saranno penalizzati

Come vi ho spiegato, essendo un’attività di rischio ed essendo la tassazione applicata sulla raccolta, il bookmakers dovranno evitare di andare in perdita ad ogni costo. Come faranno? Le scommesse sono un’attività basata sulla matematica, calcolo di probabilità e gestione del rischio (money management). Ve lo abbiamo spiegato in molti nostri articoli.

Per essere sintetici, dovranno per forza di cose, rivedere la gestione del rischio, ovvero abbassare le proprie quote seguendo criteri e lavagne più prudenziali con una tassa sui volumi. 

Per questa ragione a pagare saranno gli scommettitori ma anche tutta la filiera del gioco non può rilassarsi. Probabile che questo nuovo rischio verrà scaricato anche su agenzie, agenti ed affiliati.

 

Acadi e SGI: “tremendo impatto negativo sui piccoli imprenditori”

Acadi (associazione dei concessionari) e Sistema Gioco Italia hanno fatto esprimere tutto il loro disappunto e prendono le distanze dal settore del calcio.

“Acadi e Sistema Gioco Italia, anche in rappresentanza dei numerosissimi punti di vendita attraverso i quali si svolge l’attività di raccolta, esprimono sconcerto e fortissima preoccupazione per l’ipotesi di introduzione di nuova tassa addizionale dello 0,75 percento sul giocato delle scommesse sportive e virtuali che farebbe crescere l’onere fiscale complessivo a carico della filiera commerciale di oltre il 30 percento. Questa ennesima tassa, se attuata, colpirà pesantemente la rete dei punti di scommessa, una categoria che già sta subendo i gravi danni del prolungato lockdown e vive con angoscia una situazione che, ad oggi, non vede da parte delle Istituzioni alcuna reale ipotesi di data per la riapertura, né tantomeno alcun reale intervento di sostegno per superare la crisi, discriminandola anche in questa drammatica situazione rispetto a quanto previsto per altri settori”.

“Acadi, Sistema Gioco Italia e le aziende associate stanno sostenendo i partner commerciali attraverso molte iniziative, ma questo impegno non servirà a nulla se le Istituzioni non si renderanno conto del tremendo impatto negativo che proposte come quelle avanzate potrebbero avere sulla rete, sulle migliaia di piccoli imprenditori e sulle loro famiglie. Tutte le forze di Governo e le rappresentanze politiche lanciano giusti inviti all’unità, al lavoro comune, all’attenzione per le attività più a rischio: come è possibile che solo per gli operatori di scommesse, tradizionale baluardo della legalità sul territorio, si ipotizzi di percorrere una strada opposta, con un aumento delle tasse che rischierebbe di trasformare l’attuale chiusura temporanea dei punti di vendita in una chiusura definitiva?

I piccoli imprenditori delle scommesse insieme a tutte le imprese del settore del gioco pubblico si sentono oggi solidali e partecipi di fronte ai gravissimi problemi del Paese, ma certamente non intendono diventare vittime degli interessi, anche legittimi, di altri settori”

 

Gli esercenti: “perché questa nuova tassa metterà a rischio il settore e 100mila famiglie”

Il gruppo “Esercenti delle scommesse sportive” in un comunicato stampa ha spiegato che questa tassa che, agli occhi di persone comuni, può sembrare solo un lieve ritocco “in realtà non è così: poiché la tassazione è calcolata sul margine (ossia su quanto resta tra raccolta e vincite), la proposta fatta dal Governo equivale ad un aumento delle imposte che potrà variare tra il 20 ed il 40%. Per fare un esempio è come se si aumentasse in un colpo solo l’IVA di almeno 4 punti (e fino a 8).

Ci chiediamo cosa sarebbe successo se una proposta del genere fosse stata avanzata per uno qualsiasi degli altri settori attualmente sospesi, se come piano di rilancio, ad esempio, dei parrucchieri o degli stabilimenti balneari, fosse stato proposto di aumentargli le tasse del 20%! Perché questo sta per succedere a noi. Ad un settore in crisi, anzi totalmente chiuso, gli si sta dicendo che, come aiuto gli si aumenteranno le imposte!

Per avere un settore all’avanguardia abbiamo impiegato quasi 20 anni. Gli investimenti fatti, sia economici che come sviluppo delle professionalità, hanno permesso di creare un settore finalmente in grado di contrastare la diffusione del gioco irregolare e illegale, l’evasione e l’elusione fiscale, nonché di assicurare una maggior tutela del giocatore. Ora ci domandiamo perché nel 2020 si vuole fare un passo indietro? Forse per rilanciare il calcio e lo sport è possibile trovare qualche altra soluzione, senza dovere necessariamente chiedere altri sacrifici a oltre 100.000 famiglie, senza lavoro da altre 2 mesi”.