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La debolezza dei casinò di Las Vegas e il crescente potere dei players

Vi spieghiamo perché i casinò di Las Vegas (e non solo) in questo momento mostrano una chiara debolezza verso i players. I due episodi chiave che ci inducono a pensare tutto ciò...

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25/11/2021 18:15

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Il rapporto tra casinò e giocatori è sempre molto complesso. Idem nel poker, nonostante sia un gioco nel quale i players non competono contro il banco e la sala dovrebbe fornire solo un servizio. In certi momenti, i rapporti di forza tra casinò e clienti muta, soprattutto in una città come Las Vegas.

Il Covid-19 ha senza dubbio indebolito le case sia da un punto di vista finanziario che sotto altri aspetti.

Bellagio-Las Vegas

Il Bellagio di Las Vegas dove i players hanno dettato le regole di ingresso ai tavoli di cash game (photo by Pokernews)

Don Johnson mise in ginocchio 3 casinò

Non è la prima volta che i casinò allentano la loro supremazia verso i giocatori. La crisi economica del 2008 e la concorrenza delle sale della vicina Pennsylvania, resero i casinò di Atlantic City facili bersagli per i giocatori high roller di blackjack.

Pur di assicurarsi le balene, i manager erano disposti ad applicare ai tavoli le regole richieste dai facoltosi VIP gamblers. Proprio in questo modo Don Johnson nel 2011 schiantò 3 casinò della cittadina del New Jersey vincendo 15 milioni di dollari. I casinò, acciecati dalla concorrenza, non si accorsero di aver accordato a Johnson delle regole che li avrebbe condannati (l’edge matematico era dalla parte del giocatore). Errore fatale.

Eli Elezra detta le regole ai tavoli del Bellagio: i tavoli di cash game vietati ai no vax

Ritornando al 2021, a Las Vegas ci sono stati due episodi – negli ultimi mesi – che la dicono lunga sui nuovi equilibri del rapporto casino-gambler.

Il primo ve lo abbiamo raccontato qualche settimana fa: Eli Elezra – ad agosto – ha guidato un gruppo di giocatori vaccinati a rifiutare ai propri tavoli di cash game la presenza di clienti No Vax. E’ un fatto inedito per il mondo del poker, se consideriamo che è accaduto in uno dei casinò più iconici di Las Vegas: il Bellagio.

Il nuovo membro della Poker Hall of Fame ed i suoi sodali se ne sono fregati delle esigenze e direttive del casinò che non avrà affatto gradito. Escludere una parte della clientela (i no vax) in un momento del genere, può anche essere un danno economico subito dalla casa da gioco.

A Las Vegas i casinò sono vere e proprie proprietà private

A Las Vegas – dal punto di vista del diritto – i casinò sono a tutti gli effetti considerati come proprietà private e non esercizi pubblici (come ad esempio ad Atlantic City). Questo aspetto è fondamentale per capire certe sfumature. Se un player non è gradito alla direzione,  deve stare fuori dalla proprietà del casinò.

I casinò possono espellere – in qualsiasi momento – i contatori di carte ai tavoli di blackjack. Ad Atlatic City invece non è così, ad esempio. I casinò lavorano grazie a licenze pubbliche e non è così facile espellere un giocatore. Il conteggio è vietato ai tavoli di blackjack solo se effettuato in squadra.

Figuriamoci se in Nevada un player può decidere chi far sedere al proprio tavolo chi vuole lui. Eppure è successo… I tempi cambiano ed i casinò hanno sempre meno potere “contrattuale”.

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Il regolamento WSOP e il Covid-Contract sottoscritto per il Super High Roller a Las Vegas

Le WSOP avevano pubblicato un regolamento per il 2021 che prevedeva l’allontanamento dei players positivi al Covid-19 su insidacabile giudizio dello staff e senza rimborso del buy-in già pagato. Su Twitter si è scatenato l’inferno, la regola è stata accompagnata da una valanga di critiche. Alla fine, al termine degli 88 tornei, nessuno è mai stato privato del proprio buy-in.

Un altro episodio che la dice lunga sul potere dei poker players che scavalcano gli organizzatori, è accaduto al Rio proprio durante le WSOP. La scorsa settimana è stato ospitato il Super High Roller da $250.000. I players partecipanti all’evento hanno voluto stringere un deal-assicurativo parallelo al torneo. Si tratta di un vero contratto sottoscritto da tutti i partecipanti (tranne uno): nei corridoi del Rio si è presto diffusa la voce del “Covid-19 Contract”.

Tale accordo privato parallelo garantiva il rimborso della quota di iscrizioni a qualsiasi giocatore risultato positivo al Coronavirus: dal montepremi sarebbero stati sottratti $ 250.000. Un fatto clamoroso. Sempre attraverso tale deal, i players si davano alcune regole di comportamento fuori dal regolamento ufficiale: come – ad esempio – sottoporsi ai tamponi prima dell’inizio di ogni day.

Tutto è nato per la positività di Chris Brewer che doveva partecipare al torneo. Successivamente Dan Smith ha proposto test Covid-19 per tutti i partecipanti ed un contratto privato paracadute (inizialmente il rimborso doveva essere calcolato in base all’ICM).

Da quel momento è nata la discussione che poi si è concretizzata nel contratto che ha presentato il tedesco Christoph Vogelsang nella poker room. Contratto firmato da tutti meno che da un player rimasto anonimo.

Si tratta di una vicenda che dimostra di come almeno i giocatori high roller abbiano acquisito un peso differente nei confronti delle sale.