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Curiosità

Doyle Brunson: 7 curiosità sulla leggenda del poker

Ripercorriamo la carriera e la vita di Doyle Brunson attraverso sette curiosità sul suo conto

Scritto da
23/12/2017 14:00

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Doyle Brunson è uno dei giocatori di poker più famosi al mondo, un’autentica icona di questo gioco. La sua fama è dovuta soprattutto alla longevità: gioca professionalmente a poker dalla metà degli anni Cinquanta, quando era un ventenne che si guadagnava da vivere con le carte ben prima che a qualcuno venisse anche solo in mente l’idea di proporre le World Series Of Poker.

La carriera di Texas Dolly è lunga più di sessant’anni e non accenna a fermarsi nemmeno oggi che di anni ne ha 84. Ripercorriamo il suo incredibile percorso attraverso 7 curiosità su una delle ultime, autentiche leggende del poker.

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1. Era fortissimo a basket e fu pre-selezionato dai Lakers

Quando era un ragazzino, Doyle Brunson era uno dei migliori atleti dello stato del Texas. Primeggiava nei 200 metri ed era un ottimo giocatore di basket, al punto che subito dopo il liceo fu pre-selezionato dai Lakers (che all’epoca giocavano ancora a Minneapolis).

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Doyle aveva la possibilità di diventare una stella dell’NBA e guadagnare milioni di dollari con le sue abilità sportive, ma sfortunatamente, mentre svolgeva un lavoretto estivo, si infortunò gravemente a una gamba e al bacino in seguito al crollo di un muro. La gamba gli si spezzo in due e, come ha raccontato lui stesso, i medici furono costretti a spezzargliela nuovamente per poterla ingessare.

Brunson fu quindi obbligato a dire addio alla sua carriera di cestista e da quel giorno non è mai più riuscito a camminare e correre normalmente, motivo per cui oggi si sposta prevalentemente su una carrozzina motorizzata.

Doyle Brunson negli anni Settanta

2. Quando era un rounder ha assistito a diversi omicidi al tavolo

L’infortunio che spezzò i suoi sogni di gloria nel basket gli aprì le porte del poker. All’epoca, però, essere un giocatore professionista non aveva nulla a che vedere con ciò a cui siamo abituati oggi.

In realtà la figura del poker pro non esisteva, perché negli anni Sessanta neanche a Las Vegas si giocavano partite legali. L’unica strada per chi voleva guadagnarsi da vivere con le carte era quella della strada: diventare un rounder, girando l’America alla ricerca delle partite di poker private più profittevoli, a stretto contatto con mafiosi, ladri e criminali.

Quando le WSOPE furono inaugurate nel 2007, Doyle tenne un breve discorso di introduzione nel quale si disse molto felice nell’osservare la direzione presa dal poker nel corso degli anni.

Doyle Brunson

In quel discorso, Doyle ammise anche che ai suoi tempi il poker era estremamente rischioso, perché, ad esempio, era molto facile vincere ai tavoli ed essere poi rapinati dagli avversari che volevano riprendersi i soldi. In alcuni casi ci si poteva ribellare e tutto finiva in rissa, ma in altri casi era meglio accettare l’ingiustizia.

Doyle raccontò che alcuni si rifiutarono di consegnare i soldi e furono uccisi a colpi di pistola al tavolo, proprio davanti ai suoi occhi. Non parliamo del Far West, ma degli anni Sessanta sulle strade polverose del Texas. Oltre ad essere una leggenda del poker, Doyle Brunson è anche un sopravvissuto.

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3. Vinse milioni di dollari stakando altri noti pro

Quest’anno Phil Hellmuth ha fatto una confessione importante: in passato Doyle vinse milioni di dollari scommettendo sui suoi successi.

“Doyle ha fatto un paio di milioni di dollari grazie a me”, ha dichiarato Poker Brat. “Tutti i ragazzini venivano da me dicendo: “Oh, siamo molto meglio di te e vogliamo scommettere un milione di dollari”. Io gli rispondevo di andare da Doyle”.

Anche prima dell’avvento di Hellmuth, Brunson aveva incassato cifre importanti stakando noti professionisti. Il più noto? Ovviamente Stu Ungar, il quale, tuttavia, in un’occasione perse tutto lo stack ricevuto nel giro di pochi minuti.

4. Ha sconfitto 6 tumori

Come se l’infortunio alla gamba che mise fine alla sua carriera sportiva non fosse abbastanza, Doyle Brunson ha dovuto combattere con il cancro ben sei volte nella sua vita. La prima poco dopo la nascita del figlio Todd, quando i medici gli diedero pochi mesi di vita. Doyle sconfisse quel tumore al collo lasciando di sasso i medici. Nei decenni successivi ne ha sconfitti altri cinque, l’ultimo dei quali alla pelle, solo pochi anni fa.

Doyle e Todd Brunson in una foto di qualche anno fa

5. Vinse due braccialetti con 10-2 e uno con 10-3

Doyle Brunson è noto per essere un giocatore molto solido e forse anche un po’ nitty considerando le dinamiche del poker odierno. Ciononostante, tre dei suoi braccialetti WSOP sono stati vinti con autentiche trash hand.

La più nota è il 10-2 che è stata ribattezzata proprio “Doyle Brunson hand“. Con questa mano vinse il Main Event WSOP sia nel 1976 sia nel 1977, in entrambi i casi chiudendo un fullhouse.

Non molti sanno, però, che il suo 10° e ultimo braccialetto fu conquistato con una mano molto simile: era il 2005 quando Brunson sconfisse Mihn Ly grazie a 10-3. In quell’occasione pushò con questa starting hand e ricevette il call dell’avversario con K-Q. Un 3 sul flop gli consegnò la vittoria per $364.000.


6. Aveva una poker room sulla quale giocava regolarmente

Si tende a considerare Doyle Brunson come un giocatore della vecchia scuola che non ha mai avuto a che fare con il poker online. In realtà non è così: fino a qualche anno fa possedeva una poker room piuttosto attiva che si chiamava Doyle’s Room. Nel suo team pro c’erano top player come Alec Torelli e Dani Stern, ma anche lo stesso Doyle Brunson era solito sedersi ai tavoli virtuali. Per diversi mesi, al fine di promuovere il sito, lo si poteva sfidare per un’oretta ogni giorno al $5-$10.

7. È sempre stato un cashgamer

Doyle Brunson ha vinto più di 6 milioni di dollari nei tornei live grazie a 86 piazzamenti a premio. Ciononostante, se glielo chiedete, vi dirà che i 10 braccialetti sono arrivati quasi per caso, perché lui è sempre stato e per sempre sarà un cashgamer.

Una natura evoluzione della sua vita da rounder, nella quale esisteva solo la variante cash. A Doyle non è mai interessata la fama, né il record di titoli alle World Series Of Poker. Come ha sempre detto, ciò che più ama delle WSOP è il fatto che portino a Las Vegas un gran numero di fish, pronti a farsi spennare nella Bobby’s Room...