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Dan Colman: “Niente GTO, sono un giocatore di braccio. Le vittorie? Nulla di incredibile, ma le sconfitte fanno ancora male”

Recentemente Dan Colman ha raccontato la sua carriera pokeristica in un video sul canale YouTube di Paul Phua. Il forte professionista statunitense non si era mai aperto molto sul suo passato, in parte perché non è una persona molto espansiva, in pare perché i suoi primi anni nel poker furono molto controversi tra multiaccount e una gestione del bankroll inesistente.

“Onestamente all’inizio mi interessava solo giocare d’azzardo”, ha ammesso. “Ma poi più giocavo e più amavo il poker. È un gioco bellissimo, se ci pensiamo. Tutto si incastra alla perfezione. Il poker è davvero un gran gioco, specialmente nella variante heads-up che divenne presto la mia specialità”.

Dan Colman: “Olivier Busquet è stato il mio mentore”

Dopo i primi anni di totale instabilità, Colman trovò in Olivier Busquet il punto di riferimento che cercava.

“Ho iniziato a giocare professionalmente quando ero un ragazzino. Tutto è iniziato su un sito di scommesse: una notte non c’era niente su cui scommettere e decisi di provare a giocare a poker sulla loro piattaforma. Iniziai a grindare gli heads-up Sit&Go, poi mi trasferii su Full Tilt Poker e lì conobbi Olivier Busquet. Era uno dei più forti giocatori di heads-up in circolazione”.

Dan Colman e Olivier Busquet discutono un deal al final table dell’EPT Barcellona Super High Roller

“livb112” lo finanziò e gli insegnò la strategia ottimale per gli heads-up Sit&Go, trasformandolo, a meno di vent’anni, in uno dei regular più vincenti al mondo.

“Cominciammo a parlare, finché si offrì di stakarmi. Nel momento in cui me lo chiese, andai al lavoro e mi licenziai. Olivier mi ha aiutato molto nel mio percorso”.

Dan Colman: GTO o istinto?

A distanza di anni dai tempi in cui distruggeva gli heads-up Sit&Go, Dan Colman è un giocatore molto diverso. Ha spostato il suo focus sul cash game prima e sui tornei poi, ma non ha cambiato il suo approccio al poker.

Sono un giocatore di braccio“, ha detto. “Non mi affido molto alla matematica e alla GTO. Sono molto intuitivo, ma al tempo stesso sono anche attento a osservare chi gioca seguendo la matematica e la teoria del gioco, per capire le motivazioni dietro le loro scelte. Ammetto che ciò che fanno è più corretto, quindi cerco di incorporarlo nel mio gioco nel miglior modo possibile”.

 

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Essere un giocatore di istinto al giorno d’oggi non è semplice quando si parla di high stakes. La maggior parte dei regular ai livelli più alti gioca seguendo la GTO (Game Theory Optimal). La tendenza più diffusa è quindi di preferire un gioco perfetto a una strategia exploitativa.

Dan Colman rappresenta un’eccezione in questo senso, e che deve molto del suo successo a una memoria fuori dal comune:

Ho una ottima memoria con le mani giocate. C’è un database enorme nella mia testa, mi ricordo tutte le mani. In questo modo, anche se magari non conosco le percentuali e i numeri precisi, so dire che quel dato giocatore bluffa meno di una volta su quattro in questo spot. Questa abilità la sviluppi solo dopo aver giocato milioni di mani. Ho una sensazione piuttosto accurata di quali siano le statistiche, pur non calcolandole”.

“Nei primi cinque anni ho solo perso soldi”

Ritornando sulla sua carriera, Dan spiega che la vera svolta è avvenuta quando ha iniziato la collaborazione con Busquet.

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Nei primi cinque anni di poker ho solo perso soldi“, ricorda. “Avevo un bankroll management molto scarso, giocavo contro avversari più forti di me, perdevo troppo… Ma poi mi sono ripreso e sono risalito. Nel 2013 ho giocato un numero enorme di heads-up Sit&Go e grazie a questo grinding sono riuscito a crearmi un buon bankroll“.

Poi, nel 2014, si è messo alla prova nei tornei dal vivo. Dan ammette che la transizione è stata di enorme successo, ma al tempo stesso sottolinea che nessuna delle vittorie ottenute ha cambiato la sua vita.

“In realtà non c’è mai stata una vittoria che ha cambiato la mia vita, perché avevo già fatto molti soldi prima. In generale, le vittorie non mi sono mai sembrate così incredibili; le sconfitte, invece, fanno ancora male. Dalla prima all’ultima“.

Una dichiarazione che fa pensare al forte stress che un poker pro deve affrontare ogni volta che si siede al tavolo. Uno stress che, fortunatamente, Dan non prova più.

“All’inizio il poker era molto stressante. Ma poi, quando giochi abbastanza e a limiti molto alti, lo stress diminuisce fino a sparire. Ci sono ancora rari momenti nei quali mi rendo conto di essere in una partita high stakes, ed è una bellissima sensazione. Ti fa tornare indietro ai primi tempi”.

La carriera di Dan Colman è stata costellata di errori, gamblate e regole infrante, ma il professionista statunitense è sicuro: potendo tornare indietro non cambierebbe niente. Per un motivo ben preciso…

“Istintivamente ci sono delle cose che cambierei, ma poi penso all’effetto farfalla: ho runnato talmente bene nei tornei dal vivo che in fin dei conti la mia carriera non poteva andare meglio di così“.