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Doug Polk: “Come sono riuscito a distruggere Haxton e Sulsky e diventare il migliore al mondo”

La Bankroll Challenge di Doug Polk prosegue a ritmo spedito dopo l’interruzione durata quasi un anno. Il professionista di Las Vegas sta macinando migliaia di mani tra cash game ed MTT per portare a termine il suo percorso da $100 a $10.000, zittire gli haters e ritirarsi (almeno momentaneamente) dal poker giocato. Attualmente si trova a un passo dai $3.000.

Come abbiamo già visto, seguire la sfida non è interessante solo per vedere un top player all’opera ma anche per ascoltare gli aneddoti di Doug sulla sua carriera da regular degli High Stakes Online. Dopo aver parlato dell’assurda battaglia con “wilhasha” e di Dan “Jungleman12” Cates, che considera il più forte avversario mai incontrato a un tavolo di heads-up, stavolta Polk ha spiegato che fino al 2013 c’erano due giocatori che temeva al punto di considerarli imbattibili. Una volta sfidati, però, cambiò idea…

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Nel 2012 Polk si stabilì al $25-$50 6-max online, che considerava (come tutti gli altri reg) la partita più difficile al mondo: Nessuno è preparato veramente per il NL 5.000. All’epoca qualunque reg che arrivasse dai limiti inferiori sapeva che quello era il vero test. E sapeva che, salvo run particolarmente positive, a quel limite avrebbe presto batoste indimenticabili“.

Doug Polk

A questo tavolo si trovava spesso contro Haxton e Sulsky, che in quel contesto erano probabilmente i più forti: “Fino al 2013 avevo una sola regola: non giocare in heads-up contro i giocatori che si chiamano Isaac Haxton o Ben Sulsky“, dice Polk. “Erano forse i pro più intelligenti al mondo e sembravano imbattibili. Non avevo alcuna intenzione di sfidarli in heads-up”.

Poi, però, una circostanza lo costrinse a sedersi in heads-up anche contro questi due mostri sacri.

Nel 2013 avevo battuto tutti i reg degli high stakes in heads-up. Ricordo che ero migliorato al punto che “Kanu7” mi disse chiaramente di non voler più giocare contro di me, nonostante in passato mi avesse battuto nettamente”, dice Polk. “A quel punto non restavano che Haxton e Sulsky. Gli altri li avevo battuti tutti“.

Doug Polk vs Isaac Haxton

Polk iniziò con Isaac Haxton e scoprì presto che era tutt’altro che imbattibile.

“Ricordo che lo sfidai il giorno in cui avevo raggiunto per la prima volta un milione di dollari di profitto nel cash game online. Sulle ali dell’entusiasmo decisi di giocare contro Ike. Dopo poche mani mi resi conto che non era poi così forte in heads-up no limit. È una persona estremamente intelligente e ho sempre pensato che fosse molto forte in certe forme di poker (come il PLO) e meno in altre (come i tornei). Rimasi colpito da quanto Ike fosse scarso in heads-up no limit. Non dico che fosse terribile, aveva una strategia avanzata ma non era molto duro. Non era particolarmente difficile da affrontare. Aveva un gioco molto strano: 3-bettava sempre e pushava troppo al river”.

Top player: Isaac Haxton
Isaac Haxton

Doug Polk vs Ben Sulsky

Rivalutato Haxton, Polk decise di sfidare anche Ben Sulsky. In questo caso le sue sensazioni furono ben diverse.

“Giocando contro Sauce ho imparato tantissimo. Dico sul serio, dopo appena una sessione avevo già capito moltissimo sul mio gioco e sul gioco in heads-up in generale“, dichiara il professionista residente a Las Vegas.

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Poi parla di una sorta di illuminazione che ebbe dopo aver sfidato per la prima volta “Sauce123”.

“Ricordo che dopo la prima sfida (che persi) feci hand review e notai che c-bettava solo il 20% sul flop. Ero in Giappone all’epoca, guardai i numeri e pensai che non avesse senso. Poi mi resi conto che quella era la sua strategia, ed era una strategia per nulla comune: si basava sul ritardare la c-bet al turn. Quel fattore mi aprì gli occhi sulla quantità di linee che si possono prendere giocando a poker. Osservando quella strategia “delayed c-bet” mi resi conto di quanto fossi poco bilanciato in alcuni spot. Le persone sono ossessionate dalla frequenza di c-bet ma nessuno si preoccupa di bilanciare i check/back e le delayed c-bet. Ripeto: mi aprì gli occhi giocare contro Sauce. Dopo quella sessione iniziai a distruggere tutti”.

Doug distrusse tutti, Sulsky compreso.

“Anche solo guardando come giocava Sauce mi resi conto di cosa significasse essere un vero pro. Era così disciplinato e intelligente, giocarci contro mi stimolava a diventare un giocatore migliore”, dice Doug elogiando il suo avversario. Poi spiega come riuscì a sconfiggerlo.

Ben “Sauce1234” Sulsky

Doug Polk: come distruggere Ben Sulsky in heads-up

“Il problema di Sauce era questo: non era in grado di vedere le cose dal punto di vita degli altri giocatori e aggiustare la sua strategia di conseguenza. Ed è questo il motivo per cui alla fine l’ho battuto clamorosamente. È probabilmente il giocatore di poker più intelligente di tutti i tempi. È brillante e nessuno costruisce strategie vincenti come fa lui. Batteva tutti perché tutti credevano che le sue strategie fossero inarrivabili. Eppure le sue strategie non erano perfette e io ero l’unico reg che si metteva a studiare nel dettaglio il suo gioco“.

Mentre gli altri reg si erano rassegnati all’idea che “Sauce123” fosse imbattibile, Doug si mise a vivisezionare il suo gioco. Scoprì dei leak e costruì una strategia volta ad exploitarli. Alla fine, pur essendo meno intelligente e talentuoso del suo avversario, stravinse.

Il grafico della sfida tra Doug Polk e Ben Sulsky: la linea blu rappresenta il profitto di “WCG|Rider”, quella rossa le perdite di “Sauce1234”

“Trovai delle contromosse e dei leak da exploitare e Sauce, come detto, non cambiò mai il suo approccio. Il risultato fu che lo battei nettamente, perché sapevo esattamente come batterlo e lui non cambiava nulla. Io non sono un talento naturale ma lavoro molto duro e sono molto bravo a capire le cose. Finché non ottengo ciò che voglio non mi arrendo. Durante le challenge dormivo sei ore a notte e passavo 18 ore a pensare a Sauce, a studiarlo e giocarci contro”.

Nel 2013 Doug Polk e Ben Sulsky si sfidarono ufficialmente in una Challenge online e “WCG|Rider” ne uscì nettamente vincitore. Una circostanza che lo spinse a definirsi per anni “il miglior giocatore al mondo di heads-up“. Non il più talentuoso, non il più intelligente: semplicemente il più forte.