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36 carte e doppio blind sul bottone: ecco lo Short Deck Poker, la variante che spopola nel Big Game asiatico

Nelle partite high stakes di Macao e Manila si gioca una versione a 36 carte del No-Limit Hold'em, dove il bottone posta due blind e tutti gli altri uno. Ecco la testimonianza di Dan "Jungleman12" Cates sullo Short Deck Poker

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13/08/2017 09:14

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È risaputo che gli asiatici siano grandi amanti del gioco d’azzardo, anche grazie alla superstizione fortemente radicata in molteplici culture e tradizioni del continente.

Questa circostanza rappresenta il motivo per cui il poker non ha avuto un vero e proprio boom in Asia: messi di fronte alla possibilità di sfidare la sorte nel Baccarat oppure giocare contro altre persone nel poker, molti orientali (soprattutto cinesi) preferiscono nettamente la prima opzione.

Ciononostante, il fascino del poker è arrivato anche in Asia, specialmente tra i ricchi businessman che in precedenza frequentavano assiduamente i casinò di Macao.

Paul Phua, qui con Tom Dwan è l’inventore del Six-Plus Hold’em, una versione di Short Deck Poker

Grazie personaggi come Paul Phua, che promuove e organizza le partite private di cash game e gli high roller, molti di questi gambler milionari hanno colto la bellezza di un gioco dove l’aspetto mentale e tecnico toglie spazio alla semplice fortuna.

L’entusiasmo iniziale, però, è durato poco: la presenza dei tanti pro occidentali presenti al tavolo solo per spennarli, ha spinto molti gambler asiatici a tornare al Baccarat.

E oltre a questo aspetto (che viene combattuto vietando ai giocatori “noiosi” di partecipare alle partite private), il No-Limit Hold’em è diventato presto un gioco troppo tecnico agli occhi dei gambler: volevano più action, piatti più grandi e la possibilità di giocare d’azzardo con maggiore frequenza.

Così, dopo aver appurato che il PLO è troppo complesso per molti businessman, i grandi capi del Big Game di Macao hanno inventato una nuova variante del No-Limit Hold’em: lo short deck poker.

 

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Short Deck Poker: cos’è e come funziona

Si tratta di una variante di poker chiamata anche Six-Plus Hold’em. Ne avevamo già parlato in un articolo dedicato, ma recentemente Dan Cates ha rivelato che esistono tante versioni di short deck poker.

La caratteristica che le accomuna tutte è il fatto che le carte nel mazzo non sono 52 ma 36: vengono infatti eliminati tutti i 2, 3, 4 e 5. Questo aspetto aumenta notevolmente la action e rende il gioco molto più simile al gambling che a uno skill game, proprio come desiderano i player cinesi delle partite high stakes.

Il poker con short deck è molto popolare in Asia“, ha dichiarato “Jungleman12”. “Sostanzialmente è un il No-Limit Hold’em senza 2, 3, 4 e 5. Si gioca tantissimo tra i businessman cinesi a Macao e Hong Kong. È una versione semplificata di poker, ma è molto più simile al PLO che al NLH“.

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L’equity simile al PLO

Dire che sia più semplice del No-Limit Hold’em ma al tempo stesso più simile al PLO sembra un controsenso, quindi Cates spiega meglio:

“È simile al PLO non per il modo in cui si gioca, ma perché le percentuali delle mani sono sempre molto vicine. È un gioco con molto gambling, come il PLO ma con più all-in, perché si gioca No-Limit”.

La differenza nel valore dei punti

Considerando che nello short deck poker l’Asso vale sia come punto high che come punto low, c’è la possibilità di fare scala con A-6-7-8-9. Essendoci meno distanza tra le carte, le scale sono molto più frequenti. Il fatto di giocare con 36 carte invece di 52 cambia anche il valore dei punti.

“Una cosa particolare di questo gioco è che il colore batte il fullhouse, il che sposta tutto. Inoltre, A-A vs J-J preflop è qualcosa come un 70-30. J-10s vs A-K è un 50-50″.

Cates spiega che lo short deck poker è una variante che mette a dura prova i nervi:

È un gioco che ti fa tiltare, più del PLO. Perché a volte se hai A-K preflop sei quasi drawing dead. Spesso ti sembra che sia impossibile vincere gli all-in“.

La struttura dei blinds

Un altro aspetto che caratterizza lo short deck poker è la struttura dei blinds. Sempre nell’ottica di aumentare il fattore gambling, nelle partite high stakes non si gioca con piccolo e grande buio:

“La struttura è particolare”, spiega Cates. “Ogni giocatore posta un blind preflop, mentre il bottone ne posta due. Per questo motivo è molto economico entrare nel piatto limpando. Contrariamente al poker classico, qua sbagli se non limpi“.

paul-phua

L’importanza del limp e l’edge

Una mano infoldabile nello short deck poker è J-10, suited e offsuited: “Nel No-Limit Hold’em tradizionale non giochi mai J-10 off da early position, mentre nello short deck la giochi quasi sempre, e quasi sempre limpando”.

Molti potrebbero chiedersi se una variante del genere sia battibile, considerando quanto aumenta il fattore gambling. Cates è sicuro che si possano fare tanti soldi cercando di massimizzare il proprio edge postflop:

“Dov’è l’edge in questo gioco? Molti avversari non hanno idea di quale sia l’equity della loro mano postflop. L’edge è tutta lì, certamente non negli all-in preflop”.

Un big pot vinto da Jungleman12

Infine, Dan racconta una mano piuttosto ricca giocata recentemente in questa variante:

“Io rilancio preflop con A-J, oppo chiama e il flop è 10-6-6. Io punto small, lui fa call. Turn Q, ora ci sono due quadri sul board e facciamo check-check. Ricordo che in questo gioco il colore batte il fullhouse“.

“Al River scende un K che completa un colore. Io ho scala e  punto piccolo, 700.000 su 1.1 milioni. Lui pusha per 4.6 milioni di dollari di Hong Kong. Non pensavo avesse fullhouse o colore, quindi ho chiamato. Stava bluffando, ho vinto quel big pot in un momento fondamentale, perché ero sotto di 15-20 milioni di HKD (2-2.5 milioni di dollari americani, ndr)”.

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