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Big One for One Drop Steffen Sontheimer

Steffan Sontheimer: “I miei genitori hanno ostacolato la mia carriera, ma oggi mia madre mi segue sempre”

Tanti sognano di diventare giocatori professionisti di poker, pochi ci riescono. I motivi sono molteplici, ma oltre alle naturali difficoltà di natura tecnica e mentale che deve affrontare chi intraprende questo percorso, spesso sono i pregiudizi a rendere tutto ancora più difficile.

Molti giovani, ad esempio, devono fare i conti con l’opposizione dei propri genitori, spesso condizionati da preoccupazioni basate esclusivamente sulla falsa idea che il poker sia un gioco d’azzardo. Tanti pro di oggi ci sono passati: agli inizi della carriera hanno dovuto lottare non solo con avversati al tavolo e varianza, ma anche con il grande ostacolo rappresentato dai genitori.

A questa categoria appartiene anche Steffan Sontheimer. Il pro tedesco, recentemente definito da Daniel Negreanu “il più forte al mondo“, ha svelato, nel corso di uno show di Poker Central, di non essere stato per niente supportato dai genitori agli inizi della sua carriera.

Gli inizi di Steffan Sontheimer

“Ho conosciuto il poker nel 2010”, ha spiegato il top player. “In Germania, quando finisci il liceo, devi svolgere delle attività sociali, ma io mi annoiavo ed ero alla ricerca di un hobby. Scoprii il poker e presto divenne il mio passatempo serale preferito“.

Dopo il Black Friday, Steffan si allontanò momentaneamente dal poker, per poi iniziare davvero la sua carriera di pro in seguito al trasferimento in Inghilterra.

Con il Black Friday persi tutti i soldi che avevo su Full Tilt Poker, riuscii a recuperarli solo diversi anni dopo. La svolta ci fu stata dopo la laurea: a quel punto decisi di prendere più seriamente il poker e trasferirmi a Brighton per giocare online. Ciononostante, non consideravo il poker un lavoro”.

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Steffan Sontheimer: “Il poker non è un lavoro”

Sontheimer specifica che neanche oggi, con 7.6 milioni di dollari incassati nei tornei live, considera il poker un vero lavoro.

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In realtà nemmeno oggi penso che il poker sia un vero lavoro. Conosco persone che lavorano davvero e so che quello che faccio non è davvero un lavoro. È qualcosa a metà tra un hobby e un lavoro“.

Da questa considerazione ne nasce un’altra: “Nel mio futuro prossimo non so se ci sarà il poker, l’unica cosa che mi interessa è godermi la vita. Se il poker farà parte della mia vita, bene, altrimenti ci sarà qualcos’altro e non sarà certamente un problema”.

Poker Masters Steffen Sontheimer
Steffen Sontheimer con la Purple Jacket

“I miei genitori sono stati un ostacolo alla mia carriera”

Al tedesco è stato chiesto quale sia stato il più grande ostacolo all’inizio della carriera e la sua risposta è stata immediata.

All’inizio i miei genitori sono stati un grande ostacolo alla mia carriera. Non mi hanno supportato per niente, ma questo è stato un aspetto molto positivo per me, perché il loro atteggiamento mi ha dato la spinta per dare il massimo. Oggi non mi fanno tante domande, mia madre è una mia fan e legge tutte le notizie su di me”.

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