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Patrik Antonius ad Assopoker: “Non ho esperienza nel gioco con 20 bb. L’immagine dei players deve cambiare”

E' arrivato il Patrik Antonius day: il finlandese ha aperto la caccia al prestigioso titolo EPT che manca nella sua bacheca da 13 anni. Il finlandese potrebbe fare uno storico bis nel final table di Montecarlo. Non c’è occasione migliore per pubblicare la terza parte della sua lunga intervista rilasciata in esclusiva ad Assopoker.

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05/05/2018 16:30

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Di Stefano Atzei

Terza e ultima parte della nostra lunga chiacchierata con Patrik Antonius a Barcellona due settimane fa. Verso la fine della prima parte avevamo parlato dell’importanza nella ricerca della condizione migliore per essere al top. Secondo Patrik però, la scalata nell’elite del poker mondiale va di pari passo con le responsabilità. Sentiamo cosa ci ha raccontato in esclusiva il campione finlandese.

Patrik Antonius

Prima di cominciare l’intervista ci avevi accennato a una dieta particolare…

Sette anni fa ho scoperto di essere allergico al glutine e questo ha complicato le cose. Ora ho impiegato qualcuno che mi porta del cibo tre volte al giorno quando gioco i tornei, poi nelle pause mangio qualche snack. In precedenza viaggiavo con uno chef privato ma ora preferisco impiegare qualcuno in loco. A Macao ad esempio non ho problemi a ordinare, ma a Barcellona si…

Mi piace sentirmi leggero, non voglio stressarmi. Nel poker è molto importante curare i dettagli, quando gioco non voglio pensare a cosa mangerò o dove lo farò ma voglio stare concentrato al 100%, e voglio sapere che a tale ora mi arriva del cibo. Si gioca per sette-otto ore di fila e il cibo può influenzare le performance.

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Oltre alla forma fisica curi particolarmente il tuo modo di vestire: è solo una questione di stile?

Non mi piace la reputazione che i poker player hanno al di fuori del loro campo. Ricordo che quando cominciai, circa vent’anni fa, le persone non avevano nemmeno idea di cosa significasse essere un giocatore: ‘stai facendo qualcosa di illegale’. Era questo il primo pensiero che passava nella testa della gente comune e prima del 2000 nemmeno si prendeva in considerazione l’ipotesi che il poker potesse essere affrontato a livello professionale.

Da quegli anni a oggi le cose non sono cambiate troppo sotto questo profilo. Se qualcuno mi presenta a un businessman che non conosce nulla di poker, introducendomi come un poker pro, nella maggior parte dei casi non avrà una bella immagine di me. Ai tavoli televisivi ci si presenta con felponi e cappucci ed è questa l’immagine che percepisce il pubblico. Ecco, per quanto possibile, vorrei cambiarla… Siamo persone molto brave in quello che facciamo, sappiamo cosa fare e siamo smart, bisogna farlo percepire anche all’esterno.

Finora ho parlato esclusivamente dell’immagine, ma è solo uno degli aspetti che si possono migliorare nella nostra industria. Fino al blackfriday il poker stava entrando velocemente nei circuiti mainstream e ho fiducia che quell’ondata possa ritornare, che il poker possa aprirsi nuovamente. Al momento i media pokeristici sono un circuito chiuso, se non sei un appassionato i media non amplificano nulla. Sarebbe bello invece che venisse dedicato dello spazio nelle rubriche sportive.

Una presenza maggiore di donne potrebbe agevolare questo processo di crescita?

Le donne sono un grande spor per il poker. Ci sono delle giocatrici molto competitive ai massimi livelli, soprattutto in Asia. A Macao ho visto un sacco di donne giocare cash e tornei, quattro in un tavolo, tre nell’altro…Non i soliti numeri insomma. Non c’è una ragione per cui le donne non possano eccellere nel poker, magari potrebbe essere meno indicato per le persone troppo emotive ma questo prescinde dal sesso, di sicuro per avere successo bisogna avere un carattere forte.

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Ora che sei tornato sotto i riflettori, il poker giocato rimane il tuo focus principale o c’è dell’altro?

Sto lavorando a un progetto che non posso svelare al momento, ma nei prossimi quattro mesi ne discuteremo in modo più approfondito e penso che l’intera comunità possa trarne beneficio. Vorrei dire una cosa sull’Italia: è il paese che mi ama di più. Ogni volta che gioco dalle vostre parti una marea di persone viene a farsi una foto con me. Ricordo che durante le pause all’EPT di Sanremo riuscivo a malapena ad andare in bagno. So che sto parlando di altri anni per il poker, quando l’aria era diversa, ma in generale dall’Italia ho sempre ricevuto un enorme apprezzamento.

E con la lingua?

Ora sto studiando russo, l’italiano non ancora. Tuttavia, diversi anni fa, ho vissuto due mesi a Perugia per un progetto legato a una scuola e qualcosina l’ho imparato… Una cosa su cui non ci si può mai lamentare in Italia è il cibo, ottimo ovunque. E’ curioso notare come qualsiasi ristorante, in qualunque parte dell’Italia, vada fiero di quello che fa.

Sappiamo che volevi dire qualcosa sulle strutture dei tornei a cui hai preso parte a Millions a Barcellona…

Sì, perché qui a Barcellona hanno scelto di fare i tornei High Roller in due giorni e questo non è stato il massimo per me, a prescindere dai risultati. Sono decisamente preparato nel gioco con big stack ma non ho grande esperienza a giocare con 10/20 x (al final table EPT partirà con 29 bb, ndr).

Diciamo che più carte scendono e più le mie abilità hanno peso. Mi piacerebbe avere un evento in tre giorni, ci sarebbe più gioco e di conseguenza il mio edge aumenterebbe.

Leggi la prima parte dell’intervista di Patrik Antonius

Leggi la seconda parte dell’intervista di Patrik Antonius