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Tom Dwan: “ho fatto il salto di qualità, quando ho iniziato a parlare con altri players”

Un Tom Dwan come forse non conoscevamo ancora. Molto spirituale e con una visione della vita, molto diversa dall'approccio con cui affronta i tavoli da poker. La maturazione dell'uomo insomma, oltre che quella del giocatore, in una lunga intervista rilasciata dal mitico "Durrrr". 

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13/11/2019 11:00

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Tom Dwan e la condivisione

Non è mai stato un giocatore comune Tom Dwan. E non solo per i risultati raggiunti, ma anche per la bravura di non seguire la massa nel poker. E’ volato in Asia, quando ancora tutti frequentavano il salotto buono del poker live in occidente, vale a dire Las Vegas. E’ stato una sorta di pioniere verso terre sconosciute sotto il profilo del poker e ben presto si è reso conto di aver trovato una miniera d’oro. Non a caso oggi, oltre ad essere uno dei più presenti nelle partite asiatiche e l’uomo immagine delle Triton Poker Series.

Tom Dwan

Anzi diciamo che è anche una sorta di consulente nella programmazione degli eventi e il suo parere nella costruzione dello schedule pesa molto. Chi meglio di lui, può capire cosa piace e cosa non amano i suoi colleghi. Quei colleghi che sono stati determinanti per la sua crescita, come ha ammesso candidamente in una recente intervista. “Il mio vero salto di qualità non è arrivato al tavolo come tutti credono. Ma parlando, condividendo e analizzando mani con gli altri giocatori. Senza questo step non sarei mai diventato il Durrr che tutti conoscono“.

Parole importanti e che fanno riflettere. Da un lato c’è uno dei talenti più incredibili della storia del poker: partito con un deposito di 50$ nell’ultimo anno di Liceo, Tom Dwan ha bruciato ogni sorta di tappa e di livello a velocità supersonica. Dall’altra c’è però un ragazzo molto timido e allo stesso tempo capace di condividere i suoi dubbi con i suoi colleghi e anche avversari. La condivisione ti fa capire anche che non devi aver paura di sbagliare. E ti fa crescere in maniera più rapida.

Lo short deck per rompere la monotonia

Tom Dwan dunque si appresta anche al ruolo di consulente per l’organizzazione degli eventi high roller fra Asia, Europa e America. Ma ha anche una precisa idea su cosa cambierà completamente il panorama del poker live. “Lo short deck è la variante che ridarà nuova linfa a tutto l’ambiente. Ultimamente vedo giocatori completamente annoiati al tavolo. Le 36 carte, un cambio nel valore dei punti e delle percentuali completamente opposte al NLH, faranno la differenza. Mi aspetto molto da questo gioco che ha fatto scalpore in Asia e si appresta a prendere il comando anche nel mercato occidentale”.

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Infine l’obiettivo di Tom Dwan sembra non essere solo un cambio radicale nel poker. “Mi piacerebbe contribuire a rende il mondo un posto migliore. Cambiarlo e far si che possa essere un luogo più equo. Ho in mente alcune cose, ma non posso rivelarle adesso. Spero di poter chiudere un paio di progetti che sto portando avanti e poi vi dirò cosa bolle in pentola“. Se i risultati dovessero essere come nel poker, tutto il mondo ne gioverebbe davvero delle skills di Tom Dwan.

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