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WSOP Main Event: L’heads up sarà Cada-Moon

Un momento del tavolo finale con Buchman e CadaDopo oltre quindici massacranti ore di gioco, siamo finalmente giunti a conoscere chi saranno i due giocatori superstiti a contendersi il braccialetto più pesante, 8 milioni e 546.000 $ ed il titolo di Campione del Mondo: Joe Cada e Darvin Moon.

I November Nine portavano al tavolo ciascuno la propria esperienza, le proprie strategie, le proprie speranze e timori, inevitabili in un evento di questa portata. Forse a causa di questo, l’azione nelle prime ore stenta a decollare, senza sussulti e con attorno 1500 spettatori che fanno sentire tutto il loro calore.
Come quando, dopo un inizio aggressivo di Joe Cada, il floorman annuncia: “Cada vince il piatto!”, ed un suo supporter gli fa eco: “Dovrai farci l’abitudine!”. Una goliardata quanto mai profetica.

Il primo a cadere è l’inglese James Akenhead, che molto corto è costretto a prendersi dei rischi. Va infatti allin con KQ per 4 milioni di chips, Begleiter chiama, ma folda di fronte allo squeeze di Buchman, che ha A-K. Dopo un board nullo, una miracolosa Q al river salva il britannico, che con quella stessa mano aveva crackato una coppia di assi nelle fasi appena precedenti al tavolo finale. Ma la sua gioia è di breve durata. Prima subisce un cooler, quando su un flop J high finisce ai resti con K-K, contro Schaffel che ha A-A. Rimasto corto, va all-in con 3-3, chiamato ancora da Schaffel che ha 9-9. Il board è nullo è per Akenhead è un nono posto, senza gloria ma senza rimpianti.

Il destino tuttavia è beffardo. Poco più tardi infatti, Schaffel finisce ancora ai resti preflop con A-A, ed ancora contro K-K, stavolta di Buchman che tuttavia trova il K al flop che relega Kevin Schaffel in ottava posizione.

Il prossimo ad uscire purtroppo è Phil Ivey. Il pro di Full Tilt soffre e lotta, ed alla pausa cena è quinto, a 16 milioni. Tuttavia, perde un coinflip preflop, quando i suoi A-8 non scalzano i 4-4 di Joe Cada. Rimasto ultimo nel chipcount con appena 6 milioni, va all-in con A-K, chiamato da Moon che mostra A-Q. l flop è tuttavia avverso ad Ivey, perché con Q-6-6 lo caccia all’inferno senza possibilità di appello. Settimo posto amaro per lui, che certo come i suoi numerosi tifosi ambiva a ben altro.

Phil Ivey e Darvin Moon sistemano le chips prima dell'inizio del final table. Sara' poi il secondo ad eliminare il primo

Ma Darvin Moon, che dopo l’eliminazione di Ivey secondo alcuni è diventato l’uomo più odiato della storia del poker, mostra di avere una estrema confidenza con la dea bendata. Elimina infatti anche Steven Begleiter, nonostante questi avesse Q-Q, mentre Moon decide di giocarsi mezzo stack preflop avendo solo A-Q. Ma evidentemente sono le sue carte… Dopo un board più bianco di un lenzuolo, un asso al river strozza l’urlo in gola a Begleiter, costretto ad uscire in sesta posizione maledicendo la statistica e la sorte che l’ha derisa.

Rimasti in cinque, Joe Cada continua il suo show. Quando c’erano ancora sette players in gara, Cada era rimasto con uno stack davvero misero, di appena 2 milioni quando l’average diceva 28 milioni! Altra caratteristica di questo gioco: con un po’ di fortuna finché sei seduto la tua partita non è mai finita.
Così, dopo aver raddoppiando su Buchman ed Ivey, trova il raddoppio anche su Shulman, quando la sua coppia di tre trova il set al flop e lascia i J-J di Jeff al palo. A fargli fare un ulteriore double up ci pensa Darvin Moon, autore di un’altra giocata che definire scandalosa significa solo chiamarla col proprio nome.
Cada prima della mano ha 22 milioni, Moon è chip leader con circa 60 milioni. Dopo una serie di raise e reraise i due finiscono ai resti preflop. Cada mostra A-A, Moon un imbarazzante K-9, che centra un 9 al flop ma per fortuna non basta. E Joe Cada torna clamorosamente in pista.

Ad andarsene è invece Jeff Shulman, a lungo short. Manda i resti con una coppia di sette, ma viene chiamato da Saout che mostra A-9. Un nove al flop rovina sui suoi sogni di gloria, e li fa capitolare quando turn e river sono ininfluenti, salutandolo in quinta posizione.

Rimasti in quattro, Antonie Saout ha 62 milioni, Eric Buchman 55, Joe Cada 45 e chiude Darvin Moon con 31 milioni. E’ proprio Moon a rendersi ancora protagonista di giocate discutibili, tradendo stanchezza e inesperienza. Prima re raisa all-in un paio di volte con uno stack di oltre 50 Big Blinds, poi limpa dal Cutoff con A-J. Gli osservatori sono sempre più scettici, ma la strategia sembra funzionare, perché Moon risale. C’è quindi un monster pot fra Saout e Buchman, col primo che con A-K vola a 89 milioni ed il secondo il cui A-Q lo trascina sotto i 10 milioni.

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Ma per ironia della sorte nessuno dei due si giocherà il braccialetto. Buchman esce infatti quarto, eliminato da Moon che prima lo fa doubleuppare, poi la mano dopo decide di chiamare il suo all in con K-J, indietro rispetto all’A-5 di Buchman. Ma il board è ancora una volta amico di Moon, che con un K al turn elimina l’avversario.

Rimasti in tre, accade l’imprevedibile. Antoine Saout è infatti chipleader con 80 milioni, che corrispondo ad altrettanti big blinds. Ma evidentemente, può non bastare. Joe Cada dimostra infatti di voler completare la sua clamorosa rimonta con il botto. Dapprima con 2-2 scoppia il francese che aveva Q-Q trovando il set al flop, poi lo elimina vincendo il coinflip decisivo.

Cada parte ancora una volta leggermente dietro, con A-K contro la coppia di otto del francese, ed il board sembra essergli avverso quando si mostra con 5-4-5-10. Ma un clamoroso, beffardo, perfino ingiusto K al river condanna Saout all’eliminazione.
Finisce quindi così, con Joe Cada che si presenterà all’heads up decisivo con 135 milioni e Darvin Moon ad inseguire con 58 milioni.

Darvin Moon e Joseph Cada sfiniti dopo la prima giornata di final table

Questo il payout:
1st – $8,546,435
2nd – $5,182,601
3rd – $3,479,485 Antoine Saout
4th – $2,502,787 Eric Buchman
5th – $1,953,395 Jeff Shulman
6th – $1,587,133 Steven Begleiter
7th – $1,404,002 Phil Ivey
8th – $1,300,228 Kevin Schaffel
9th – $1,263,602 James Akenhead

L’esito, comunque vada, premierà un giocatore che si è mostrato in debito verso la sorte, e dire vinca il migliore potrebbe suonare perfino grottesco.
Il rischio, per quanto sia amaro dirlo, è che chiunque arrivi a vincere questo Main Event delle World Series 2009 lasci comunque insoddisfatti molti fra gli appassionati.
Conoscere il nome del Campione del Mondo non è mai interessato tanto poco.

 

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