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Poker amarcord: Dario Minieri e la sua Porsche…

Il poker amarcord di oggi è di quelli che fanno scendere la lacrimuccia. parliamo infatti di Dario Minieri. L’ormai 37enne romano non è stato il primo italiano vincente a poker, né il primo a vincere un braccialetto, né ha mai vinto un EPT, ma la sua impronta era e rimane importantissima per una semplice ragione: Dario Minieri ti faceva sognare, e non solo se eri un appassionato italiano.

Dario Minieri e la Porsche “comprata” con gli FPP

La stella di Dario Minieri iniziò a brillare prima all’estero che in Italia, poiché negli anni in cui si metteva in mostra sulla piattaforma internazionale di PokerStars ancora il poker da noi era una nicchia per pochi intimi, o poco più.

Dario era una sorta di reuccio dei sit’n’go heads up high stakes e giocava moltissimo, al punto da diventare il primo giocatore al mondo ad accumulare abbastanza FPP (frequent player points) per riscattare una Porsche Cayman S, ovvero il reward più prezioso e costoso di tutti, nello store del tempo di PokerStars.

Questo “acquisto” fece diventare Dario una celebrità tra gli appassionati di poker online, ma presto tutti iniziarono ad amare il suo stile anche live.

Quella volta a Baden, 16 anni fa

Per la precisione siamo a Baden, nell’ottobre del 2006. Dario Minieri aveva già assaggiato il circuito dell’European Poker Tour, con un 22° posto centrato all’EPT Grand Final di Montecarlo nella primavera precedente. In Austria però il giovane romano si scatena, con uno stile di gioco aggressivo e imprevedibile. Come stile di gioco Dario ricordava gli scandinavi, i primi a caratterizzarsi per una marcata aggressività soprattutto preflop, ma il suo candore creava un contrasto felicissimo, oltre che gradevole e simpatico.

Da Dario a Giuliano, 16 anni dopo

Certo ciò risultava un po’ meno simpatico ai suoi avversari, che non ci capivano letteralmente nulla. A un certo punto del tavolo finale, con appena 5 giocatori rimasti, Dario piazza un pazzesco colpo al belga Dodet, che folda la mano migliore per poi vedersi mostrato il bluff totale. “I’m so crazy, i don’t care about money, I play for fun”, diceva Dario sorridendo, mentre era intento a raccogliere le chips.

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In quelle parole c’era una dichiarazione di intenti, perché Dario era effettivamente così: provenendo dal mondo di Magic: The Gathering, mostrava una forte competitività che però non sempre collimava con una reale attenzione all’aspetto economico.

In questi giorni, con il bellissimo trionfo di Giuliano Bendinelli all’EPT di Barcellona, viene naturale un parallelismo tra due frasi solo in apparenza simili. Durante la discussione del deal, Bendi ha detto a sua volta “I don’t care about money”, ma con tutt’altra intenzione, ovvero quella di ridimensionare un avversario che provava a strappare un accordo molto più favorevole per se stesso.

Stessa frase (non mi importa del denaro), ma con tutto un mondo di differenza, compresi i quasi 16 anni trascorsi che hanno cambiato tutto o quasi, nel poker. Naturalmente è facile cogliere nella frase di Dario Minieri una sorta di magia, una poesia che il poker di oggi ha un po’ smarrito. Però Giuliano Bendinelli e quasi tutti i player italiani di successo, oggi, sono in buonissima parte “figli” suoi.

COMPARAZIONE GIOCHI CASINÓ
"Assopoker l'ho visto nascere, anzi in qualche modo ne sono stato l'ostetrico. Dopo tanti anni sono ancora qui, a scrivere di giochi di carte e di qualsiasi cosa abbia a che fare con una palla rotolante".