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Perché ci sono poche donne nel poker? Su Twitter si dibatte una questione mai risolta

Ci sono topic ricorrenti, che regolarmente ogni tanto fanno capolino proprio perché riguardano argomenti molto lontani dal trovare una soluzione. Uno di questi riguarda la presenza delle donne nel poker, sempre troppo bassa per essere vera. Quali possono esserne le ragioni? Un recente articolo di John Sofen su Pokernews prova a sintetizzare il dibattito che si è rinfocolato su Twitter.

Perché poche donne nel poker? Il dibattito rilanciato da Daniel Negreanu

A riaccendere la miccia è stato, come spesso accade in molte questioni, Daniel Negreanu. Qui il suo primo tweet sull’argomento

“Sono 26 anni che faccio il poker pro e da 26 anni sento lo stesso ritornello: “Coinvolgere le donne nel poker aprirebbe un mercato mai sfruttato”.

Gli sforzi profusi ad oggi non riescono ad aumentare la percentuale di partecipazione delle donne sopra al 5% del field. Ed è praticamente lo stesso risultato del 1996.”

Le possibili ragioni

Parte quindi una enorme ridda di commenti, con le opinioni più disparate. Lo stesso Negreanu, in seguito, isola le 5 ragioni più frequenti tra quelle menzionate nei commenti, ovvero

1) Gender pay gap (divario retributivo i genere, ovvero le donne che mediamente guadagnano meno degli uomini a parità di mansioni)
2) L’impegno nel crescere i figli
3) Norme culturali antiquate
4) Esperienze spiacevoli
5) Differenze biologiche

Xuan Liu, da sempre impegnata su questo fronte, ha replicato chiedendo “Quanto dei budget di marketing dal 1996 è stato utilizzato per attirare più donne al tavolo? Tu hai rappresentato aziende che hano speso centinaia di milioni, se non miliardi, per acquisire clienti maschi. Quale percentuale di questi soldi è stata utilizzata per attirare le donne?”

Al di là delle differenze di vedute anche sui budget marketing, quella del gender pay gap sembra la questione più oggettiva di tutte. Negli USA le donne guadagnano circa l’84% rispetto a quanto percepiscono gli uomini per incarichi e mansioni uguali. In Italia la situazione è leggermente peggiore, poiché “Ilsole24ore” stima nel 20% in meno circa la differenza di retribuzione tra le donne e gli uomini, a parità di mansioni. Questa forse non è la ragione che più di tutte disincentiva le donne dall’appassionarsi al poker, ma è comunque un fatto.

Le WSOP 2022 e il mancato streaming del Ladies Event: un’occasione persa?

Ascoltando i vari pareri, la questione culturale e comportamentale sembra di gran lunga la più influente. La giocatrice Ruth Hall, vincitrice di diversi tornei e molto impegnata nella promozione della partecipazione femminile ai tornei di poker, sostiene che da sempre le donne siano oggetto di critica aspra per eventuali errori al tavolo, molto più di quanto accada agli uomini. Kyna England, altra giocatrice vincente e molto impegnata nella promozione del gioco per le donne, crede anche che una buona strada sia quella di mostrare più donne negli streaming dei tavoli finali e di eventi importanti, magari mostrando giocatrici esperte come Xuan Liu e Jennifer Tilly. Purtroppo per lei, nel programma di live streaming già reso noto da PokerGO per le WSOP 2022, fra i 21 eventi coperti da riprese televisive non ci sarà il Ladies Event…

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Le opinioni a riguardo sono davvero tante e il panorama davvero frastagliato. Ci sono donne che propongono agli uomini di insegnare il poker alle proprie mogli, fidanzate, mamme o sorelle per portarle con sé agli eventi, ma è una proposta che non ha incontrato molto favore nemmeno tra le stesse donne.

Donne e poker: il problema delle molestie

Michele Madsen ha il merito di portare la questione sul tasto di gran lunga più delicato: le molestie. “Devo ancora conoscere una singola donna che non sia mai stata molestata a un tavolo da poker. Magari qualcuna ci sarà e risponderà a questo commento, ma personalmente non ne conosco ancora una. Se più persone si facessero parte di una protesta contro questo genere di comportamenti, sicuramente più donne si sentirebbero a proprio agio al tavolo.”

Weisner e le differenze biologiche

C’è poi il punto di vista di Melanie Weisner (foto copertina), membro del gruppo Pokerpower come la Liu e Jennifer Shahade. Un punto di vista che spiazza, ma fino a un certo punto: Se da un lato ci sono ovvie e provate barriere sociali, dall’altro lato le donne hanno una sorta di ostacolo biologico rappresentato da una più bassa propensione al rischio. Quindi perché mai dovremmo aspettarci che le donne rappresentassero il 50% del field nel poker? Certo la percentuale attuale rappresenta una deviazione anomala, che non si può interamente spiegare con la biologia. Credo che una percentuale giusta potrebbe essere 75/25 (uomini/donne, ndr). Comunque credo che una nuova narrativa, più o meno sulla falsariga della “regina degli scacchi” ma applicata al poker, potrebbe avere ottime possibilità di cambiare davvero le dinamiche attuali del mercato.”

I pareri di Harman, Bicknell e Boeree

Jennifer Harman e Kristen Bicknell, pur essendo due giocatrici di successo cresciute in ambienti pokeristicamente molto diversi, tra loro, concordano in buona parte nelle rispettive analisi. Se Harman sottolinea il fatto che quando le donne si impegnano con grande serietà nel poker poi hanno successo, dall’altro Bicknell sostiene che è il problema è proprio nel numero di donne che inizialmente si appassionano, ma poi si stufano per il volume di studio, applicazione e costanza che il gioco richiede a certi livelli.

Chiude il dibattito Liv Boeree, una che è riuscita ad eccellere in due campi fortemente dominati dal genere maschile: la fisica e il poker. “Ho indagato a fondo in questo dilemma. Fare entrambe le cose (fisica e poker) professionalmente richiede un estremo interesse, quasi un’ossessione, pertanto certe innate preferenze di genere saranno gioco forza amplificate a codesti estremi.”

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"Assopoker l'ho visto nascere, anzi in qualche modo ne sono stato l'ostetrico. Dopo tanti anni sono ancora qui, a scrivere di giochi di carte e di qualsiasi cosa abbia a che fare con una palla rotolante".