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Merson: ‘tornei live sono EV-, le tasse al 40% ti uccidono’

Qualche tempo fa Joe Hachem accusò i nuovi campioni del Main Event WSOP di non essere una buona pubblicità per il poker, di non accettare il ruolo di ambasciatori del gioco. L’accusa era rivolta anche a Greg Merson, campione del mondo nel 2012, che dopo l’exploit di Las Vegas sembrava aver preferito una vita lontana dai riflettori. Il giocatore americano ha spiegato in una recente intervista per Bluff.com i motivi per cui non sia così semplice e soprattutto profittevole essere l’uomo immagine del poker.

“Dire che non mi interessa il poker è falso, io sono vivo grazie al poker e gioco tutti i giorni da quasi dieci anni. Farei di tutto per questo gioco e quando ho incontrato Joe Hachem al LAPC e ho capito che non mi conosceva affatto ” esordisce Merson. “Il fatto è che io non sono diventato campione del mondo nell’era d’oro degli sponsor e del poker online, quindi non ho potuto contare su introiti derivanti dalle pubblicità e da altri business correlati al mondo del poker”.

Per Merson, comunque, la ragione principale per cui non ha potuto essere un buon ambasciatore del gioco è un’altra ed è strettamente legata a motivi economici: “Giocare i tornei live non è molto profittevole considerando che alla fine dell’anno si deve pagare il 40% delle vincite in tasse. Se a questo si aggiunge la mancanza di sponsor (dopo la chiusura del poker online negli Stati Uniti ndr) e le spese di viaggio, devo ammettere di non essere per nulla tentato dall’andare fino in Australia o alle Bahamas per giocare un torneo High Roller da 250.000 dollari, anche se questo porta un importante ritorno d’immagine”.

Una scelta molto razionale, dunque, fatta più con la calcolatrice che con il cuore. Eppure Greg non vuole scappare dalle responsabilità che la vittoria del Main Event WSOP si porta dietro: “Ogni campione ha delle responsabilità e secondo me questo non vuol dire concedere interviste a tutti o partecipare a ogni torneo di beneficenza ma semplicemente cercare di essere sempre gentile e simpatico con chiunque si trovi al tavolo, dagli avversari ai dealer”.

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Un discorso, questo, legato all’immagine e alla reputazione, concetti che Merson ha iniziato a comprendere solo recentemente, quando ha potuto interagire con altri due campioni del mondo WSOP, estremamente diversi l’un con l’altro: “Ho avuto modo di parlare molto con Phil Hellmuth e mi ha dato dei consigli molto utili. La cosa più importante che mi ha insegnato è che devo mantenere la mia faccia là fuori, renderla pubblica cercando di restare popolare. Ho anche parlato qualche volta con Ryan Riess (il vincitore del Main Event dello scorso anno ndr) e ho capito che a lui non importa molto del ruolo che ricopre in questo momento. Anche io ero così e credo che se Ryan ha intenzione di continuare a giocare a poker per vivere dovrà cambiare idea come ho fatto io“.

Anche se non li ritiene molto profittevoli, Merson specifica che riprenderà a giocare molti più tornei ma non solo per motivi di immagine: “Tutte le partite di cash game che mi interessano a Las Vegas sono private e devi recitare bene per conquistarti un posto, soprattutto se sei un professionista. Le partite High Stakes nei casinò, invece, hanno limiti troppo alti e regole troppo diverse da quelle a cui sono abituato, tipo straddle obbligatorio e ante elevate. Non mi sento a mio agio in queste occasioni, anche per questo è più facile giocare i tornei per me, soprattutto ora che stanno arrivando le WSOP”.

Con ogni probabilità, dunque, rivedremo Greg Merson impegnato in tanti eventi WSOP, con la speranza di poter ripetere l’incredibile estate 2012, nella quale vinse quasi 10 milioni di dollari e ben due braccialetti.