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Cosa c’è di “Regalo di Natale” nei pokeristi italiani di oggi

Nei giorni scorsi ci siamo soffermati più volte su “Regalo di Natale”, film di Pupi Avati a cui tutti noi appassionati italiani di poker siamo affezionatissimi. Prima abbiamo ipotizzato un finale diverso, quindi sottolineato 5 spunti di riflessione. Oggi, invece, proviamo a vedere quanto, dello scenario umano che descriveva la pellicola, è aderente alla realtà di chi vive del giochino, o comunque intorno ad esso.

Regalo di Natale: cosa è rimasto tra i pokeristi italiani, 36 anni dopo

Da quando mi occupo professionalmente di poker, un aspetto del film di Pupi Avati mi ha sempre lasciato un po’ di amaro in bocca: il sottotesto secondo il quale chi bara vince. Certo, quello dipinto da Carlo Delle Piane non è un volgare baro qualunque, ma un ladro raffinato, un sottile psicologo, uno insomma che conosce a menadito non solo i trucchi per alterare il giochino, ma anche le leve da spingere per indurre in errore tutti i Franco che siedono al tavolo.

Il baro e gli stereotipi

L’amaro in bocca rimane, anche perché ha contribuito a continuare a veicolare molti stereotipi negativi intorno al poker, già esistenti allora e non a caso arrivati fino a oggi, a fine 2022. D’altra parte, però, era anche inevitabile che fosse così. La forza narrativa della figura del baro è clamorosamente più evocativa e potente, rispetto a qualsiasi scenario che prevedesse un “semplice” giocatore professionista. I professionisti, o meglio chi campava grazie all’abilità nel poker all’italiana e a Telesina, esistevano già allora. Certo erano una sparuta minoranza, oserei dire aderente a quelle che oggi vediamo nel Texas Hold’em. Si calcola che circa il 5% dei praticanti riesca a vivere grazie al poker, dunque a farne una professione, ma più realisticamente questa percentuale non supera il 2-3%.

Le partite private, oggi

Oggi le partite private esistono ancora, e i professionisti non sempre sono ben accetti. Si pensi agli esclusivi tavoli high stakes di Macao, ai quali per anni gente come Phil Ivey e Patrik Antonius non poteva accedere. Solo Tom Dwan poteva, per quei suoi stretti legami con Paul Phua che di quelle partite era l’anima.

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Ma torniamo alla figura del baro e dei suoi accoliti, per capire quanto quella malsana eredità è arrivata fino al poker (quello vero) di oggi. Al di là della semplificazione cinematografica, che necessita sempre di forti opposizioni (l’amico che tradisce due volte perché finge pentimento, la collusion con Santelia), esistono situazioni analoghe nel poker odierno? Probabilmente sì, e neppure così ben romanzate.

I nuovi Santelia dell’online, dai multi alle conference

Dell’online sarebbe persino banale dire che i nuovi Ugo e Santelia sono tutti i multiaccounter e quelli che giocano i tornei in conferenza su Skype o altri sistemi di chat. Magari qualcuno finisce anche per vincere qualcosa di importante ed essere intervistato da noi, ma state pur certi che nel momento in cui annusiamo qualcosa di losco, queste persone non avranno più un briciolo di visibilità su Assopoker.

Franco ai tempi di Google e Whatsapp

E poi c’è il live, dove sicuramente le collusion possono ancora esistere. Così come esistono quelli che vanno rotti, non pagano i debiti e magari trovano sempre qualche nuova vittima da “scammare”. Però il mondo contemporaneo è strutturato in maniera molto più complessa rispetto a quanto fosse possibile nel 1986. La condivisione di informazioni è potenzialmente immediata, e anche la circolazione di “voci di corridoio”. In generale, se “Regalo di Natale” fosse stato ambientato al giorno d’oggi, a Franco Mattioli sarebbe forse bastata qualche ricerca su Google, o una domanda a qualche amico su Whatsapp, per evitare il disastro. E il film sarebbe durato 15 minuti.

"Assopoker l'ho visto nascere, anzi in qualche modo ne sono stato l'ostetrico. Dopo tanti anni sono ancora qui, a scrivere di giochi di carte e di qualsiasi cosa abbia a che fare con una palla rotolante".
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