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Pupi Avati - Regalo di Natale

Cinque cose che non hai capito sul film “Regalo di Natale”

Esistono film che si sono visti centinaia di volte, di cui si sanno tutte le battute a memoria, di cui si conoscono vita, morte e miracoli degli attori. Ma ogni qual volta si presenti l’occasione di rivederli, non si dice mai di no. E ad ogni visione, magari, si scopre qualcosa in più che non si era colto nelle (numerose) proiezioni precedenti.

Uno di questi film (quantomeno per chi scrive) è senza dubbio Regalo di Natale, il capolavoro di Pupi Avati del 1986, sul quale già molte volte ci siamo soffermati.

Sfruttando queste infinite visioni della pellicola, oggi vogliamo provare a proporre cinque dettagli che ai più – forse – potrebbero essere sfuggiti.

Attenzione agli spoiler! L’articolo ne è pieno. Se non si è visto il film, si eviti di proseguire la lettura!

Martina, la donna di Franco

Partiamo dalla fine. Franco (Diego Abatantuono) è stato distrutto dall’Avvocato Santelia (Carlo Delle Piane) e dal doppio gioco dell’ex amico Ugo (Gianni Cavina), e sembra essersi rovinato dopo aver visto il poker di donne dell’avvocato, costatogli un capitale.

Il ritorno in albergo è mesto e tormentato, con chissà quali pensieri per la testa. Nel corridoio che lo porta in stanza, passa una ragazza: forse a prima vista non tutti avranno riconosciuto in lei Martina, proprio la ex moglie di Franco, unico suo amore in vita, la cui relazione extra coniugale con Ugo aveva messo fine al matrimonio.

Carlo Delle Piane

Poker, metafora di vita

Cosa c’è di più ingannevole di una partita di poker? Pupi Avati mette in guardia su come le vicissitudini al tavolo verde possano essere simili a quelle della vita. Che spesso è costellata di bluff: come la presunta ritrovata amicizia tra Ugo e Franco, o la fragilità dell’avvocato Santelia: non è mai come sembra.

La tristezza del presente

Regalo di Natale è un film ricco di metafore. Le inquadrature verso l’albero di Natale hanno uno scopo ben preciso: evidenziare come quell’abete rappresenti la nostalgia di felicità per i protagonisti del film, che in blocco (o quasi) giocano per dimenticare i problemi del presente.

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La critica all’imprenditoria italiana

L’Avvocato Santelia, oltre al mestiere di baro, possiede un’azienda di giocattoli. Secondo molti critici, questo personaggio cupo, solitario e ossessionato dalle donne funge da “critica” all’imprenditoria italiana, spesso senza scrupoli e costellata di personaggi discutibili.

Poteva passare lo stesso e sapere la mano dell’Avvocato?

Va bene, vedo i suoi 250 milioni, dai

Il film ruota attorno a questa battuta, con Franco che vede la puntata fortissima dell’Avvocato, e rinuncia al “regalo” di vedersi abbuonata la partita al prezzo di andarsene senza sapere con che punto l’avesse sfidato.

Ma da un punto di vista pratico, va detto che col senno di poi Franco almeno un’idea del punto dell’Avvocato se la sarebbe poi potuta fare se avesse passato: considerato che si giocava con un mazzo da 32 carte, avrebbe poi potuto chiedere ad Ugo, Lele e Stefano quale fosse stata la composizione delle rispettive cinque carte , andando a conoscere complessivamente 20 carte su 32. Delle 12 carte rimanenti, poi, magari avrebbe potuto capire che il punto dell’Avvocato era quel poker di donne che l’avrebbe rovinato.

Regalo di Natale: se il finale fosse stato diverso?

Nella foto in copertina il regista Pupi Avati – Regalo di Natale (Shutterstock)

Editorialista, copywriter, appassionato di Comunicazione, Sport, Poker, Betting e Casino. Racconto storie di calcio e aneddoti sui motori. Al fantacalcio sono più forte di te.
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