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L’arte di andare “All in”: guarda lo speech di Giuliano Bendinelli al TEDx Torino

Completo blu casual con camicia bianca sbottonata, la voce vibrante per l’emozione ma senza che inificiasse la parlantina – sciolta come sempre.

Così Giuliano Bendinelli ha fatto il suo speech al teatro Regio di Torino per il TEDx dello scorso febbraio. Il tema era l’ascolto generativo.

In nove minuti di intervento il genovese ha catturato la platea spiegando la differenza tra giochi di azzardo e giochi di abilità, e in che modo un pokerista deve ascoltarsi mentre è al tavolo verde.

Contro la narrativa sociale del poker

In apertura di intervento Giuliano si è rivolto alla platea chiedendo quanti dei presenti avessero mai comprato un gratta e vinci, partecipato a una tombola e giocato una mano di poker.

“Mi piaceva partire da questa piccola provocazione, perché la narrativa sociale del gioco che mi ha permesso di essere qui questa sera è inficiata da leggendari aneddoti che hanno contorni melodrammatici… [A poker, ndr] Si è giocato la casa, si è giocato la zia, ha perso le mutande. Spillare le carte fumando una sigaretta con la cenere che di tanto in tanto bruciacchia un panno verde, appena recuperato da uno sgabuzzino impolverato, è un’istantanea suggestiva per qualsiasi regista e romanziere. Ma non è così, realmente, che stanno le cose.”

La democraticità del poker

Giuliano ha poi raccontato in breve la parabola di MoneyMaker sottolineando come la democraticità del poker alla texana si scontri con la percezione comune del gioco, favorita anche dalle limitazioni alla comunicazione del Decreto Dignità:

“Vorrei fosse chiaro a tutti la differenza che ci deve pur essere tra una partita di poker e una moneta che gratta vorticosamente un cartoncino. Il poker è rimasto sciaguratamente ancorato al passato. L’associazione più istintiva ha un bias cognitivo, dovuto a tutte quelle cose che ci hanno fatto pensare. Tutte quelle immagini che ci sono state proposte e riproposte nei film. Ma la verità è che i tornei di Texas Hold’em non sono un gioco d’azzardo.”

Bandire il termine ludopatia

Bendinelli ha poi raccontato alla platea l’invasione di campo degli scacchisti che negli ultimi anni hanno deciso di dedicarsi al poker, a iniziare dal 17 volte campione del mondo Magnus Carlsen, da Giuliano definito come “l’essere umano con la maggiore conoscenza delle 64 caselle bianco e nere da quando abitiamo questo pianeta.”

E si è soffermato sull’etimo della parola ludopatia:

“Deriva dal latino ludus, che significa giuoco, e dal greco patia, pathos, che significa appunto malattia. Seguendo però i più autorevoli dizionari latini, ludus ha solo una connotazione positiva, e cioè di giuoco inteso come scherzo, svago, ironia, e mai inteso come azzardo o rischio, tale per cui la parola ludopatia non avrebbe molto senso e meglio sarebbe ricorrere ad aleapatia.”

Giuliano ha sottolineato la differenza tra un gioco di casinò, dove le probabilità sono sempre a favore del banco, e il poker in cui “si gioca sempre armi alla pari. È chiaro che una singola mano verrà influenzata dall’alea, ma alla lunga il più preparato vince.”

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Il ruolo della resilienza

Bendinelli ha infine parlato della resilienza del pokerista, la capacità di assorbire gli urti della sorte senza rompersi in attesa del guizzo vincente. Il genovese ha parlato della sua esperienza personale menzionando la vittoria del campionato del mondo nel 2015 e quella del Main Event EPT Barcellona.

“Il più grande per numero di partecipanti, 2294. Il più ricco sia come montepremi totale che come primo premio. Ecco, a proposito di prima moneta, non sarò qui a dirvi esattamente a quanto ammontasse, perché non mi sembra la cornice adatta per farlo. Per i più curiosi basterà una piccola ricerca su Google. Ma quello che posso dirvi è che a pensarci mi vengono ancora i brividi.”

L’auto-ascolto del pokerista

Ed è in chiusura dello speech che Bendinelli si è ricollegato al tema della serata TEDx. Un pokerista segue numeri, calcoli, statistiche e percentuali, ma non solo:

“Anche a Barcellona è stato così, ma ci sono stati dei momenti dove ho capito che per arrivare fino in fondo serviva anche un guizzo diverso. Talvolta, nonostante i numeri suggerissero di buttare le carte, ho deciso di rilanciare, di andare all-in, anche in bluff, e di far foldare così il mio avversario. Per una volta, invece che seguire solo i numeri, ho deciso di ascoltare anche il cuore.”

In sala l’applauso risuona fragoroso.

Il video dello speech

Dopo anni passati a scrivere di altro, in un periodo sabbatico mi sono appassionato al poker e dal 2012 è diventato il mio pane quotidiano. Intanto ho scritto un paio di libri che niente hanno a che vedere col nostro meraviglioso gioco.
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