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I 3 motivi per cui un giocatore vincente insegue la GTO

pokerstars_500_freerollIl tentativo di applicare la teoria dei giochi al poker online è stata indubbiamente una delle evoluzioni più incisive degli ultimi anni: nonostante al momento nessuno riesca a farlo, se non in maniera molto approssimativa, molti professionisti del cash game sono convinti che si tratti della strada giusta.

Fra loro c’è anche Tyler Forrester, un giocatore statunitense che scoprì il No Limit Hold’em in Russia, addirittura nel 2004: già un anno più tardi aveva deciso di dedicarcisi a tempo pieno, e da allora gioca cash game in giro per il mondo, attualmente spaziando dal NL400 al NL5000. Il suo nickname è “Gogol’s Nose”, ed oltre ad essere conosciuto per multitablare in modo massiccio lo è anche per essere uno dei coach di Run it Once.

E’ proprio sul forum del sito di Phil Galfond che Forrester ha analizzato recentemente le tre ragioni per cui una strategia GTO, o meglio che la ricerchi visto che si tratta di un processo molto complesso ed appena iniziato, è in grado di aiutarlo in modo decisivo nel grinding di tutti i giorni.

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Alcuni dei risultati di Forrester nel cash game: poteva andargli peggio

Il primo motivo è legato al cosiddetto “autopilot“, che spesso è additato come un potenziale problema per un professionista, in quanto non gli consentirebbe di giocare al meglio delle sue potenzialità, e quindi di prendere le decisioni migliori e più profittevoli nel lungo periodo.

Tutto vero, se non fosse che secondo Forrester l’autopilot può rivelarsi un punto di forza, anziché una debolezza: “Visto che gioco costantemente su molti tavoli, avere un autopilot solido è alla base dei miei successi come giocatore. Siccome in un anno mi ritrovo al tavolo con oltre 10.000 avversari diversi, è proprio cercando di seguire la GTO che sono in grado di farlo, concedendomi una flessibilità che non mi richiede di adattarmi ad ogni specifico avversario”.

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Ma questo non finisce con limitare la creatività, in teoria uno dei punti di forza dei migliori? Paradossalmente, secondo Forrester questo finisce con l’essere un bene, perché molto spesso con uno stile di gioco exploitativo – che si basa quindi sulle tendenze specifiche dei nostri avversari – compiamo scelte sulla base di informazioni in realtà incomplete ed insufficienti, con tutti i rischi del caso.

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Scrive infatti: “Non doversi preoccupare se sia giusto 3-bettare j 2 contro quel giocatore particolarmente aggressivo è una buona cosa, perché ogni volta che rivedo le mie giocate e individuo qualcosa di creativo in realtà scopro che quelle scelte mi sono costate dei soldi – spiega – chiedermi di seguire il mio istinto sarebbe come domandarmi di valutare la mia abilità alla guida, finirei di sicuro per sopravvalutarmi”.

Ed infine, giocare GTO significa anche combattere indirettamente il tilt, per ragioni simili a quelle già esposte: “Se il mio avversario folda e nel lungo periodo perde metà piatto, o chiama ed accade lo stesso, perché dovrei arrabbiarmi se sto guadagnando soldi? Invece, è proprio quando faccio una giocata exploitativa con j 2 che posso perdere molto denaro se la mia read è sbagliata, e quest’ultimo aspetto trovo che sia molto più tiltante”. Ed a quanto sembra, non è il solo a pensarla così.

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