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Dal cash game ai tornei di poker: tre consigli per facilitare la transizione

Passare dai tavoli cash ai tornei di poker non è un percorso semplice né automatico: ecco tre consigli che vi aiuteranno a velocizzare il processo di adattamento.

Scritto da
07/11/2018 12:39

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In questo periodo impazza l’ICOOP, una delle serie di tornei di poker online più ricche dell’intero palinsesto nazionale. Per molti cash gamer, proprio le serie di tornei rappresentano un invitante richiamo: buy-in contenuti, tanta action, montepremi garantiti succulenti.

Ma, lo sappiamo bene, essere un bravo cash gamer non significa automaticamente essere anche un bravo giocatore di MTT – e viceversa. Ecco dunque tre spunti di riflessione dedicati agli amanti del cash game che vogliono approcciarsi ai tornei di poker.

Poker: dai tornei al cash game

1 – La hand selection nei tornei è un’arte, non una scienza

Tra cash game e tornei di poker, la differenza che salta maggiormente all’occhio anche dei meno esperti è l’aumento dei bui. Nel cash game, il buio è fisso e perciò è praticamente impossibile ‘morire di bui’, come si dice in gergo. Inoltre, la fase card dead per quanto lunga e straziante possa essere, può venire facilmente recuperata dall’inevitabile rush di mani positive. Questo significa che utilizzare un range di mani d’apertura abbastanza predefinito per ogni posizione non comporta grossi rischi.

Il problema, nei tornei, è che l’aumento dei bui rende la fase card dead un pericolo dal quale diventa difficile salvarsi. Aspettare la mano buona in un MTT significa vedere il proprio stack erodersi inevitabilmente, fino a quando con quella mano buona non raccoglieremo che qualche briciola.

Improvvisamente, dunque, quell’8 4 così brutto, che da bottone folderemmo tranquillamente in una partita cash, diventa improvvisamente abbastanza per tentare quantomeno di rubare i bui nelle fasi intermedie e avanzate di un torneo – specialmente se abbiamo un’immagine tight, cementata dai nostri innumerevoli fold causa sopracitata fase card dead.

I giocatori cash devono abituarsi in fretta all’idea di rubare i bui anche con mani marginali o spazzatura durante i tornei di poker: un buon torneista è capace di riconoscere e cogliere ogni opportunità, anche a costo di correre qualche rischio.

2 – Dal cash game ai tornei: il valore atteso

Nel cash game, parlare di una giocata “+chip EV” equivale a parlare di una giocata con valore atteso positivo sui nostri soldi; questo perché, ovviamente, nel cash game ogni chip rappresenta esattamente un valore monetario fisso: la chip da 1 euro vale 1 euro, la chip da 5 euro vale 5 euro, e così via.

Nei tornei, l’equazione non è così semplice, perché c’è sempre il rischio di uscire dall’evento e perché ad ogni posizione in the money corrisponde un certo valore, che va ad incrementare tanto più riusciamo a progredire nel torneo stesso.

Questo significa che nei tornei, vincere tante chip non è l’unica cosa +EV, come nel cash game, ma lo è anche rimanere semplicemente ‘in vita’: ecco perché a volte capita di dover prendere decisioni contro intuitive, quando sul piatto della bilancia abbiamo la possibilità di vincere molte chip rischiando però di uscire dal torneo, oppure concedere il piatto e rimanere sicuramente ancora in gioco.

3 – Stessa pressione, bet size differenti

Nel cash game, se un avversario vuole chiamare la vostra puntata al river, per calcolare l’equity deve semplicemente dividere il suo investimento per l’investimento + il totale del piatto compresa la vostra puntata. In un torneo, l’equity spesso è più alta di questa percentuale, perché come dicevamo prima c’è in palio la permanenza nel torneo stesso. Perciò, in un torneo possiamo rischiare meno ‘denaro’, applicando però la stessa pressione tramite le nostre puntate.

Facciamo un esempio. Partiamo dal cash game, dove apriamo il gioco da cutoff e veniamo chiamati dal big blind. Il flop è J 7 4 . L’avversario chiama la nostra c-bet al flop e così fa anche al turn, un K . Il river è un 3 e qui puntiamo il piatto: qual è l’equity richiesta dal nostro avversario? Il 33%, perché se chiama e vince una volta su tre andrà almeno in pari. Questo può incentivare l’oppo a fare qualche bluff catch, in particolare con una mano come Q J che ha un blocker.

Ora passiamo alla bolla di un torneo ICOOP, mantenendo inalterato l’esempio di cui sopra. La pressione di essere eliminati a questo punto diminuisce il valore atteso, tanto che per creare un’equity richiesta del 33% per il nostro avversario possiamo puntare molto meno rispetto alla dimensione del piatto.

Se l’avversario chiama e perde con Q J , subisce un duro colpo e di conseguenza aumenta il rischio di essere eliminato prima di andare a premio. In questo contesto, possiamo puntare anche mezzo piatto e ottenere lo stesso tipo di pressione, minimizzando il rischio quelle volte in cui stiamo bluffando.

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