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Limit Holdem · Visitatore

Fixed Limit Hold’em: un gioco risolto?

Scritto da
02/11/2009 03:20

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Terrence Chan, considerato uno dei massimi esponenti del Limit Hold'emE’ ormai opinione di molti che il Fixed Limit Hold’em, quasi al pari dei sit’n’go, sia essenzialmente un gioco risolto. E a pensarci bene, infatti, non c’è nessun’altra forma di poker dove la statistica e la matematica contino così tanto. Ma anche se in teoria fosse vero, quanti sono davvero quelli in grado di interpretare il gioco ottimizzando al meglio le decisioni in ogni possibile scenario?

A questa domanda non si può rispondere con sicurezza, ma è una cosa è certa: l’uso di tracking-software ha permesso di fare passi da gigante verso un Limit Hold’em quasi perfetto, tant’è che  – proprio sfruttando l’enorme mole di dati raccolti con questi programmi – ci sono in giro, già da diverso tempo, computer in grado di giocare in maniera davvero efficace tanto da mettere in serie difficoltà, come d’altronde dimostrato durante sfide organizzate nel recente passato, anche campioni internazionali con una solida reputazione alle spalle.

Ma volendo partire dall’inizio, qual è il miglior modo per sviluppare un stile di gioco davvero solido? Oltre naturalmente a studiare molto e magari osservare video dei giocatori più forti al mondo, l’esercizio che può tornare più utile in questa specialità è quello di iniziare ad assegnare range di mani generici per ogni posizione al tavolo, i quali saranno poi limati e perfezionati in base alle azioni di ogni singolo avversario.

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Per capire meglio: se siete di Big Blind e il cut-off fa un raise, a seconda della frequenza con cui lo stesso giocatore compie quest’azione da quella specifica posizione potrete cominciare a compilare un range di mani che meglio si adatti a questa particolare tendenza. E poi, una volta che avrete collezionato un buon numero di informazioni tramite ad esempio Pokertracker o Hold’em Manager, potrete di riflesso iniziare a sistemare i vostri range contro i loro.
Software come Poker Stove potranno allora risultare davvero di aiuto, poichè avrete la possibilità di calcolare l’equity di ogni mano contro le possibile combinazioni di carte dell’avversario. Continuando con questo esercizio, vi accorgerete che i giocatori più bravi avranno tendenze simili, per cui una volta che abbiamo i range di base, calcolare i nostri sarà senz’altro più semplice. Naturalmente questa è solo la prima fase di revisione del gioco, perchè le abilità post-flop e le diverse linee strategiche degli avversari nelle varie street andranno ad impattare in maniera differente sul ventaglio di mani che decideremo di mettere in gioco.

Tuttavia, una volta sistemato il gioco pre-flop, sarà possibile passare a perfezionare anche il resto della nostra strategia adottando di volta in volta i necessari aggiustamenti. Questo principio è lo stesso che in molti applicano, ad esempio, al blackjack. Se, infatti, è opinione comune che la “basic strategy” sia quella più conveniente da seguire, capiteranno comunque delle situazioni dove sarà invece consigliabile abbandonarla e fare qualcosa di diverso, ossia le cosiddette “deviazioni strategiche”.

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Tornando al Limit Hold’em, gli indicatori da non perdere mai di vista sono il VPIP (Voluntary Put in Pot) e il PFA (Post-Flop Aggression) i quali ci permettono di distinguere i vari tipi di giocatori quali ad esempio i loose-aggressive o i tight.

Se iniziate dunque a capire quali possono essere i probabili range degli avversari e quali solo le combinazioni di carte più idonee ad affrontarli e inoltre, se a tutto ciò abbinate anche un gioco post-flop solido, allora vi renderete conto da soli perchè alcuni credono fermamente che il Fixed Limit sia appunto un gioco risolto.

I migliori esponenti di questa disciplina (soprattuto quelli on-line) già ne sono consci, tant’è che molti passano ore a fare table-selection perchè tale azione ha ormai assunto un peso determinante in questo tipo di poker, molto di più che in altre varianti. Il margine in tavoli con limiti uguali o superiori al 20$/40$ si sta riducendo pian piano, e molti di quelli che erano soliti frequentarli adesso giocano a livelli più bassi e con multi-tabling spinto, nella speranza di mantenere almeno costanti i loro profitti annui. Perchè anche se i cosiddetti “fish” non mancano, la loro presenza si è comunque ridotta tanto che la probabilità di passare un intero pomeriggio ad aspettare che qualcuno di loro si sieda, magari ad un tavolo heads-up cash game, è di molto aumentata negli ultimi tempi.

Ciò detto, comunque, siamo sicuri che passerà ancora tanto tempo prima che la maggioranza dei player sia in grado di interpretare il gioco così alla perfezione da far sì che l’unico vincitore rimanga soltanto la poker-room.