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Flotta USA nel Mar cinese, i casinò di Macao tremano per le nuove licenze: catastrofe in borsa (-23%)

I delicati equilibri geopolitici e la tensione crescente tra i governi di USA e Cina non agevola il business dei casinò di Macao. Vi spieghiamo quali saranno le conseguenze. Il pessimismo degli investitori di Wall Street.

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24/09/2021 20:30

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La Settima Flotta della Marina degli Stati Uniti è schierata oramai in modo permanente nel Mar Cinese meridionale e rappresenta una minaccia non solo per Pechino, ma indirettamente, anche per gli interessi delle multinazionali americane in Cina, incluse le catene di hotel e casinò di Las Vegas a Macao.

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Ricordiamo ancora una volta, se ce ne fosse bisogno che l’ex colonia portoghese è la capitale mondiale del gambling e vera fonte di ricchezza per i principali brand di casinò come MGM, Wynn Resort International e Las Vegas Sands.

La guerra fredda tra Biden e Xi Jinping “non è buona per gli affari”. La regola vale per tutte le guerre, la tensione però tra i due leader mondiali è molto alta e potrebbero esserci dei danni collaterali dal punto di vista economico. Con l’introduzione dei dazi da parte di Trump si erano rischiate implicazioni importanti, ma la diplomazia (anche da parte di importanti magnati) è riuscita ad evitare un escalation commerciale.

Ma con una presenza militare così pressante da parte della Marina USA, diventa tutto più difficile anche per i diplomatici e gli intermediari riuscire a trovare un punto di equilibrio tra le due super potenze.

L’uscita di scena di Sheldon Adelson: un problema per Macao

Ad un quadro politico internazionale molto delicato, si aggiunge un’ulteriore grave complicazione: Las Vegas Sands (e tutta l’industria del gambling terrestre) ha appena perso da pochi mesi il suo potentissimo magnate israeliano-statunitense Sheldon Adelson che aveva un’influenza non secondaria sulle dinamiche della presidenza Trump, essendo primo finanziatore del Partito Repubblicano e dello stesso The Donald, oltre ad essere un generoso sostenitore anche dello stato d’Israele.

I legami forti di Adelson con la precedente amministrazione, riuscivano a tenere a freno le politiche aggressive del governo a stelle e strisce nei confronti della Cina. Anche l’introduzione dei dazi alla fine è stato sì una forzatura ma non una rottura tra le due diplomazie e amministrazioni.

Quadro geopolitico molto delicato: tensione alle stelle tra Cina e USA

Oggi Pechino difficilmente può fare finta di nulla su una presenza così ingombrante a poche miglia marine dalle sue coste. Gli States hanno fatto sapere agli alleati che nei prossimi anni la sfida è proprio al contenimento dell’ascesa della Repubblica popolare cinese. Si sono ritirati dall’Afghanistan (guerra finanziata, non a caso, da Pechino con un massiccio acquisto di Buoni del Tesoro statunitensi) proprio per investire quasi tutte le risorse su questo fronte.

L’amministrazione Biden ha dato forti segnali di discontinuità e schierato nel Mar della Cina, l’intera settima flotta (chiedendo anche una mano agli alleati inglesi, australiani e francesi) di partecipare a quello che sembra un vero blocco navale per frenare le mire espansionistiche del partito comunista via mare.

Wall Street pessimista su Macao: -23% nell’ultima settimana

Mai come in questo caso, la guerra fredda tra la Casa Bianca e la Cina stanno influenzando gli interessi delle multinazionali statunitensi nei mercati asiatici. Lo stesso vale per il gioco d’azzardo.

La geopolitica sta frenando il business delle sale nell’ex enclave. Wall Street e le banche d’affari, oltre ai fondi di investimento, conoscono questi delicati equilibri e, non è un caso, è bastato l’annuncio da parte dell’amministrazione speciale di Macao (che dipende comunque dal Governo centrale di Pechino) di un nuovo bando di gara per il rinnovo delle sei licenze per i casinò, per mandare nel panico tutte le borse.

A preoccupare è soprattutto il nuovo regolamento e ricordatevi che, in genere, i mercati finanziari anticipano le crisi.

E’ la fine dell’egemonia statunitense a Macao? Difficile pensarlo perché  anche a Macao interessa avere più risorse fiscali possibili e i mega Resort casinò di proprietà statunitense sono una fonte preziosa. Però i margini di profitto di 10 anni fa sono un’utopia.

Il bando di gara sarà molto oneroso ma l’aspetto che preoccupa di più riguarda l’alone di incertezza sulle condizioni, i nuovi regolamenti e la discrezionalità che avranno le autorità nell’assegnare le nuove concessioni.

Non solo: le licenze non avranno più una durata ventennale ma avranno una scadenza più breve e questo particolare, naturalmente, rende gli investimenti meno sicuri nel lungo termine.

Inoltre – secondo rumors autorevoli – il nuovo regolamento potrebbe prevedere maggiori poteri da parte del Governo: in particolare, tutti i pagamenti dei dividendi agli azionisti degli operatori potrebbero essere sottoposti ad un’approvazione preventiva da parte del Governo stesso. E questo dettaglio è inquietante per gli investitori di Wall Street.

Sarà inoltre molto più difficile pianificare altri investimenti (immobiliari?) non legati al gioco d’azzardo che, in linea di massima, non saranno permessi.

Macao Veetian

Il Venetian di Macao di proprietà di Sands China (ex Las Vegas Sands)

Il futuro di Macao: il giudizio dell’investitore e analista Jason Ader

I casinò di Macao avevano già perso parecchia reddittività con il nuovo regolamento imposto da Pechino sulle attività (a volte sospette) degli Junkets, i tanto discussi intermediari che hanno fatto la fortuna delle sale dell’ex colonia portoghese. La purga di Pechino sta stringendo il cappio intorno al collo alle multinazionali internazionali di Macao.

Vi è una linea di continuità tra queste nuove misure ed i precedenti problemi riscontrati dai casinò frutto di una repressione (di Pechino, ndr) piuttosto pesante” ha ammesso Jason Ader, ex membro del consiglio di amministrazione di Las Vegas Sands e braccio destro di Sheldon Adelson (nonché azionista di riferimento in passato di Bwin e brillante analista di Wall Street).

“C’è un dibattito in corso – afferma Ader – se ad oggi sia possibile ancora investire – effettivamente – in Cina. Non piace a nessuno vedere un aumento crescente della regolamentazione, l’incremento della tassazione ed anche una restrizione sulla movimentazione dei capitali”.

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Se da una parte sono i rapporti tesi tra Pechino e Washington a condizionare – molto probabilmente in modo indiretto – gli interessi dei casinò di proprietà statunitense a Macao, dall’altra parte c’è un’esigenza anche legittima da parte del Governo cinese di frenare il riciclaggio forsennato degli ultimi decenni a Macao. Non a caso, sono stati posti dei forti limiti agli Junkets.

Secondo rapporti delle commissioni d’indagini del Congresso USA, alcuni junkets (che lavoravano con gli stessi casinò a Macao) erano sospettati di avere legami con le triadi di Hong Kong più potenti.

Macao: i titoli in borsa in caduta, bruciati 18,4 miliardi di dollari

Le precedenti licenze avevano una durata di 20 anni e scadranno proprio nel 2022.

La scorsa settimana sono crollati tutti i titoli delle società coinvolte. Sands China addirittura ha perso il 33% del proprio valore, considerando che Sands Corp. a seguito della morte di Adelson, ha deciso di vendere quasi tutte le sue proprietà a Las Vegas.

Al momento le attività della prima catena di casinò al Mondo è concentrata soprattutto a Macao e Singapore.

Bloomberg ha calcolato che la perdita media del valore delle società licenziatarie di Macao è del 23% (sono stati bruciati oltre 18,4 miliardi di dollari di capitalizzazione). Quasi un quarto del valore dei sei licenziatari.

Macao: le 6 licenze esistenti

Al momento a Macao operano SJM, Melco, Galaxy Entertainment, Wynn Macau, Sands China e MGM China.

Wynn Macau, Sands China e MGM China sono aziende di proprietà statunitense. SJM è l’ex monopolista dell’ex colonia portoghese e appartenente alla famiglia del “mitico” fondatore Stanley Ho (ideatore del casinò Grand Lisboa) deceduto da pochi anni e vero padrone dell’ex colonia portoghese. Gli eredi che controllano la Holding sono di Hong Kong.

Melco e Galaxy Entertainment sono società asiatiche ma con sedi a Cipro e Manila.

Questa settimana gli speculatori – nelle principali borse mondiali – si sono scatenati e d hanno provocato un lieve rimbalzo complessivo sui titoli del 4,3%.

MGM China è il titolo con il “recupero” più significativo (7,3%) ma lo tsunami non sembra ancora passato del tutto. Attendiamo nuove indiscrezioni sul futuro regolamento di gioco.

Covid19 sotto controllo

Per fortuna, uno dei pochi aspetti positivi è che il Covid19 sembra essere stato contenuto con una media giornaliera di circa 63 casi positivi in città e zero decessi.

Le autorità sanitarie monitorano con grande vigore la potenziale ripresa della pandemia: quando 4 turisti sono risultati positivi alla variante Delta, sono state subito testate 700.000 persone.

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