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I giganti del gambling: lo “stipendio” da favola di Mark Frissora, boss di Caesars con Wall Street contro

La storia di Mark Frissora, CEO di Caesars che nel 2017 ha incassato 24 milioni di dollari. I fondi di New York vogliono la sua testa. Il titolo è crollato in borsa nel 2018 per via di una doppia acquisizione troppo onerosa.

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16/09/2018 13:30

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Negli Stati Uniti, un manager delle capacità di Mark Frissora non ha certo bisogno di presentazioni: il CEO di Caesars Entertainment quando dirigeva il colosso dell’autonoleggio Hertz aveva registrato il record di ricavi con un incremento del 34% durante i suoi sette anni di mandato (dal 2006 al 2013). Ma, con ogni probabilità, non aveva santi in paradiso il 63enne manager cresciuto alla General Electric, perché nonostante  i risultati strepitosi, il finanziere di New York Carl Icahn (grande amico ed ex socio del Presidente Trump nei casinò di Atlantic City), uno degli azionisti di Herz, lo cacciò per degli “errori contabili”. In realtà fu solo un pretesto per fare piazza pulita nel board.

Mark Frissora

Mark Frissora: l’arrivo a Las Vegas e lo “stipendio” da 24 milioni

Una volta sul mercato, Caesars (al tempo in grave crisi e con una procedura pre-fallimentare sulla testa) non se lo lasciò scappare. Gli azionisti di riferimento, l’ hedge fund Longtime Caesars Apollo Global Management e TPG Capital, erano stati i principali sponsor del cambio della guardia tra l’allora CEO Gary Loveman (storico amministratore delegato di Caesars) e Frissora nel 2015.

Ed oggi l’ex capo di Hertz è il terzo uomo che guadagna di più nel mondo del gambling statunitense. Nel 2017 ha incassato quasi $24 milioni, alle spalle solo di altri due amministratori delegati (che però sono gli azionisti di riferimento delle loro compagnie): il dimissionario Steve Wynn ($ 34.5 milioni) e il boss di Las Vegas Sands, Sheldon Adelson ($ 26 milioni).

Caesars: titolo in caduta libera nel 2018

Il suo contratto scade nel febbraio del 2019 e non dovrebbe essere rinnovato. Gli azionisti di Caesars Entertainment hanno visto la quotazione del titolo diminuire quasi del 17% nel 2018 (un anno da incubo) e diversi hedge fund di Wall Street che controllano una parte consistente del pacchetto azionario, sono insoddisfatti della sua leadership. Con ogni probabilità ci sarà un azzeramento dei vertici.

D’altronde l’avidità è una delle caratteristiche degli squali di Wall Street e veder il proprio bankroll perdere consistenza di quasi un quinto del valore, è considerata una bestemmia da quelle parti, ma non solo.

Il giornalista del New York Post, Josh Kosman, riporta questa settimana che HG Vora Capital – un hedge fund di New York noto per “essere molto attento alle dinamiche delle società di gioco” – ora possiede una partecipazione del 4,9% di Caesars Entertainment. E si dice che il gruppo di investimento stia spingendo per il cambio di leadership dell’operatore di gioco.

Rivoluzione ai vertici

Con l’economia in piena espansione negli Stati Uniti, per gli investitori non è ammissibile che Caesars sia in discesa dopo essere uscito dall’incubo della bancarotta. HG Vora ed altri fondi di investimento si sono dichiarati interessati a cambiare il board della società.

HG Vora detiene partecipazioni in altre società del gambling: MGM Resorts e Penn National Gaming, nonché il ramo immobiliare di Penn.

Una doppia acquisizione troppo onerosa

Ma perché il titolo di Caesars continua ad andare in caduta libera? Josh Kosman sostiene che non sia stata gradita dai mercati una doppia operazion,: l’acquisizione da parte di Frissora di due ippodromi-casinò in Indiana:  Hoosier Park e Indiana Grand Racinos (da Centaur Gaming). Per gli analisti il prezzo è stato troppo oneroso: 1,7 miliardi di dollari.

Inoltre, per gli investitori Caesars continua a concentrare i propri interessi economici solo negli Stati Uniti (un problema noto da decenni) ma non ha un vero piano per espandere il brand e le proprietà all’estero (come ad esempio Las Vegas Sands e Wynn che hanno fato fortuna in Asia). La compagnia ha presentato di recente offerte per progetti a Dubai e Puerto Los Cabos, in Messico, ma forse è troppo tardi.

Caesars ha messo sul mercato le licenze di quattro sue proprietà (tra le principali): Caesars Palace, Flamingo, The Cromwell e The Linq.

La società è in vendita? Secondo The Post, diversi gestori di hedge fund sostengono che nessuno farà mai un’offerta fino a quando Frissora sarà al comando perché non lo ritengono all’altezza di gestire una società di gambling. E’ riconosciuto un grande manager in altri settori (vedi Hertz) ma il mercato del gioco a Las Vegas e nel mondo è molto complesso.

La goccia che potrebbe far traboccare il vaso è l’ultima conference tra l’amministratore delegato e i principali azionisti per la seconda trimestrale: Frissora ha avvisato gli investitori che Caesars vedrà un rallentamento della domanda a Las Vegas nei prossimi mesi. La sua dichiarazione ha fatto precipitare le azioni di Caesars fino al 24%  quel giorno ed ha indotto il NASDAQ a sospendere il titolo per eccesso di ribasso. La sua gestione sembra volgere al termine.

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