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Macao: addio indipendenza (flop elettorale), a forte rischio i casinò, i nuovi piani di Pechino

La mano della repressione decisa da Pechino si fa sentire a Macao con gravi fatti che condizionano anche i casinò della città. La Repubblica Popolare cinese ha programmato un sistema economico che prescinde dal business del gambling e del turismo.

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27/09/2021 22:03

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C’era una volta Macao con le luci splendenti dei casinò e le ombre le riciclaggio e le lunghe mani sui tavoli vip dei discussi Junkets che Pechino ha voluto frenare negli ultimi anni. Uno dei tanti paradossi dell’ex colonia portoghese, una verità in chiaro-scuro della capitale mondiale dell’azzardo.

L’indipendenza dall’ingombrante Cina è stata solo un’illusione (nata nel 1999), un’autonomia che dovrebbe durare fino al 2049, ma non sarà così. Le lunghe mani di Pechino stanno condizionando le dinamiche della politica interna della Regione Amministrativa Speciale di Macao.

wynn-macao

Il Wynn di Macao

Addio indipendenza? Bannati 21 candidati alle elezioni, fatto molto grave

Le ultime notizie che arrivano da Oriente non inducono all’ottimismo in questo senso e sono state percepite come un vero tsunami per gli investitori di Wall Street e Hong Kong, con il crollo dei titoli delle multinazionali dell’azzardo (le 6 titolari delle licenze) nelle borse mondiali.

La notizia inquietante riguarda l’esclusione di 21 candidati dalle elezioni appena tenute nella penisola. Esclusione decisa da Pechino perché  tali politici non sono stati ritenuti “abbastanza patriottici”. Un chiaro segnale che quel poco di democrazia che era rimasta a Macao è evaporata al sole.

Macao dovrà essere governata da persone considerate vicine alla sfera d’influenza di Pechino, preoccupata già dalle rivendicazioni e dalle proteste di Hong Kong.

Escluso anche Antonio Ng Kuok-cheong, fondatore della New Macau Association, membro del parlamento locale dal 1992 e bannato dalla Commissione degli Affari Elettorali. Tutti i pandemocratici hanno fatto la stessa identica fine e gli è stato impedito di essere eletti dalla consultazione popolare.

Il flop delle elezioni a Macao

Le conseguenze sono state inevitabili con un flop lampante delle elezioni, un effetto collaterale che forse Pechino voleva.

Solo il 42% degli elettori si è presentato ai seggi per eleggere i 14 parlamentari scelti in modo diretto. Nel 2017 la partecipazione era stata del 57%. Un passo indietro inquietante. La democrazia a Macao è già al capolinea.

Costituita una nuova area amministrativa-economica per Macao

Il business del gambing è a forte rischio ed il Partito Comunista cinese sembra avere altri piani per i casinò dell’ex colonia europea.

E’ stata annunciata la costituzione di una nuova zona di cooperazione Guangdong-Macao, con l’obiettivo di diversificare l’economia della regione, da sempre basata sul gioco d’azzaro. Tutto graviterà, nella nuova regione, intorno a Hengqin, isola della città di Zhuhai dove saranno applicati vantaggiosi sgravi fiscali per le compagnie e per i residenti di Macao che lavoreranno nell’area.

L’obiettivo è quello di far gestire – nel lungo termine – Macao alle autorità di Guangdong per ridurre al minimo l’autonomia dell’ex colonia portoghese.

Il gambling non è più al centro del “villaggio”

Vi abbiamo spiegato – nel precedente articolo – quali sono le implicazioni del nuovo regolamento che condizionerà nei prossimi anni le gestioni delle sale da gioco.

I profitti di Macao finiscono, per lo più, nelle tasche delle multinazionali statunitensi e di altre entità offshore (con sedi a Cipro e Manila). Alla Cina rimane un pugno di mosche in mano, di fatto l’occupazione e l’indotto di Macao, non poco ma la sensazione è che la fetta più grossa della torta finisca negli States.

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Non a caso, nel futuro regolamento, ci sarà la possibilità di Pechino di autorizzare o meno il pagamento dei dividendi dei casinò ai beneficiari. Una vera doccia gelata per i gruppi del Nevada.

JP Morgan ha rivisto al ribasso il rating dei titoli Sands, Wynn e Melco da “overweight” ad “underweight”, portando la valutazione di Galaxy, SJM e MGM a “neutral”.

Da segnalare che gli operatori di casino di Macao Sands China, Wynn Macau, Galaxy Entertainment, SJM Holdings, Melco Entertainment e MGM China dovranno tutti partecipare al nuovo bando di gara per le licenze nel 2022. Il clima politico internazionale non aiuta.

La nuova guerra fredda, le tensioni tra Washington e Pechino non aiutano i casinò

L’offensiva militare statunitense, con lo schieramento della settima flotta, non ha aiutato le catene di hotel-casinò di Las Vegas che, in questo momento, si trovano in una posizione scomoda. Ma in ballo c’è molto di più.

La capitale mondiale dell’azzardo è bagnata a sud dal Mar Cinese meridionale, quello che dagli esperti di geo-politica ad oggi è considerato come il confine della nuova guerra fredda tra Cina e Stati Uniti. Un’area molto calda, come lo fu Berlino nel post seconda guerra mondiale fin alla fine degli anni ’80.

Un’area che vede la presenza delle navi militari statunitensi e degli alleati inglesi, oltre che australiani ed indiani.

L’autonomia storica di Macao

Una volta passata sotto il controllo di Pechino (nel 1999), Macao ha comunque una sua autonomia monetaria, un proprio sistema giuridico “autonomo” e doganale, oltre ad una polizia autonoma. Ma con il ban dei 21 candidati, l’indipendenza politica sembra oramai un’illusione.

Il modello “un paese e due sistemi” è fallito ad Hong Kong ed è messo in forte discussione proprio a Macao.

Per questo motivo la Cina sta provando una terza strada alternativa ( l’area di cooperazione Guangdong-Macao), per indebolire l’autonomia di Macao e per convincere all’annessione Taiwan che, però, sembra risentire della forte influenza statunitense nell’area. Ed in questo clima di forti tensioni, Pechino ha le idee chiare su come ridurre al minimo l’influenza dei casinò e delle multinazionali occidentali a Macao ed in generali nel continente cinese. Morto Sheldon Adelson, molte protezioni politiche interne ed esterne per i casinò sono cadute e il Partito Comunista cinese può approfittarne.

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