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Poker USA: la regolamentazione dei circoli tra successi e fallimenti del live

Come sono regolamentati i circoli, i club ed i bar sport negli Stati Uniti. Un viaggio tra Michigan e Virginia per scoprire il charity poker live.

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06/10/2021 18:30

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In Italia si dibatte dal lontano 2008 (quando uscì la prima legge) sulla regolamentazione dei circoli e dei poker club live. Dopo 13 anni ci ritroviamo ancora con un pugno di mosche in mano.

Negli USA in alcuni stati sono riusciti invece a regolamentare il settore mentre in altre realtà stanno riscontrando gravi problemi di natura burocratica.

Joe Cada

Joe Cada possiede un bar sport in Michigan (photo courtesy of Pokernews – Jayne Furman)

In un nostro vecchio reportage (“Viaggio nel poker USA“) vi avevamo raccontato delle peculiarità delle card rooms californiane (dove i giocatori possono anche tenere il banco ai tavoli di blackjack) e del charity poker live del Michigan.

In particolare, torna di moda parlare dell’esperienza del Michigan in questi giorni, perché lo stato della Virginia ha provato a replicare un modello molto simile, però con esiti diversi.

Il charity poker live in Michigan: tra bar sport e dei circoli

In Michigan, per farvi un esempio, hanno regolamentato il poker fuori dal casinò, autorizzando delle poker rooms live (in genere bar sport) che versano una parte della rake incassata a delle organizzazioni benefiche accreditate ufficialmente al Gaming Control Bord del Michigan (MGCB).

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E’ un sistema che funziona dai primi anni 2000.

In un anno i tornei garantiscono a queste associazioni benefiche un flusso che varia dai 10 ai 20 milioni di dollari.

Il charity poker funziona da quelle parti grazie anche al buon senso delle autorità che lo ritengono una fonte preziosa per aiutare il terzo settore.

In una decina d’anni di attività le rooms live hanno incassato circa 100 milioni di rake assicurando almeno 120 milioni circa agli enti benefici.

Il bar sport di Joe Cada

Non a caso possiamo vedere dalla app Poker Atlas che in Michigan sono attivi 31 punti autorizzati, gran parte dei quali sono bar sport (più di una ventina) come il Ciccarelli’s Sports Bar a Utica o il 5 Star Charity Poker Room a Sterling Heights vicino al bar sport dell’ ex campione del Mondo Joe Cada che ha investito in un bar sport nel Michigan ed è autorizzato ad organizzare tornei benefici. Dieci anni fa però finì nei guai perché il suo locale vendeva alcolici senza autorizzazione.

Il poker benefico in Michigan prospera grazie anche alla volontà dei politici. Nel 2012 intervenne l’ente regolatore che mise un cap al numero dei tornei fino ad un massimo di 208 per room (max 4 a settimana). Buy-in con tetto massimo di 45 dollari. Provvedimenti che avrebbero messo in grave crisi il charity poker, così l’ufficio del Governatore annullò tutti questi provvedimenti ed alzà il tetto massimo a 500 eventi annuali con meno limiti (in modo tale che le associazioni benefiche possano ancora oggi continuare ad incassare fondi preziosi per aiutare chi ne ha bisogno).

L’ente regolatore di Detroit, Michigan Gaming Control Board (MGCB), continua però nella sua opera di vigilanza molto attenta e per le violazioni delle norme a volte interviene in modo duro, sospendendo le licenze per mesi.

Il fallimento della regolamentazione del poker live in Virginia:  circoli a rischio

In Virginia si sono ispirati alla regolamentazione del Michigan ma hanno purtroppo rovinato tutto i diretti protagonisti.

Sul banco degli imputati è finito il Charitable Gaming Board (VCGB) dello stato ed il suo presidente Chuck Lessin è nell’occhio del ciclone per un evidente conflitto di interessi, sollevato dall’Ufficio dell’ ispettore Generale di Stato (OSIG).

I tornei di texas Hold’em nei poker club e nei circoli sono stati legalizzati dal parlamento statale l’anno scorso. Con una norma la scrittura dei regolamenti è stata delegata allo stesso Virginia Charitable Gaming Board (VCGB).

E’ stato però sollevato il potenziale conflitto di interessi del VCGB ed in particolare del suo presidente Chuck Lessin che è proprietario di uno di questi circoli, il Pop’s Poker (privo di licenza).

Infatti ad inizio anno, nella legge statale sul budget, per tutte queste problematiche il legislatore ha sospeso la regolamentazione del charity poker e, di conseguenza, non ha neanche assegnato le licenze.

Ma il presidente Chuck Lessin ha aperto – nonostante tutto – il suo poker club che è all’interno del bar sport e sala bingo di sua proprietà a Richmond. Un bel pasticcio che – di fatto – ha fatto perdere credibilità ai bar sport dello stato e al movimento del texas hold’em locale.

Il regolamento scritto da Lessin è sospeso. Un pasticcio in piena regola che rischia di vanificare la legalizzazione del poker benefico in Virginia. Il senatore statale Joe Morrissey, durante un’audizione in parlamento, ha commentato la vicenda come “un disastro senza precedenti”.

Se il buongiorno si vede dal mattino, in Virginia difficilmente vedremo tornei di poker fuori dai casinò nei prossimi anni, con i circoli a rischio chiusura.

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